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Full text of "Le gemme antiche figurate"

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J 7^ 


L -■ 


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in  2015 


https://archive.org/details/legennmeantichefi02agos 


GEMME  ANTICHE 

FIGVRATE 

LEONARDO  AGOSTINI 

ALL’ALTEZZA  SERENISSIMA  DI 

COSIMO 

PRINCIPE 

DI  TOSCANA 

Hoggi  Sereniffimo  Gran  Duca. 

PARTE  SECONDA. 

SECO  D N J IMPRESSIONE. 

Di  nuouo  io  miglior  forma  ordinata  , ed  arricchita  * 


IN  ROMA, 

Appresso  Gio»  Battista  Bvis  otti* 


M.  DC.  L X X X Vii. 

CON  LICENZA  & £8  $ VP  ER  / O R / 9 


KEESs.' 


SERENISSIMO  PRINCIPE, 


ÌSVONA  i’ Europa  il  Nome  di  VA 
Sereniffima  da  ogni  regione , ou  ella 
hi  lafciace  impreffe  Forme  della  fua^ 
magnanima  virtù  > e Fiorenza  , e la 
Tofeana  fcioglie  i voci  ai  fuo  ritorno  , renden- 
do à Dio  infinite  attioni  di  grafie,  e con  lieti  ac*; 
clamationi  applaude,  nel  riconofcere,  che  ella 
ha  riportato  feco  per  ornamento  deTuoi  incom- 
parabili coflumi , quanto  alerone  più  fi  filma,  e 
fi  ammira.  Ma  io  effendo.  fiora  à parte  del  giu- 
bilo vniuerfale  de'Sudditi  deli' A- V.  Sereniffima# 
oltre  quefta  Gommane  cagione,  mi  fento  coni- 
moffo  dalla  mia  particolare  diuotione  , che  mi 
empie  dfimrneiifa  gioia  ; polche  non  folo  hebbi 
in  forte  di  nafeere  nel  fife feliciffimo  dominio# 
ma  di fperimentare  fin  da’primi  anni, la  fomma 

beneficenza  della  fua  Sereniffima  Gafa  , come 

f % In 


in  quella  mia  età  cadente  riprendo  vigore  nella 
grana  del  Sereniffimo  Gran  Duca  Ferdinando, 
e delfEminentifsimo , e Reuerendifsimo  Pria» 
cipe  il  Sig.  Cardinale  Leopoldo  , iVno  Padre , 
Palerò  Zio  di  V.  A.  Sereniffima  . Siche  non  con- 
tenendoli nelPanimo  il  mio  diuotiifimo  affetto* 
efee fuori,  e s'inchina  profondamente  auanti  di 
lei  3 con  offerirle  in  tributo  quelle  Antiche  Gem- 
me impr  effe,  che  non  tanto  per  la  materia  fono 
pretiofe  5 quanto  per  la  forma  , e per  Y arte, . 
Et  in  quello  tempo  opportuno  io  le  prefento 
alPA.  V.  Sereniffima,  quando  ella  ripofandofi  fra 
leMufe,  fuo  deiitiofb  diporto,  e ricreamento , 
fra  gli  altri  ftudij  nobili  accoglierà  gli  antichi 
Monumenti  delle  medefime  Gemme  con  Famo- 
re ber  editarlo , che  in  lei  difeende  dalPheroico 
Sangue  deTuoi  Maggiori,  & dalla  immortale,  e 
gioriofiffima  Famiglia  Medicea,  genio  tutelare 
delle  faenze  9 e delle  buone  arti  j e per  cui  ri- 
forfero  in  Italia,  e in  Europa  Pantiché  Difcipline  * 
Ond’hoggi  con  Peflempio  del  fuo  gran  Padre, 
e del  fuo  gran  Zio , rifpleiidonoinlei  le  virtù  re- 
gie delPanimo,  e nella  fua  ancor  giouanile  età, 
vie n celebrata  la  tutela  , el  patrocinio  fuo  de- 
gli huomini  dotti , e delle  dottrine . Di  che  ren- 
dono fede  Pamore,  e la  propensione  fua  verfoi 

Li- 


Libri , le  Biblioteche , e Y Accademie  , el  fe~ 
guito  di  tanti  celebri  ingegni  nelle  lettere  più 
profonde , e peregrine  « Prenda  dunque  V.  A. 
Serenilfima,  lafupplico,  quelle  antiche  memo* 
rie  da  me  raccolte  dalle  ceneri  delPantica  Ro* 
ma , e da  i fepolcri  del  Tempo  ; perche  ri* 
fplendino  al  Soie  del  fuo  fplendidiffimo  Nome» 
e con  effe  fi  degni  infieme  di  gradire  quella  di- 
uotione  j che  informa  ogni  mio  fpirito  ad  offe- 
quiaria , con  cui  il  più  humiimente  alPA.  V.  Se» 
reniffima  mmchino»  e prego  il  compimento  di 
ogni  profperità  » dedicandole  Peperà , e me» 
fleflo.  Di  Roma  li  16.  Nouembre  s 669. 

■ Di  V- A Serenili 


Bumìììfss  fDimti/s,Seruo  e Suddito 
Leonardo  Agojiim  » 


Cortefe  Lettore . 


E Gii  è cosi  fiabllito  dalla  Natura  , che  gli  animi  predanti  * 
fi  muouino  à defiderare  quelle  cofe  , che  fono  in  pre- 
gio per  alcuna  eccellenza  , e qualità  rara  , onde  l’amore  , cj> 
la  (lima  delle  co  fé  belle  è deriuata.  Nè  Colo  le  ricercano 
con  forame  fiudio , e le  hanno  candirne,  me  fe  per  infortu- 
nio alcuno  vengono  à mancare,  Se  à fentire  J’ingiurie  de! 
Tempo , con  ogni  follecitudine  fi  affaticano  redimirle , e far- 
le risorgere  allo  fiato  di  prima  . Al  che  fi  aggiunge  vn  com- 
mendabile cofiume , che  riputando  elfi  le  medefime  colo 
vtili  5 e dileeteuoli  , le  communicano  altrui  col  mezzo  delle 
lettere,  & le  propongono  alla  vifia  con  perpetuo  commer- 
cio della  virtù  , e ddriogegno  . Laonde,  Lettor  mio? 
hauendoti  io  donato  le  mie  Gemme  Antiche  figurate  in  vm» 
libro  d’immagini,  già  dodici  anni,  da  me  publicato;  il  cui 
fenfo  , e l’arte  fono ìniìeme  efficaci  ai  diletto,  Se  alla  cogni» 
tione  dell’Antichità  , EieH’approuatione  della  mia  diligenza , 
e del  mio  affetto , torno  di  nuouo  ad  offerirti  quefi’akre , che 
dopo  ho  raccolto  dalle  augufie  ruine  dalla  Gran  Roma--. 
Con  quel  medefimo  fine , che  mi  propoli  alPhora  di  com- 
piacerti con  le  prime  , ti  propongo  le  feconde  in  quella  fe- 
conda parte  ; e nell’vne  , e ndl’altre  fodisfacendoti  della-» 
cura  mia  in  hauerle  raccolte,  loderai  l’eccellenza  del  di  fo- 
gno , e della  buona  maniera  antica  , in  fi  rari  impronti , che 
pur  fono  idee  degli cccellentilfimi  Scultori  Greci,  e Roma- 
ni . Nè  io  penfo , che  la  vifia  ricerchi  l’efficacia  delle  parole 
per  lo  pregio  di  effe  ; tanto  più  opportune , quanto  che  fianio 
in  vna  età , nella  quale  la  Pittura  , e la  Scoi  tura  vanno  man- 
cando nel  difegno  , Se  hanno  bifogno  di  ricorre  aili  buoni 
«(Tempi  antichi , de’quali  fi  fono  dimenticate  - Siche  in  por- 
gerti l’immagini  di  effe  Gemme,  non  debbo  tacere  le  lodi 
del  Sig.  Gio.BattifiaGalefiruzzi  Pittore  Fiorentino  , che  hà 
continuato  di  tradurle  dagli  originali,  come  già  fi  compia- 
cque nel  primo  Libro , al  quale  effetto  egli  hà  vfato  ogni  Au- 
dio, 


dio»  e diligenza  per  riportarle  da  vna  piccioSezza  appena^ 
fenfibilc  alla  villa , in  quella  grandezza  } che  tu  vedi  coru 
k medefìme  propordoni , e lineamenti.  Ma  io  qui  voglio 
fodisfare  all’ingenuità  mia , rompendo  le  conuentioni  del 
filentio,  e publicando  il  merito  di  chi  piò  fi  fludia  diafcon- 
derlo  3 nell’obligo  che  deuo  al  Sig.  Gio.  Pietro  Bellori , il 
quale  hà  delineato  vn’altra  forma  di  quede  Gemme  5 con  la~» 
fua  eruditione  ? hauendomene  fauorito  con  le  Annotationi 
della  prima  > e di  quella  feconda  parrei  nè  io  tolgo  punto  à 
me  Beffo  con  tale  efpreffione  ; poiché  partecipo  le  Ioidi  dell* 
amico  > & adempio  Fvfiicio  > al  quale  mi  Tento  obligato  » 
Non  hò  5 Lettor  mio  5 che  foggiungerti  di  vantaggio  dà 
quello,  ehe  ti  fpiegai  con  la  mia  intendone  nella  prima** 
parte , e fe  incontrerà  alcuna  particolare  ofleruatione  5 fi  an- 
derà  fpiegando  nelle  Note  5 nelle  quali  fi  è (Indiato  la  bre- 
vità maggiore  per  non  abufare  la  tua  partenza  ; poiché  fe  fei 
dotto  3 baderà  l’hauerti  accennato  i luoghi  doue  fei  fo- 
lito  fpatiar  con  l’ingegno  ; e fe  fei  moffo  da  femplice  curio- 
lità  j à baftanza  refìarai  fodisfatto  nella  cognitione  di  alcuna 
monumento  peregrino  . Viui  felice  , e prendi  in  grado 
li  mio  affetto*  col  quale  le  mie  Gemme  ti  offerìfeo»  e ti  dono  » 


DE  LIBRI  SYMBOLO  » AC  TYPO 


Exculpfit  gemmai  ? alias  , Jtgnmìt  Apollo  * 
Hoc  opus , efi  ole  a , efi  laurea  [aera  typus . 


anno. 


I 


ANN  OTATIONI 

SOPRA  LE 

GEMME  ANTICHE 
DI  LEONARDO 

AGOSTINI- 


IOVE  con  l’haftaje  col  fulmine . Tale  fi  rappre-  j 
feaca  fpefiò  nelle  Medaglie  con  infcrittioni  : 
IOV1  TONANTI.  IO  VI  STATORI.  IOVI 
CONSERVATORI  . Dipinfero  così  gli  An- 
tichi Gioii  e col  fulmine  nella  delira  5 per  Ia~» 
rozzezza  di  coloro , li  quali  in  altro  modo  non  conobbero 
Dio  , e non  fi  afiennero  dalle  loro  colpe  5 fe  non  folopcr 
Io  timore  del  gaftigo  3 vedendo  che  il  cielo  irato  mandauau 
fulmini  3 e percuoteua  i Mortali  3 come  ben  defcriue  Petro- 
nio Arbitro  : 

Primus  in  Orbe  TOeos fecit  timor  3 ardua  coelo 
Fulmina  quum  cadcrent  3 difcuflaque  moenia flammis 
Atque  ittus  flagrar  et  sAthvs  . 

Onde  l’ifieflb  Gioue  fu  chiamato  Tonante  9 Folgorante. 
Quanto  l’hafia  5 onero  fcettro,  ch'egli  tiene  in  mano  3 ferine 
Giurino  che  Fhafie  da  principio  furono  venerate  in  vece 
di  fiatile  de’loro  Dei , e che  in  memoria  di  quella  prima 
religione , aggiunfcro  Fhafie  à loro  fimolacrL 

A POLLINE  con  la  lira,  e Sacrificio  . Quello  Dìo  , fue-  Z 
lata  la  fuperiore  parte  del  corpo  in  vaghiamo  atto } muoue 
le  corde  della  Teftuggine  pofata  fopra  la  fila  bafe . La^ 

A Don- 


z 


GEMME  ANTICHE 

Donna,  che  porta  in  voto  il  fanciullo  nudo  entro  il  bacino? 
ò patera?  pare  che  fi  poflfa  adattare  alla  Pitia,  ò ha  Sacerdo- 
tefìfa  di  quedo  Dio  , fecondo  l’antica  fuperflitione  de’Cre- 
tefiobligati  per  loro  voto,  ad  offerire  ogn’anno  ad  Apolline 
le  primirie  immane  ? come  và  memorando  Plutarco  nella 
vita  di  Thefeo,  & accenna  Platone  nel  Phedone  . Può  rap- 
prefentare  ancora  altro  limile  voto  à quello  Dio  . 

APQLLINE,  c M ARSI  A la  prefente  Gemma  non  folo 
fi  rende  curiofa  per  la  fauola  di  Marita  legatoal  tronco  , ad 
elfere  fcordcato  in  pena  del  fuo  ardire,  pareggiatoli  ad 
Apolline  nell’eccellenza  del  canto  ; ma  perche  fotte  la», 
forma  di  quello  Dio,  vien  figurato  Nerone  Citaredo,  il 
quale  fommamente  pregiauafì  della  Malica  , e di  edere  lo- 
dato perle  vittorie  nella  feena . Laonde  egli  non  folo  com- 
paruene’teatri , ma  andò  à ricercare  le  corone  in  Grecia 
nelle  folennità  de’Giuochi , facendoli  inalzare  flatue  in 
fembianza  di  Citaredo  , nel  quale  habito  , e con  la  cetera 
nelle  mani  cosilo  vediamo  nelle  fue  Medaglie,  adulan- 
dolo Seneca  in  perfona  deH’iftdfo  Apolline  : 

Ille  nubi /Imìlìs  vultu  , Jimilfque  desore  •> 

Nec  canta , nec  voce  minor . 

Reda  appefa  al  tronco  la  doppia  tibia  di  Marita  in  foggia 
di  trofeo , e dal  Tedile  pende  vna  mafehera  di  Sileno  , con- 
forme lo  delfo  Marita  vien  qui  figurato  in  fimiììtudme  di 
Sileno  con  la  fola  coda,  non  in  fembianza  di  Satiro  ca- 
prino , quale  in  alcune  flatue  fi  raffigura , fecondo  il  piacere 
de’Scukori,  e de’Poeti,  che  lo  finfero  : Alli  piedi  di  Apol- 
line vn  giouine  piegando  vn  ginocchio  à terra , da  efifo  ri- 
cette il  coltello  per  ifcorticar  Marlia. 

Vogliono  che  quello  fi  a il  fuggello  delPidefiò  Nerone,  e 
di  tal  parere  fu  Guglielmo  Choul  nel  fuo  difeorfo  della  Re- 
ligione antica  de’Romani , portando  il  medeftmo  impronto 
da  vn’antico  fuggello , in  cui  fi  leggono  li  nomi , e titoli  di 
Nerone:  NERO.  CLAVDIVS . CAESAR  . AVGVS- 
TVS  GERMANICVS . P.  MAX.  TR.P.  IMF.  P.  P.  li 

quali 


FIGURATE'  3 

quali  nomi  emendo  canati  dalle  Medaglie  di  quello  ìmpc- 
radore,  rni  fanno  dubitare  dell’antichità  dell’intaglio . Il 
Gorleo  nella  fua  Dattiliotheca  inferifcel’iRelfa  fuggello  da 
vn?  Agata  Sardonica  intagliata  da  due  lati  : dall’vno  le» 
tede  di  Nerone , e di  Agrippina  fua  madre  con  vna  fldla. 

Se  vna  lira;  dall’altro  lato  Marlìa,  & Apolline  nell’atto 
iftefto  3 che  qui  vengono  figurati . Ma  quello  nofiro  Nero» 
ulano  fuggello  antichiRìmo  » e belliflimo  èfcolpito  in  dias- 
pro rollo  , eli  conferua  nella  Dattiliotheca  di  Monfìg.  Ca- 
millo Maffims } del  cui  illuflre  merito  altroue  habbiamo 
parlato  . 

LIRA  DI  APOLLINE  fcolpitafra  ducDelfìnbed  vnToro»  v 
Lafciando  l’altre  ragioni  al  concetto  della  noRra  lirajli  Del-  s 
lini  fono  con fecrati  ad  Apoliine  per  lo  diletto,  che  hanno 
della  mulìca,  onde  qui  formano  la  lira  ? e circondano  k 
fonore corde.  Vogliono  che  AnRtrite  per  ferbare  la  ca- 
rità fua>  fuggendo  le  nozze  di  Nettunno,  e perciò  dfendoli 
afcoRa  5 foRè  ritrouata  dal  Delfino  5 e che  in  premio  quefìo 
Dio  lo  collocalfe  in  Cieio,  oue  lì  chiama  fegno  malico  s per 
compire  con  none  Relle  il  numero  delle  Mufe  . Diedi  an- 
cora che  il  Delfino  amando  la  foauità  del  canto  , falualfe 
Arione  , tirato  dall’armonia  della  fua  cererà  5 portandolo 
al  lido  : così  Ouidio  deferiue  l’vna  > e l’altra  fàuola  nel  fe- 
condo de’Fafii  : 

£)ucm  modo  efiatum  Jltllìs  Delphtna  vìdebas  5 
Is  fagiet  vìfus  no  irte  fequente  tuos  ; 

Seufuit  occulti s felix  in  amoribur  index , 

Lesbida  cum  Domino  5 feu  tulìt  ille  lyram  . 

Quanto  il  Bue  3 vogliono  ancora  che  Mercurio  formaRc  la 
lira  dalle  corna  de’ Boui  di  Apolline,  à fimilitudine  della 
TeRudine,  e che  in  honore  di  elfo  Mercurio,  fofie  collocata 
in  Gielo.  Lyram  inter  adira  collocatam  dicunt  propter  honorem 
Mercuri], qui  eam  condidìt  ex  Tefìudinis  fimilitudine, de  Apoi - 
Unis  Boum  comibus.Czio  CaRìo  Baffo  ne’Phenomeni  Aratei. 

Era  il  Toro  Burrificato  ad  Apolline,  come  efpone  EuRa- 

A 2 rio, 


4 GEMME  ANTICHE 

tìo  > per  la  ragione  che  colciuando  la  terra  , accompagna  il 
Sole  alla  generatione  ; fé  non  vogliamo  dire  che  quello  ani- 
male lì  a fcolpico  nella  lira  in  contrafegno  delle  vittorie  del 
canto;  poiché  li  Poeti  Lirici  vincitori  nelle  contefe  della^ 
malica  hebbero  in  premio  vna  Giouenca  . 

L’  armonia  di  quella  celelìe  lira  mone  P animo  mio  à 
gli  olfequij  dei  Signore  Commendatore  Abbate  Caf- 
Eano  del  Pozzo  vgualmenteillullre  per  la  dottrina  , erudì- 
tione  , egenerclìtà  decollami,  il  quale  lì  è degnato  di  ar- 
ricchire quella  Dattiliotheca  col  dono  di  sì  rara  gemma. 
Ma  egli  è ben  degno  di  Apolline  , e delle  Mufe  , alle  quali 
da  albergo  nella  fu  a cafa  , oue  col  teforo  de’più  dotti  li- 
bri , e con  volumi  d’immagini  immortali  redituifce  in  vita 
quanto  il  Tempo  hà  fepoko  in  vano.  A così  degna  lodo 
concorre  feco  il  Sig.  Carlo  Antonio  del  Pozzo  fuo  vnani- 
rne  fratello  , il  quale  portali  meriti  de  gPAui  > e con  le  lue 
virtù  , e generofa  pietà  accrefce  io  fplendore  della  fua  no- 
bililfima  famiglia  . 

5 FARFALLA  SOPRA  LA  LIRA.  Vogliono  che  nella 
prelente  immagine  fi  contenga  il  fatto  di  Eunomo  Citaredo, 
il  quale  fuonando  in  Delfo  , rottali  vna  corda  , fu  fupplito 
il  fuono  da  vna  Cicala  : Ma  diuerfo  raflernbra  il  (imbolo  di 
quella  Farfalla,  c meglio  fì  appropria  alla  Filofolìa  di  Pitta- 
gora,  il  quale  era  di  parere  , che  Panima  humana  folfe  com- 
polla di  numeri,  e di  armoniche  proportiom  intefe  nel  fuono 
della  lira  ; nè  folo  à Platone  piacque  limile  armonia , ma  fu 
da  Macrobio  attribuita  à tutti  gli  antichi  Sapienti  : così  nel 
fogno  di  Scipione  : Item  nullus  fapientum  unì  m am  ex  Sym- 
phonijs  quoque  Mujìcis  confiitìjje  dubitauit  : inter  has  non 
parux potenti*  ejl , quae  . Ne  meno  vi  fu  alcun 

Saggio,  il  quale  non  approualfe  l’immortalità  dell’anima, 
e quella  lìmboleggìarono  nella  Farfalla,  che  rinafce  fempre 
dal  proprio  feme  > e fenza  mai  venir  meno,  ritorna  à nuoua 
vita  . Onde  nella  n olirà  gemma  yedelila  Farfalla  con  Tali 
dì  Refe  à volo  fopra  la  lira  . 


ERA- 


F I G V R A T E. 


5 

ERATO  toccando  coi  plettro  le  corde  della  Tertudino  $ 
efercica  liete  danze,  e tale  Virgilio  la  deferirle. 

Plecìra  gerens  , f aitai  pede  , carmina  vultu  , 

Così  interpretiamo  quella  figura , quando  altri  non  voglia^ 
più  torto  che  fia  vna  Citarirtria,  e faltatrice  . 

CITARISTRIA  . La  bella  maniera  di  quello  intaglio, 
non  in  pietra  dura  , ma  in  parta  di  vetro , fi  rende  cofpicua  ' 
col  nome  del  fuo  eccellentiilìmo  Artefice  fcritto  con  li  fe- 
guenti  caratteri  onicac  rnoiEi  . Onifa  fece . Sopra  vn  ba- 
rarne nto  vedefi  collocato  vn  Eroe  ignudo  , e fembra_> 
l’elmo  in  capo  all’vfo  Greco,  poiché  li  Greci  erano  foliti 
dirizzare  limili  fiatue,  e monumenti  eroici , memorandone 
alcuni  Paufania  . Pare  adunque  che  la  Citarirtria  canti  le 
lodi  di  alcuno  Eroe  al  fuo  monumento , e fe  ne  raccoglie  il 
cortame  da  Omero  nell’Vlifsea,  quando  finge  chele  Mufo 
cantino  al  fepolcro  di  Achille  . 

Trouafi  ancora  in  Paufania  che  Sparta,da  cui  prefe  il  no- 
me la  Città  di  Sparta,  era  figurata  in  vna  donna, ehe  fuonaua 
la  lira  , e fi  vedeua  il  fimulacro  di  effe  in  Amicle  ; e forfè 
da  qualche  Spartano  fu  rapprefentata  in  quella  immagine 
apprefTo  la  rtatua  Eroica , & al  monumento  del  fuo  marito 
Lacedemone,  l’eroico  fepolcro  del  quale  era  in  Therapene . 
Vna  limile  Citarirtria,  òLirirta  fi  vede  nelle  monete  di 
Lesbo , riputata  Saffo  poetelfe  inuentriee  del  plettro , e 
del  verfo  Saffico  . Abramo  Gorleo  porta  Pirteffo  fuggello 
cauato  da  vn  niccolo , ma  in  vece  della  flatua  dell’Eroe  al 
monumento  , vi  è collocata  vna  vittoria,  la  quale  folleua 
vna  corona  , forfè  per  coronamela  fuonatrice  vitcoriofa  nel 
canto , ò per  altra  limile  cagione,  la  cui  certezza  nella.» 
fua  antichità  è incerta  . 

TALI  A tiene  in  mano  la  mafehera  comica  petafata , la  S 
qual  lama  neH’irteffa  fimilitudine  fi  vede  ancora  nel  Coro 
Satirico  di  Bacco. Quella  Mufa  era  Prefidente  alla  Comedia. 

ORFEO.  Non  folo  i monti,  lefcluc,  e le  più  crude  9 
fiere  veniuano  tirate  da  Orfeo  alla  dolcezza  del  canto , ma 

egli 


6 


GEMME  ANTICHE 


egli  potè  addolcire  Cerbero  sii  la  porta  dell’Inferno  > paf- 
fando  ad  ammollire  Plutone  , per  ricondurre  in  vita  la  fua 
cara  Euridice , fecondo  le  Emioni  de’Poeti . Onde  Orario 
cosi  celebra  la  Tefludine  di  Orfeo  : 

Tu  poles  Tigreis  comtefque  fyluas 
r. Ducere  , & riuos  celeres  morari . 

CeJJit  ìmmanis  tibi  blandienti 
lanitor  auU  . 

Cerberusy  quamuìs  furiale s centum 
Munìat  angues  caput  eius  , atque 
Spiritus  teter , fameque 
Ore  trilingui  . 

Orario , e Virgilio  dipingono  quello  Trifauce  con  le  chiome 
ferpentine,  le  quali  però  non  fono  cfpreffe  in  quella,  e 
nell’altra  immagine  di  Ercole , che  vedremo  apprelfo  . La 
fafcia , ò diadema , che  cinge  il  capo  di  quello  gran  Can- 
tore fu  attribuita  anche  ad  Omero , & ad  altri  Foeti , e Fi- 
lofof,  come  nelle  loro  immagini  fono  ritratti . 

MERCVRIO  fedente  fopra  l’Ariete.  Riferifce  Paufa- 
nia,  che  nella  Beotia  apprelfo  i Tanagreifu  il  tempio,  e 
la  fatua  di  Nettunno  fatta  da  Calamide  inlìgne  fìatuario 
con  vn’Ariete  sù  le  fpalle  , perciò  cognominato 
cioè  portante  l’Ariete  , poiché  quello  Dio  gli  haueua  libe- 
rati dalla  pefilenza,  portandolo  intorno  le  mura  della.» 
Città . Laonde  ogni  anno  nella  folennità  della  fua  fella  lì 
eleggeuadiloro  vn  giouine  il  più  bello,  il  quale  con  vn 
Agnello  su  le  fpalle  in  quel  modo , per  memoria  , giraua 
intorno  le  mura.  Ma  l’ifelfo  Paulània  riferifce  diuerfara- 
gione  di  vn’altra  fatua  di  bronzo , che  era  in  Corinto  dell’ 
ifelfo  Dio  fedente  apprelfo  l’Ariete  ; poiché  credeualì  che 
Mercurio  conferualfe,  & accrefcclfe  il  gregge  , corno 
Omero  nell’Iliade  defcriue  Forbante  Padre  d’Ilioneo  ric- 
chilfimo  d’armenti,  perelfere  più  d’ogni  altro  Troiano  caro 
à Mercurio  . 


Hic 


7 


figurate. 

Hic /ibi  natus  erat  pecoris  diti  ([ime  Phorbas  y 
§hiem /ibi  pra  cateris  carum  C y Ilenia  proles 
Ditauerat  T eucris 
La  noftr a Corniola  rapprefenta  Mercurio  non  in  atto  dì 
portar  l’Ariete  sèi  le  fpaiìe , ma  con  modo  diuerfo  fedente  , 
e diftefo  fopra  di  elfo  , quali  nume  tutelare  dell’armento  « 
Scriue  Artemidoro  che  il  Montone  ritiene  alcuna  qualità 
Mercuriale,  effondo  animale  veloce:  velox  e/i  animai  > 
eique  Mercuri ']  fpecies  creditur  ineJJ'e  . Si  aggiunge  che_-> 
rÀriete  denotando  la  Primauera,  conuiene  à Mercurio, 
perche  in  tale  (Cagione  fi  tofano  le  lane.  Tertulliano  nel 
libro  de  Pallio  narra  , ch'e  Mercurio  hauendo  palpato  vn’ 
Ariete , dilettatoli  della  morbidezza , tofalle  vna  peco- 
rella, e riducclfe  la  lana  in  fila  habili  alla  tellura  : Mercu- 
rìum  autumant  forte  palpati  Arietis  mollitie  delefiatum , 
degluba/fe  oueculam  , dumque  pertentat  quod  facilitai  ma- 
teria fuadebat , trafili  profequente  filum  elìqua/Je  . Ond’egli 
fu  tenuto  lo  Dio  del  Lanificio , e delle  ricchezze  infierne  ; 
poiché  ne’cempi  eroici  quelle,  come  fi  è detto  , confifteuano 
ne  gl’armenci , e nelle  pecore , dalle  quali  prefe  il  nome  la 
pecunia;  onde  appretto  Mercurio  , e l’Ariete  nel  nolìro  in- 
taglio fi  vede  fcolpita  la  crumena  . 

ARIETE  di  Mercurio  cosi  le  fpìghe.  Effendi  olì  nell’ante- 
cedente immagine  riferite  le  ragioni  dell’Ariete  di  Mer- 
curio intorno  il  lanificio,  bora inuefiighiamo  il  fenfo  delle 
fpighe , le  quali  prelfo  l’Ariete  (puntano  dal  fuolo . Per 
quanto  dunque  ci  è permeilo  d’interderne  la  ragione  natu- 
rale , diciamo  i che  nel  fegno  ideilo  dell’Ariete,  fpìgan- 
dofi  il  grano  , che  prima  era  in  herba  , viene  à folleuare  il 
gambo ‘per  la  virtù  del  Sole,  riputato  l’iftelfo  nume  con 
Mercurio . Onde  Martiano  Capella  lo  chiama  Dio  della 
Primauera  : tane  vero  confpiceres  totius  mandi  gaudi  a coirne- 
ni  re  t nam  & tellus  floribus  luminata  , quìppe  veris  Deum 
coitfpexerat fubuolare  Mercurium  . Di  Mercurio  in  qualità 
folare  diffufamente  ferine  Macrobio  , e con  non  minore 
crudicione  il  dottiamo  Geronimo  Aieandro  nella  Tauola 

He- 


8 


GEMME  FIG  FRATE 

Meliaca  . In  tal  modo  era  venerato  Mercurio  come  Genio 
fupremo  della  generatione,  e fecondità,  (òpra  di  che  addur- 
remo in  proua  due  mitteriofe  medaglie  di  Clodio  Albino  , 
chiunque  le  fimboleggiò  fu  molto  erudito  in  vnire  la  virtù 
del  Sole  , di  Mercurio  , e di  Nettunno  fopra  la  terra , e la 
fotta n 23  feconda  della  Natura  nel  produrre  i frutti  , e le 
biade . In  vna  vedett  vn  giouine  coronato  di  corona  ra- 
diata in  fimilitudine  del  Sole  , nella  delira  tiene  il  caduceo 
con  le  fpighe  del  grano , nella  finiftra  il  tridente  con  lettere 
intorno  SAECVLO  FRVGIFERO  . Nell’altra  vedefì 
rifletto  giouine , in  vece  di  raggi , coronato  di  torri3  in  qua- 
lità del  Genio  della  terra;  tiene' anch’egli  nella  delira  il 
caduceo  con  le  fpighe  del  grano  j e nella  finittra,  in  vece 
del  tridente,  ilrafiroalla  cultura  della  terra  ittetta,  per 
fecondarla  di  biade, con  lettere  SAECVLO  FOEGVN  DO« 
Siche  in  quelle  due  medaglie  lì  comprende  la  congiuntione 
di  Mercurio,  e del  Sole,  comeGenij  della  Natura,  e de 
gli  elementi , e la  loro  vnita  virtù  in  tutte  le  cofe , che  la 
Terra  produce . Per  li  raggi  folari  s’intende  il  calore  igneo; 
per  lo  caduceo  con  le  fpighe  l’aria  rifcaldata  dal  Sole,  la 
quale  attrae  l’humore  intefo  nel  tridente  di  Nettunno, 3z  in- 
ficine tira  fuori  il  feme  , e le  biade . La  corona  di  torri  non 
hà  dubbio  che  non  denoti  Cibele^  e la  Terra  madre,  fi  come 
ilrattro  è lìmbolo  della  cultura,  ò fia  Agricoltura  c della  fa- 
tica degl’huomini , dalle  quali  cofe  tutte  deriua  la  fertilità 
de’campi  e la  gcneratione  di  frutti , che  credeuano  proueire 
da  quelli  Dei  all’humano  alimento  . Sembra  però  molto  à 
propofito  quello,  che  Icriue  Remigio  Monaco  riferito  dall’ 
Aleandro  al  citato  luogo  di  Martiano  Capella  fopra  Mer- 
curio Dio  della  Primauera  Prefidente  della  femenza  dell’ 
herbe,  e delle  biade  : quòd  & ipfefertur  praejje  feminibus 
metri s , & terra  •>  & ìpfceft  di&us  Fauonìus  . Perciò  mi 
perfùado  che  à Mercurio  fia  ftato  attribuito  il  cornucopia 
colmo  di  frutti  con  emblema  , e titolo  di  felicità , onde  nel 
mio  Audio  di  antichi  metalli  ferbo  il  fimolacro  di  quello 
Dio  con  la  tetta  petafata,  e tutto  il  petto  ignudo  dalla 

eia- 


F I G F R A T E. 


9 


clamide  , a lacerna  . Sotto  il  petto  ifìeflò  di  qua  , e di  là 
forgono  due  corna  di  abbondanza  , pieni  di  poma  , e di  fpi- 
che  5 e fopra  il  petalo  fnoda  il  collo  vn  Oca  (imbolo  della 
vigilanza., . 

GALLO  DI  MERCVRIO  . Era  quello  vccclìo  nella  tu-  1 z 
tela  di  Mercurio , come  vogliono  Fulgentio  , & Albrico  Fi- 
lofofo.  Luciano  nel  fogno  , non  folo  à Mercurio  confacrail 
Gallo  , per  la  vigilanza  , ma  lo  fa  fuo  AlFeffiore , e miniftro 
de’preftigi  , & inganni  , facendo  inuifibile  chi  haueffio 
portato  la  penna  più  longa  della  fua  coda  . Contuttociò  il 
maggiore  fuo  pregio  è la  vigilanza  > elTendo  quello  ani- 
male vigilantiffimo  , e come  dice  Proclo , partecipe  della^ 
natura  del  Sole  . E quella  qualità  li  conuiene  al  Merca- 
tante , per  fare  acquillo  nelle  merci , e ne’  traffichi  > 
elfendo  necelfario  Felfer  dello,  per  isfuggire  i danni , e pre- 
uedereì'vtile  nella  mercatura,  come  fi  è detto  nell’imma- 
gine antecedente  dell’Oca  confagrata  all’ifteflò  Dio  . 
Quanto  la  fpica  del  grano,  che  il  Gallo  tiene  nel  rollro , 
quella  ancora  appartiene  alla  vigilanza  dell’Agricoltura  , 
demando  egli  col  canto,  auanti  l’Aurora,  gli  Agricoltori  alla 
fatica  , perche  lauorandofi  la  terra  ne  deriua  il  guadagno 
denotato  nella  crumena,che  Mercurio,  precedendo  alianti^ 
tiene  in  mano . 

BACCO, è MERCVRIO  in  forma  di  Herma  col  Fafcino  . 1 3 
Scriue  Erodoto  che  gli  Atenieli  li  primi  de’Greci  fecero  la 
ftatua  di  Mercurio  col  membro  eretto , e che  tal  rito  ap- 
prenderete da  i Pelafgi,  riferendo  fopra  ciò  vn  certo  loro 
difeorfo,  dichiarato  ne’mifteri  Samotracij  . Quefio  mimi- 
co arcano  raccoglie  Macrobio  dalla  natura  del  Sole  , 
dalla  fua  congiunzione  con  Mercurio . Pleraque  etìam firmi - 
lucra  Mercuri / (latu  quadrato  finguntur  , folo  capite  infi - 
gnita  , •virilibus  ere  Bis  , qua  figura  fignific affici  sm  mundi 
effe  caput , & rerum  fiat  arem  , omnemque  vim  eius  non  in 
quodam  diuerfiorum  mini  fi  eri  o membrorum  , fied  in  fola  mente 
confifiìere-)  cuius  fiedes  in  capite  efiì  . Quatuor  luterà  eademra - 
tiene  finguntur , quia  tetrachordum  Mercurio  attributum  ere - 

B dìtur , 


10  GEMME  ANTICHE 

ditur  ; quìppe  fìgnìficat  hic  numerus  vel  totidem  piagai 
mundiyvel  quatuor  vices  temporum  , quìbùs  annus  includitur , 
vel  quod  duobus  aquinolìtjs  duobufque  foljlitijs  Zodiaci  ratio 
extin&a  efi  .Vogliono  ancora  che  Mercurio  clfendo  nato  in 
Cillcne  monte  d’ Arcadia,  fofle  cognominato  Cillcnio  » 
nel  qual  luogo  hauelfe  il  tempio , e’1  fimolacro  col  membro 
cretto  jed  altri  vogliono  che  fi  chiami  Cillenio  per  la  Tua  fi- 
gura quadrata  lenza  mani , e fenza  piedi , e col  folo  capo  , 
poiché  kvXXoi  fi  chiamano  quelli  che  fono  tronchi  delle 
membra . Confiderandofi  dunque  Mercurio  in  qualità  del 
Sole  ,per  lo  membro  eretto;  intendeuano  la  virtù  feminalc 
di  tutte  le  cofe  , e per  Io  quadrato  di  Mercurio  vengono 
fimboleggiate  le  quattro  llaggioni , che  compifcono  l’anno . 
Onde  appretto  quello  Dio  fi  vede  Bacco  che  l’accompagna 
alla  fecondità dell’vue , olia  vn  rultico  vendemmiatore  co- 
ronato di  pampini,  con  vn  grappolo  di  vue , quali  rico- 
nofcada  Mercurio  il  frutto  delle  viti , e l’abbondanza  del 
vino  > non  meno  che  del  grano  nell’anteeedcnti  figure^  . 
Rella  à confiderarfi  il  noltro  Henna  non  tronco  affatto  , c 
col  fole  capo , fecondo  ferine  Macrobio  , ma  col  petto 
auuoito  nel  pallio,  ò lacerna , fecondo  la  defcrittionc  di 
Paufania  nell’Arcad.  In  Gymnafìo  fìmulacrum  Mercuri! po» 
Jttum  eji  co  habi'tu  vt pallium  induere  videatur  , in  quadrane 
gulamfiguram  definens  y ncque  pedani  tenus  expoli tum . 

14  GALLO  DI  MARTE;  pofa  vn  piede  su’l  globo  del 
mondo , con  l’altro  tiene  vn  trofeo . Quello  emblema  de- 
nota la  vigilanza  necelfaria  fopra  ogn’altra  cofa  all’irnprefe 
della  guerra  in  preuedere  , e preuenire  il  tutto  . Ondo 
Marte  fignoreggia  l’vniuerfo  fimboleggiato  nella  prefente 
immagine  del  Gallo  , per  elfere  ancora  quello  vccello  più 
di  ogni  altro  animale  pugnace,  e guerriera. 

2 ^ AMCILI . Le  due  figure  , che  portano  sii  le  fpalle  gli 
Ancili , ancorché  pollino  appartenere  à Sacerdoti  Sali;  di 
Marte,  contuttociò  non  lem  brano  li  Sali;  fielfi  giouini  feelti 
fra  Pattiti;  , li  quali  armati  d’elmo  , onero  apice  il  capo  , 
battolano  con  verghe  gli  feudi.  Sembrano  più  collo  due  de’ 

loro 


FIGURATE.  II 

loro  Miniftri , li  quali , come  vediamo  , portauano  sii  le 
fpalle  gli  feudi  (tedi , legati  ? e fofpefi  al  baftone , conforme 
deferiue  Dionifio  Alicarnafleo  . Inter  has  peltas , quas  ò* 
ipfi  Salij  gejlant , & minìjiri  ipforum  conti s fufpenfas ferunt . 

Tali Miniftri  non  fono  giouini,  mahannolunga  barba,  e 
velaci  5 e fcalzi , in  vece  d’armi,  fi  cuoprono  con  la  toga 
pitta  breue,  e fuccinta  . Della  toga  pitta  de’Salij  così  Liuio: 

S alias  duo  deci  m Marti  Gradiuo  legit , tunicaque  piti  ce  iufìgne 
dedit  . Pare  che  fimil  toga  folfe  commune  à quelli  Miniftri  > 
ma  breue  , e fuccinta  ; in  elfa  dipinti  fono  vn  Tritone  , Se 
vn  Cauallo  marino  , ouero  Pifirice,  quali  Numa  autore  di 
tal  Sacerdotio , elfendo  bene  inllrutto  nella  Filofofìa , rife- 
rifse  il  principio  delle  cole  aH’humore,  Se  aH’elemento 
dell’acqua  . Finfe  di  hauer  commercio  con  la  Ninfa  Egeria, 
e di  eflere  ammaeftrato  da  elfa,  ordinando  che  dalla  fonte 
di  quella  Deale  Vertali  ogni  giorno  traeflero  acqua  , e ne 
afpergeftero  l’adito  del  tempio  di  Verta.  La  forma  degli 
Ancilinon  fi  difeofìa  dagli  Autori , che  l’hanno  deferitta 
particolarmente  nelle  incifioni,  e concauità  laterali  Amile , 
come  dice  Fefto,yfc  appellatum  , quod  ex4  vtroque  lettere 
ejjet  recifum  , *vt  fummum  , infimumque  eius  latius  medio 
pateret  Dionifio  Alicarnalfeo:  Ea  autem feuto  virgato  angu* 
Jliores  baienti  laterum  cauitates  Jìmilis  ejl . 11  loro  efatto  di- 
fegno  fi  vede  nelle  medaglie  di  Publio  Licinio  Stolone  ap- 
preso Fuluio  Orfino,&  in  vn  rouefeio  di  Antonino  Pio  . Li 
caratteri  notati  fono  riputati  Etru  fichi , e di  fopra  rendono  il 
nome  de  gli  Anelli  AKKI  LE. Così  legge  il  Sig.Cofimo  dell’ 
Arena  Gentilhuomo  Fiorentino,  il  quale  da  infigni  vertigi 
con  molta  lode,  va  perfettionando  l'Alfabeto  Etrufco, c da 
efio  prenderanno  fplendore  le  Memorie  Tofcane  . 1 6 

SACERDOTE  DI  BACCO.  Direi  che  quelli  foffio 
vno  de’Sileni  clamidati , deferirti  da  Ateneo  , fie  hauetfeil 
caluitio  j ma  perche  alle  volte  Bacco  fu  dipinto  con  la 
barba,  potrebbe  eflere  l’immagine  di  elfo  Dio  barbato,  con 
la  ferula  , e cantero  nelle  mani  , quale  fi  vede  in  altre  fue 
immagini.  Fingeuafi  Bacco  fanciullo , giouine, vecchio* 

B 2 e di 


12  GEMME  ANTICHE 

e di  ogni  età,  onde  Macrobio,  Liberi  patrie fimulacrapartim 
puerili  retate , partir»  iuuenili  fingunt  , pr eterea  barbata  fpe- 
cie , fenili  quoque  . Così  lo  figurauano  , riputandolo  la  me- 
defima  foflanza  col  Sole,  come  fpiega  lo  ftelfo  Autore: 
fopra  di  che  Diodoro  Siculo  , & Vlpiano  in  Demofte- 
ne  . A quella  varia  età  di  Bacco  fi  conformauano  li  cori 
deTanciulIi,  degli  huomini  , e de’vecchi  nelle  felle  Dioni- 
fiache.  Della  vede  lunga  fino  à talloni  Polluce,  &Efi- 
chio  apportano  l’etimologia , chiamandola  Bafiaride , da 
Badare  Città  della  Lidia , douefi  faceuano  le  dette  Vedi  , 
Onde  Horatio  à Bacco  . 

Non  ego  te  candide  Baffareu 

7 BACCANTE.  Alla  fimiglianza  delle  Donne  Mimal- 
lonidi  infuriate,  fcorreuano  anche  gl’huomini  nelle  Orgie  , 
facendo  moti  incompofti  con  li  capelli  fparfi , quale  vedefi 
il  forfennato  Baccante,vibrando  la  ferula.  Vn  grappo  d’vue 
gii  pende  dal  braccio, con  la  pelle  del  leone,  e con  vn  calcio 
rouefcia  il  cantero, Vi  vino  per  terra  . Le  dette  Mimallonidi 
erano  cosi  chiamate  dalfimitare  il  furore  di  Bacco  : 

Ucce  Mimallonides  fparfi 's  in  terga  c apilli e 
Ecce  leues  fatyri  prauia  turba  Dei  . 

Onde  mi  perfuado , che  in  quella  immagine  le  lettere^ 
nEMAAAIO  quafi  MIMA  A AIO  fia  lo  Beffo  , fecondo  la 
varietà  dei  dialetto  greco  > cioè  , imitatore  , e Mimallone  . 

8 SACRIFICIO  DI  BACCO.  Il  ruftico  Agricoltore  verfa 
dall’otre  il  vino  entro  il  vafo,ò  carchefio  confacrato  àBacco, 
fecondo  rantichifiìmo  coflutne  de’contadini  , li  quali  offe  ri- 
nano  ogn’anno  al  Dio  Pane  , à Cerere , & à Bacco  le  pii- 
micie  deliVue , e delie  biade , dedicando  delubri , altari , ò 
bofchi  facri  nelle  loro  ville  , e poderi , come  fi  raccoglie  da 
Enea  fori  (fa , e da  Apuleio  così . Ijìe  vero  nec  dijs  rara  tie- 
ni s , qui  eum  pafeunt , ac  vefiumt , fegetis  vllas  aut  vitis , 
aut  gregi s py imiti as  impartì  t \ nullum  in  Villa  eius  delubrum 
firn ffl >nuliu$  locus^aui  Incus  confecratm . E Tertulliano  lib.de 


V IGF  RATE. 


*3 

fpe<5l.  Nam  cum  promifcuè  ludi  Liberalia  vocarentur  , hono- 
rem Lìberi patris  manifejlè  fonabant  : Libero  enim  d rujiicis 
primo  fiebut-i  oh  benefiàum , quod  ei  adfcribunt , prò  demon- 
Jlratagratia  vini . Scorgefi  nell'immagine  vn’ara  in  forma 
di  colonnella  ; e di  quello  coftume  fu  inuentore  il  mede- 
fimo  Bacco  , che  dedicò  il  modo  àGioue,  & à Giunone  in 
vn  gran  vafo,come  fi  raccoglie  dal  Poeta  Nunno . L'albero 
della  vite  era  confacrato  al  medefimo  inuentore  del  vino,  e 
Io  portauano  nella  fua  fella,  & all'ombra  di  elfo  inalza- 
uanfi  gli  altari , e le  llatue  . La  picciola  fiatuetta  sii  la  co- 
lonna col  membro  virile  eretto,  allude  à gli  Itifallici , & 
al  Dio  degli  horti  rullicano  compagno  di  Bacco . 

SACRIFICIO  DE  FAVNI . Sacrificauafi  à Bacco  il  1 9 
Capro,  onde  quello  Dio  nella  Beotia  era  chiamato  Aego- 
bole , fecondo  riferifce  Paufania  i la  ragione  era  perelfere  li 
Capro  alle  viti  inimico,  Ouidio  ne'falti . 

Rode  Caper  ’vitem : tamen  hìnc^cum  Jlabis  ad  aram , 

In  tua  quod  Spargi  cornua  pojjìt  erit  . 

Horatio  vuole  che  quella  vittima  fia  di  color  bianco , come 
dedicata  à nume  celelle  . 

Voueram  dulces  epulas 

Et  album  libero  Caprum  . 

SACRIFICANTE  tiene  il  coltelloin  mano,  e la  teda  20 
dell’Ariete  fotto  vn  piede,viè  apprelfo  vnCapro. Quelli  ani- 
mali, fecondo  la  diuerfità  del  grege,  erano  facrificati  da  Ru- 
llici à loroDei  rurali  per  la  cufiodia,e  conferuatione  degl’ar- 
menti . Tra  effi  Dei  rurali , erano  principali , Bacco  , e Mer- 
curio , de’quali  il  Capro  , e’1  Montone  furono  particolari 
vittime,  come  fi  è detto  . 

SILENO  col  picciolo  Satiro  ò Fauno , che  à lui  parla  . , j 
Tali  afferma  Filolìrato  fi  vedeuano  ne’teatri  fra  le  per- 
for.e  Satiriche  ; e Virgilio  defedile  gli  fcherzi  di  cofloro5 
In  quella  fua  pittura. 


Ciro - 


14 


GEMME  ANTICHE 


Cbroffiis  , & Mnafylus  in  antro 
Si  Unum  pueri fomno  videre  iacentem . 

z 2 FAVNO  . Quelli  in  habito  di  Fauno  con  la  mano  follc- 
uata  in  atto  di  geftire  5 qua/i  voglia  accompagnare  la  pa- 
rola col  ballo,  io  penfo  edere  vno  del  Coro  Satirico, 
ouero  Sillico  , li  quali  cantauano  li  ditirambi,  cioè  verfi 
accompagnati  da  ballo  , & armonia,  fecondo  efpone  Ari- 
notele nellaPoeticajcosì  i’altre  limili  figure, che  fi  rifeontrano 
in  quello  libro , appartengono  alla  feena , Se  alla  Dramma- 
tica poefia  . Non  tralafcieremo  d’accennare,  che  nello 
pompe  circenfi  foleua  ancora  precedere  il  coro  di  limili  hi- 
fìrioni  per  dar  piacere  alla  plebe,  come  nota  l'eruditilfimo 
Panuinio  . Il  bafione  ritorto  , che  quelli  tiene  in  mano,chia- 
mauafì  pedum  , col  quale  i pallori  riteneuano  le  pecore  ne’ 
piedi. 

2 j BACCANTE  fcherza  col  bambino  , folleuandolo  fopra 
vno  de’fuoi  piedi . Quella  è vna  della  finta  fpecie  de’Fauni  , 
feruendo  con  gli  huomini  alla  medefima  lafciuia , e buffo- 
neria della  feena :Noi  veggiamo  hoggì  efercirarfi  limili  pia- 
ceuolezze  da  Ceretani  nelle  publiche  piazze. 

24  FAVNO,  E CAPRO  . Afferma  Plinio  : sè  vn  pallore 
prende  vna  capra  nella  barba, Raltre  come  llupide  fi  fermano 
tutte . Il  Pierio  ne  formò  gieroglifico  in  fimbolo  di  timore, 
e di  animo  vinto;  febene  in  quella  figura  il  Fauno  fembra 
più  tolto contrafegno  di  lafciuia . La  detta  barba  caprina  è 
chiamata  da  Plinio  Aruncus . 

2 5 TIGRE  DI  BACCO  . Erano  fpeffe  volte  gli  Dei  efprelfi 
fotto  varie  immagini  di  animali  à loro  dedicati  : Gioue  con 
l’Aquila  5 Apollo  col  Corno , e Bacco  con  la  Tigre  , come 
nella  prefente  figura  vi  è aggiunta  la  ferula , e limile  fi  vede 
nelle  Medaglie  . 

26  BACCANTI . In  quello  fuggefJo  fi  rapprefentano  Bac- 
canti faltatori  armati  con  mafehere  al  volto  , fiondando  il 
ritorno  di  Bacco  dalJTndie,  doue  egli  fu  feguitato  da  Cori- 
bantij  e da  armate  genti  - Il  primo  regge  siila  Inaila  il 

ccm- 


F 1 G FRATE.- 


1 5 

compagno,  e con  la  mano  gli  foftiene  la  fronte,  e’l  capo 
cadente  per  rvbbriachezza  » li  fecondo  porta  sii  le  fpalle 
vn  giouinetto  ignudo  ,che  gli  falta  dietro  con  le  braccia  al 
collo.Non  può  recarli  in  dubbio  che  le  tre  figure  prime  non 
fìano  mafcherate  d’vna  medefìma  larua,  con  elmo,  e lorica, e 
la  maniera  della  fcoltura  clfendo  Egittia  , ci  fìnge  Pantichif- 
fìme  cerimonie  di  Bacco  , da  gPEgitij  difcefe  à Greci , & à 
Romani.  In  vn  Marmo  antico  nel  palazzo  di  Monfignore 
Patriarca  Camillo  Mattimi  fono  (colpite  quattro  Baccanti 
donne  della  medefìma  maniera  Egida  , le  quali  fi  danno  le 
mani  per  danzare  in  vn  habito  lìelfo  , e la  prima  di  loro  fi 
cuopre  il  volto  con  vnanufchera  barbata  del  tutto  limile 
alleprefenti. 

SACRIFICIO  DI  PRIAPO  . In  quello  facrifìcio  fi  com-  2 7 
prende  la  mifla  figura  di  Priapo  , e di  Bacco  , portando  il 
tirfo  sii  la  fpalla , ed  in  tal  modo  era  Priapo  venerato  nella 
città  di  Lampfaco,  Rimando  i Lampfaceni  > che  quello  loro 
Dio  foffe  lo  fleffo  con  Bacco  , come  narra  Atheneo . Ma- 
gno in  hotiore  babetur  Prìapus  in  Lampfaco-,  quia  ex  epitheto 
idem  eft , Diunyfìus Jic  dici us  , •vt  triumphus  , <&  dythiram- 
bus  . Nella  pompa  Dionifiaca  di  Tolomeo  allìfleua  Priapo 
à Bacco  coronato  d’Oro  >&  di  ellera  in  vn  carro  , & iu  vn 
altro  carro  era  portato  il  Tirfo  , in  altro  il  Phallo  : e fpeffo 
quello  fi  vede  ne' mifleri  di  Bacco;  fi  chela  noflra  figura  fi 
può  chiamare  Baccophallico , & effendo  Tvno  Dio  degli 
horti , l’altro  delle  vendemmie , da  Rullici  veniuano  ado- 
rati , confacrando  loro  pomi , & vue  , come  fi  vede  che  fa- 
crificano  fopra  vn'Ara  rozza,  e rufiicana  . Ma  la  donna, che 
cò  i pomi  nel  canellro  porta  veretri , ò Phalli , riguarda  il 
colìume  di  confacrare  à Priapo  figure  ofeene  nel  modo  che 
le  donne  haueuano  in  vfo . 

Obfcenas  rigido  Deo  tabella f 
Ducens  ex  elephantidos  libeilis 
*Dat  donum  Lalage 

£c 


1 6 


GEMME  ANTICHE 

E come  foleuano  offerire  pomi  finti  di  cera  , in  vece  de'na» 
turali } così  fingeuano  le  figure  ofcene  di  cera  > di  creta  , ò 
d’altra  materia  , che  tali  fe  ne  veggono  » 

L&tus  Arijiagoras  natis  bene  villicus  vuìs 
De  cera j alì  a dat  tibi  poma  Deus ; 

At  tu f aerati  contentus  imagi  ne  pomi 
Facveros  frucìus  ille  P riape  ferat . 

28  SACRIFICIO  PHALLlCO  . Quello  intaglio  in  Entro- 
pia è notabile  per  la  grandezza,  e per  Teccellenza  dell’arte- 
fice ; febene  rapprefenta  non  degna  immagine  de’lafciui 
Itifallici  riti,  fopra  di  che  biafìmando  Falere  cofe,  e l’infania 
de’mifteri  di  Bacco  , loderemo  folo  l’artificio  delle  figuro  , 
che  fono  belliffime, 

29  ESCVLAPIO  . Vengono  in  quella  immagine  rappré- 
fentati  gli  Dei  della  Medicina , dagFAntichi  riputati  Dei 
Conferuatori  della  fanità.  Vedefì  à delira  Efculapio  nel 
fuo  portamento  folito  appoggiato  al  baffone  auuoìto  dal 
ferpente , ed  à finiftra  Higia  fua  figliuola  riputata  la  Salute; 
nel  mezzo  il  picciolo  Telesforo  Dio  della  conualefcenza  , 
r eto'rtpo'g®»  » così  nominato  dal  perfettionare  la  fanità  , 
doppo  il  male  > reftituendo  perfettamente  alFInfermo  le 
forze , e’1  primo  vigore . In  tal  forma  fbieuanfi  dipingere 
quelli  tré  Dei  infieme,  conforme  fi  raccoglie  da  Paufania  , 
da  A riflide,  e dalle  medaglie,  & infcrittioni . JLa  tazza, 
che  Higia  tiene  in  mano  era  chiamata  Hygeìa  , vafo  della 
fallite  . Polluce  vyela , & appreffo  Atheneo  M t&uzs-^ov 
Mctaniptron , la  quale  era  cosìfacra,  come  il  Cratere  di 
Gioue.  Telesforo  fi  cuopre  il  capo  col  cappuccio  chiamato 
bardecocullus . La  corona  di  lauro , che  fi  vede  di  fepra  * 
penfo  effer  dedicata  à quello  Dio  conferuatore,  il  quale, 
fecondo  Feflo  Pompeo , fi  coronaua  di  lauro  , pereffereil 
Sauro  buono  à molti  rimedi j ? onero  per  effere  vincitore  de’ 
morbi , come  Tenue  lo  Scolmile  di  Arillofane  in  Pluto  . 
Onde  la  corona  di  alloro  fu  il  premio  de’Giuo chi  Quin- 
quennali Politi  celebrarli  ad  Efculapio  inEpidauro,doue  cre- 

deuafi 


1 G V R A T E,  1 7 

deuafi  ch’egli  fofTe  nato  . Le  lettere  CYZETE  ME  in  vece 
di  C il  ZETE  ME  lignificano  faluatemi  , onero  datemi  vita 
d.a  fugj v , faluare  5 che  era  vna  preghiera  à quelli  Dei 
della  fanità  . 

SACRIFICIO  AD  ESCVLAPIO,  onero  alla  Salute , 

Il  Serpente  fu  dedicato  ad  Apolline,  & ad  Efculapio , come 
à genij  ialutari,  perche  ogn’anno  rinuoua  le  fpoglie  , 
fu  intefo  ancora , per  Embolo  di  buono  , e di  felice  augu  rio, 
feruendoci  l’autorità,  di  Virgilio,  ndl’arriuo  che  Enea 
fece  in  Italia,  quando apparue  vn  angue  intorno  al  fepol- 
ero  del  padre  Anchife,  riconofciuto  per  ottimo  prefagio 
della  fua  venuta  . Valerio  Fiacco,  imitando  Virgilio,  prende 
da  medefimi  ferpenti  il  buono  augurio  della  felice  ira- 
prefa  dcgl’Argonauti  : 

‘Dixerat , & fummis frondentibus  intuì  it  aris 
Libauitque  dapes , placidis  , quas  protinus  angue  s 
Vmbrarum  famuli , Ungili s rapuere  corufcis  . 

Vdefiperò  in  quella  corniola  il  facrificante,  che  tiene  il 
ferpente  vicino  all’ara  col  fuoco  accefo , e tiene  ancora  vn 
vafetto  di  vino  , ò di  altro  liquore , come  fi  dirà  apprefio  in 
altra  figura  » 

SACRIFICIO  ALLA  SALVTE  . Oltre  le  cofe  già  dette  ì I 
di  fopra  del  ferpente  fai u tare , fu  Efculapio  adorato  in  for- 
ma di  Colubro,  portato  da  Epidauro,  e con  Luciano,  Arno- 
bio  così  parla  in  fuodifpregio  : Aefculapius  ijle-i  quem  pre- 
dicati s , ÌDeus  praftans  , Sanctus  Deus  , falutaris  datar , va- 
letudinum  peffimarum  propulfor  , & extindìor  , Serpcntis  efi 
forma  , & circumf cripti  one fnitus per  terram  reptans  , canno- 
natis  , vi  vermiculis  mas  e]i  , folum  mento  radit , & petetore 
tortuofss  voluminibus  fe  trahens  , atque  vt  porgere  prorfus 
pop  , partem  fui  pojlremam  conatibus  prioris  adducit , & 
quoniam  iegitur  vfus  ci'bis  etìam , quibus  vita  in  corporibus 
immovatur  fhabet  patulas  fauces-,  quibus  cibos  tranfuoret-,  orìs 
hiatibus  appetito s . Onde  nella  Corniola,  il  ferpente  attende 
il  cibo , che  il  Sacrificante  apparecchia,  e tocca  col  dito  in 

C terra 


Va» 


GEMME  ANTICHE 


i 8 

terra  nella  fcodeila . Nelle  Medaglie  la  Dea  Salute  viene 
fcolpita  col  ferpente  in  mano  riuolco  à cibarli  , conformo 
fi  è detto  nell’antecedente  figura  . La  Donna  ignuda  verfa 
dalla  patera  il  vino , ò fia  latte,  fopra  la  teda  del  Montone 
dedicato  ad  Efculapio  medefimo  , & alla  Salute,  efiendo 
fimbolo  di  conferuatione  per  lo  fuo  buon  temperamento 
nel  fegno  celefie,  come  più  diffufamente  fi  dirà  nell’imma- 
gine di  Abraxas  » 

32  VITTORIA.  La  Donna  alata  , che  tiene  il  Toro- pro- 
fetato con  vna  mano  , e con  l’altra  mano  il  coltello  per  fe- 
rirlo, non  appartiene  punto  alle  fuperfiitiofe  ceremonie  del 
Dio  Mitra  : che  riconofceremo  nella  fua  immagine  , ma 
rapprefenta  la  Vittoria?  & allude  à fiicrificij  per  ifeiorre  il 
voto,  doppo  vinti  li  nemici . Non  ditfimile  firifeontra  in 
vna  medaglia  di  Augufìo  inargento  col  titolo  ARMENIA 
CAPTA.  Vediamo  ancora  alcune  di  quelle  Vittorie  for- 
mate in  tegole  di  terra  cotta  , cauate  dalle  mine  di  Roma  , 
nelle  quali  di  più  vi  è efpreffa  l’ara  del  facrificio , e fono  di 
bellifiìmo  iauoro  quale  è la  prefente  immagine  intagliata 
in;  enfiali©  . 

MINERVA.  Vedi  nel  feguente  numero . 

34-  MINERVA  GVERRIERA  MINACCIANTE. Voglio- 
no che  Minerua  fia  così  denominata  à minando  cioè  dal.  mi- 
nacciare, è che  fi  a chiamata  Pallade  srea  Auv  dal  vibrar 
Fhafia , quale  fi  rapprefenta  nel  prefente  intaglio  . Mar- 
nano Gapella  defedile  il  fenfo  allegorico  dell’armatura  di 
Minerua  con  l’hafia  , con  lo  feudo  3 con  l’elmo , coiu 
l’Egida , e tefta  di  Medufa 

Hinc  libi  dant  clypeum->  f apienti  a quod  regat  orbem  ? 

Vel  rationis  opem , quod  fpumea  prilla  pofeat . 

Hajiam  etiam  'uibrans , penetrabile  monjlrat  acumen 
Lymphafeum  magis  ejl , feutum  circulus  ambii. 

C doppo  e 

P ehi  or  e fa  xifea  m dicunt  horror  e Medufam  , 

Quod  pauidumftupidet fapiens  ■ f alerti avulgus 

DIA- 


FIGURATE. 


ip 


DIANA  EAACDlBOAOS  Ceruorum  iaculatrix->  & Cer-  -,  ^ 
uicida  . Alle  volte  è figurata  ignuda  , & alle  volte  vefiita  5 ? ' 
fecondo  la  varietà  della  Luna  > che  hora  fi  dimofira  à noi 
tutta  chiaraj  & hora  Lenza  luce  s’afconde  , e però  dico 
Omero  nelfinno  , ch’ella  fi  vefie  , e fi  fpoglia  le  fue  lucide 
vefii.  Del  Ceruo  fi  dirà  dopò  nell’immagine  diDiana  Efefia.  ^ 
VVLCANO  fabbrica  Tarme  di  .Achille*  onero  di  Enea;  3 
così  Omero  : 

Fecit  ei  gale  am  fortem  temporibus  aptam^ 

Pulcbram , ' variegatarrh  fupraque  auream 
Criftam  pofuit , 

HERMERACLIDE . La  fiatua  di  Ercole,  che  termina  37 
dal  mezzo  in  giu  , nel  tronco  quadrato  di  Mercurio  , rap- 
prefenta  l’vno,  e l’altro  Dio  infieme  congiunti,  e da  Ateneo 
viene  chiamata Hermeracle,  perche  Hermis  in  Greco  ligni- 
fica Mercurio,  Iradios  Ercole.  Ttouanfi  limili  fiatile  di 
marmo  grandi  rozzamente  fatteje  quali  erano  collocate  ne 
confini  , e nelle  vie  , per  efiere  Ercole  infieme , con  Mer- 
curio Dio  Viale,  e Terminale,  come  fi  raccoglie  particolar- 
mente dairEpigraftima  di  Leonida  : 

Qui  obhanc  properatis  viam  , /tue  ad  agros 

Ex  oppido , /tue  ab  agris  tenditi s ad  V rbenr,  ( ’curìus , 

N os  terminorum  cujìodes  duo  ‘T)/  quorum  hìc  quìdem  Mer- 
Vt  vides  me , hìc  autem  alter  Hercules  . 

Con  quefta  ifiefìa  immagine  Ercole , e Mercurio  , veni- 
uano  ancora  duerni  nella  palefìra  , della  quale  erano  prefi- 
denti, fecondo  dichiara  Fornuto  , denotatela  fortezza  ac- 
compagnata dalla  ragione.  Onde  Arifiide  afferma,  elio 
per  l’amifià , e compagnia  loro  in  tutte  le  cofe , ellì  anda- 
ti a no  infieme  vniti , c formauano  vna  fola  fiatua  . Si  fono 
veduti  Ermeraclidà  gentilmente  lauorati  in  marmo  ; la  pre- 
Lente  fiatuetta  , e fcolpita  in  gemma  calcedoni  zaffirina, 
grande  appunto  quanto  l’immagine,  oltre  le  corniole  inta- 
gliate  , come  fi  può  credere,  negl’Anelli  dagli  Atleti . 

C 2 HER» 


Uj 


20 


GEMA!  E N TI  CHE 

g ERCOLE  ET  EVRISTEO  . Quefie  due  figure  rice- 
uono  intelligenza  da  due  altre  Umili  {colpite  in  medaglia  di 
marmo  nel  ricco , e nobil  Mu-feo  deR’Eminentifs.Sig.Ca  rd. 
Gafparo  Carpegna  . Sopra  la  Meta  , ò colonna  fi  aggiun- 
ge di  più  vna  ftatuam  habito  di  Donna  3 la  quale  tiene  vru 
ancora  5 e dietro  la  figura  , che  riguarda;  Ercole , vedefi  vna 
poppa  di  naue  ; che  può  appartenere  à qualche  voto  de’Na- 
uiganti  . Mà  fé  fi  attende  alla  fauola  di  Eurifieo  , parej  che 
Ercole  con  la  ciana  dimefla , gli  dia  conto  delle  Tue  fatiche  3 
dando  Eurifieo  intento  ad  vdirlo  con  la  mano  fiotto  il  men- 
to . Quefia  verifimilitudine  però  non  hà  certezza;  poiché  la 
mcdefima  figura  vedefi  {colpita  in  luoghi  diuerfì  nelfiifìetfb 
atto  , e pesamento  - 

ERCOLE  AEONTO0ONOS  3 chiamato  da  Greci 
vccifiore  del  leone . Quefia  fu  la  prima  fatica  d’Ercolo 
onde  Archia^  s. 

Non  amplius  tauricomì  grauem  rìBum  leoni "r 
Tarmi  date  agricola  , pajlores  , Nomea 
Certè  enim  ab  Tlercule  optimo  certatore  ceddit  domi  tur 
Ceruicemferas  occidentibus  , fr angui atus  manibus  . 

Ma  Ercole  nella  fua  età  giouenile,  haueua  prima  vccifo 
Vn'altro  leone,  chediuorauagli  armenti  d’Amfitrione  > della' 
cui  fpoglias’adornala  fpalla . Fra  le  fuperftitiofe  figure , Se 
Amuleti  riputati  valeuoli  à vari  morbùcredeuano  cheErcoIe 
fuffocante  il  leone , fcolpito  nella  pietra  delFAnello  > gio- 
ii a db  à dolori  colici}  come  ferme  Trafilano  ne’  Medicamenti 
Naturali . 

ERCOLE  s E CERBERO  » L’vltima  fatica  di  Ercole 
■ fu  l’Inferno  , lo  feendere  5 e riportar  fuori  al  giorno  Cer- 
bero legato } come  va  defciiuendo  Seneca  nella  Tragedia 
d’Èrcole . 

Enne  grani  a monjlri  colla  pramulcens  mann 
Adamante  texto  vincit  oblitus  fui 
Cujfos  opaci  pr  ceni  gii  regni  Canis  , 


L?ar- 


2 ì 


FIGVRAT  E* 

L’arbore,  che  è vicino  à quello  Eroe , parmi  che  rappre- 
fenti  l’altra  Tua  fatica  de’  pomi  d’oro  Efperidi  . Le  fatiche 
d’Èrcole  fi  trouano  fpeffo  fcolpite  negl’intagli  , e gemme, 
elfendo  quello  Dio  per  la  forza  fua , tutelare  degli  Atleti , 
che  lo  portauano  per  imprefa  negli  anelli , quali  folfo  loro 
fauoreuoie  alla  Vittoria  , poiché  egli  inftituì  li  giuochi 
Olimpici , corfe  lo  Stadio  , e fuperò  Anteo  nella  lotta , la- 
fidando  per  tutto  gloriofe  proue  di  fortezza  . 

ERCOLE  , ET  AMORE.  Gli  antichi  Poeti  per  fignifi-  4 
eare  la  forza  d’Amore  in  tutta  la  natura,  lo  fecero  vinci- 
tore non  folo  de  gli  huomini , ma  degli  Eroi , e degli  Dei. 

In  quello  intaglio  vediamo  Ercole  , che  in  vece  dei  pefo 
Atlantico,  porta  Amore  sù  le  fpalle,  il  quale  piu  l’aggraua  , 
che  le  celelti  sfere,  e lo  conduce  in  trionfo  con  le  mani 
legate  di  dietro  all’vfo  di  fchiauo, formando  il  trofeo  con  la 
Claua  , e con  la  fpoglia  del  Leone  . Onde  colui  che  vinte 
tante  fere  , e molili  , e che  non  potè  edere  abbattuto 
dall’ira  di  Giunone , nè  dalli  duri  eommandamenti  di  Eu- 
ri Reo , re  11  a foggiogato,  e vinto  da  Amore  medelìmo,  come 
gli  va  rimprouerando  Deianira  apprelfo  Ouidio  : 

§)uem  non  mille  fer£  quem  non  Stbendeìus  hojlis 
Non  potuit  limo  vincere  i.  vinci  t Amor » 

Tale  lo  liniero  li  fettatori  della  Voluttà , ma  altrimente  lo 
figurarono  li  fognaci  della  Virtù.Il  lìmbolo  ò nota  decufsata 
efprdlà  nel  globo , tra  la  claua,  e la  fpoglia  del  Leone,  con- 
tiene in  foofcuro  enigma  che  tuttavia  potrebbe  lignificare 
alcun  nome , come  in  altri  caratteri  Singolari , e nell’ilielTa 
lettera  X.  fi  è conofciuto.  Quella  nota,  cioè  il  ‘DecuJJìs 
fi  rifcontra  in  altra  immagine  d’Èrcole  , efibita  da  Gioì 
Battilla  Cafale  nel  libro  de  Vetenbus  ChriJlianornrrL-* 
Ritìbus  , che  è vn  picciolo  Ermeraclide , onero  Ercolo 
Terminale  con  la  fpoglia  del  Leone  in  capo,  e fotto.vi 
è notata  la  lettera  X.  interpretata  per  Embolo  di  fallite  ; 
Purché  l’Autore  di  quella  gemma  ferratore  della  voluttà, 
non  habbia  voluto  fimbolcggiare , la  forza , e la  potenza 

d’Arno- 


21  GEMME  ANTICHE 

d’Amore  fopra  la  Virtù  medelìma,  di  cui  Ercole  hi  ripu- 
tato l'Idea,  conducendolo  così  legato.  Il  numero  denario 
più  d'ogni  altro  da  Pitagorici  veniua  llimatQsper  contenere 
in fe  tutele  perfettioni  : così  l'armonia  della  Virtù  è in- 
tefa  nel  decachordo  , che  comprende  l’intiero  dell'armonia 
che  proportioni,  il  cui  influito  nel  mondo  lì  raccoglie  dal 
circolo,  che  quali  centro,  vi  è notato  ; ò lia  l'eternità  della 
virtù  medelìma  , che  Tempre  li  volge  armonicamente  col 
Cielo  , e con  le  sfere . Ma  fe  altri  ftimerà  che  quel  fegno 
lia  più  tolto  vna  ruota , come  li  dimohrerà  la  ruota  folare» 
al  Tuo  perpetuo  giro  , c mouimento  nella  immagine  di  Ca- 
nopo , e della  Sfinge  , potremo  dire  ancora  > che  Ercole 
lia  il  medelimo  col  Sole  , e che  le  Tue  dodici  fatiche  li  ri- 
ferifchino alli dodici fegni  del  Zodiaco,  per  li  quali  egli 
trafcorre , e forma  le  fìagioni , e l'anno - 
42,  IOLE . Ouidio  ne'Fafìi  racconta  vna  ridicolofa  fauola  di 
Ercole  femminilmente  adornato  con  le  velli  di  Iole:  onde 
il  Dio  Fauno  refìò  delufo  ; ma  in  propolito  di  quella  im* 
magine,  ballerà  foto  rammemorare  li  verlì  del  medelimo 
Poeta  nella  lettera,  che  Dcianira  fcrilfe  al  marito  Ercole- 

0 pudor  hirfuti  cojììs  exuta  Leonìs 
Afpera  texerunt  veliera  molle  latus  : 

Falleris-,  & nejcìs  : non  funt  fpolia  ìfa  Leonìs 
Sed  tua  : tuque  fera  vi  A or  es  : illa  tui . 

F cerniva  tela  tulit  Lerngis  atra  venenis> 

Ferve  gr auevt  lana  vixfatìs  apta  colum  . 
Inflruxitque  manum  , ciana  domitrice  ferarum , 

Vidit  & infpeculo  coniugis  arma  fui . 

Quello  luogo  fu  mirabilmente  inimitato  dal  noftro  Tor- 
quato Tallo . 

Mirafi Iole  conia  deflra  imbelle 
Per  ifcherno  trattari  armi  omicide , 

F porta  il  cuoio  dì  leon , che  fembra 
Ruuide  troppo  à sì  tenere  membra 


IO 


23 


F I G V R A T E. 

IOLE.  . 43 

VENERE  ALATA.  L’ali  fono  attribuite  à Venere  , in  44 
qualità  di  amorofo  nume,  (imboleggianoil  defiderio  innato 
della  procreatione  , per  edere  ella  vn  ifteffa  cofa  con.» 
Amore , come  Lucretio  dimo  lira  :: 

Namque  voluptatem  pr<efagit  multa  cupido , 

Hctc  V enus efi  no'bìs-)  bine  duEìum  nomen  Amori s . 

Trouafi  ancora  appreso  di  me  vna  bellifiima  corniola  al- 
quanto rotta  : intagliatoui  il  volto  di  Venere , con  l’ali 
nella  fommità  della  (palla  5 e da  canto  vi  è (colpito  vn 
dardo  dal  medefimo  Lucretio  , e da  Poeti  Greci  chiamato 
faetta  di  Venere.  Si  conuengono  l’ali  à Venere  , cornea 
Nume  celefle  , per  e(Tere  fpirito  dell’aria  pura  , nell o_j 
fuperiore  regione  degl’ dementi  , come  infegna  Macro- 
bio,  e la  virtù , che  fi  muoue  à fecondare  il  tutto  nella 
Ragione  di  Primauera  , che  Io  (ìeflTo  Lucretio  chiama  geni - 
tabilis  aura  . Quanto  alla  placenta,  che  ella  porge  à Cupi- 
dine , con  e(Ta  viene  ad  approuarfì  che  Amore  fi  pafee  , & è 
potente,  per  dono  della  bellezza,  onde  Orario  :: 

0 crudelis  adhuc , & Venerìs  muneribus  poteri  s« 

VENERE,  & AMORE  . Narra  Paufania  ,che  IiSicionij  4) 
haueuano  vn  ornatiftuna  , e ricchifiima  fiatila  di  Venere  fa- 
bricata  d’auorio  , e d’oro,  la  quale  in  vna  manoteneua  vn 
pomo,  e nell’altra  li  papaueri . In  quello  Intaglio  la  mede- 
sima Dea  porge  li  papaueri  ad  Amore  in  contrafegno  della 
fecondità,  che  fuccede  al  piacere  amorofo , per  eiTere  il  Pa« 
pauero  tutto  grauido  di  Temi , fecondo  Gnidio  lib.  1.  M'ec.. 

Ante  f ore s antri foecunda  pap attera  fiorent  .. 

Pare  ancora  che  il  Papanero  denoti  il  Tonno  compagno1 
d’Amore,  e tale  lo  chiama  N unno  nel  concubito  di  Gioue 
e di  Giunone.., 

Et  Iouis  oculos  muljìt  Comes  fomnus  Amorum  , 

V t molhs  dormirei  in  Jloribus  obleclatus  lupi  ter 

Vir- 


2-4  GEMME  ANTICHE 

Virgilio  ancora  lo  congiunge  con  Venere , doppo  gli  ab» 
bracciamenti  di  Vvlcano  ; 

Optatofque  dedit  ampie  xus  -j  piaci  damque  petiuit 
Coni ugi s infufus  gremio , per  membra  foporem  . 

Cosi  il  Tonno  compagno  fuccede  à Venere  , & ad  Amore 
VENERE  VINCITRICE.  Vna  limile  immagine  di  Te- 
tideconTelmo,econ  lo  feudo  li  è veduta  prima  nel  rouefeio 
d’vna  Medaglia  greca  di  Achille, e dopo  in  vn’altra  di  Giulio 
Celare,  & di  Augnilo,  quali  Venere, e Tecide  portino  Tarmi 
fabbricate  da  V vleano  infauore  di  Achille , e di  Enea.;  « 
Tale  immagine  fulateflera,  òcontrafegno  del  medelimo 
Cefare  nella  guerra  contro  Pompeo  onde  Propertio  . 

V exit  & ipfafui  Cafaris  arma  Vena s. 

Arma  refurgentis  portans  <viftricìa  Troia  . 

Trouali  quella  medelima  immagine  nella  medaglia  di  Giu- 
lia di  Tito,  con  lettere  VEN  VS  AVGVSTA  ma  in  quella 
di  Giulia  Donna  vi  è efpreRo  VENERI  VICTRICI.Quanto 
alla  ragione  allronomica  di  quella  figura:  Venere  tieno 
Tarme  di  Marte,  cioè  lo  mitiga  col  fuo  afpetto,  e lo  vince  ; 
poiché  , elTendo  quello  Dio  dominatore  nella  natiuità  dell* 
huomo,  lo  rende  impetuofo  alTire.  Ma  fe  Venere  glièvi- 
cina,elfa  reprime  l’appetito  irafeibile  , e Io  la  più  benigno. 
Macrobio  infegna  , che  ne’  dodici  fegni  celefìi  il  Tauro  di 
Venere  fuccede  alTAriete  di  Marte  per  la  ragione  ideila  , 
che  quella  Dea  lo  rende  manfueto  con  la  fua  dolcezza  . 

VENERE  ANADIOMÈNE.  In  quella  immagine  di 
Venere  riconofciamo  il  difegno  di  quella  celebre  , dipinta 
da  Apelle  nella  fua  patria  Coo . Fu  Venere  chiamata  Ana- 
diomène, poiché  finfero  che  nafcelfe  dalia  fpuma  del  Mare, 
e che  forgendo  dalTacque  , con  Tvna , e l’altra  mano  fi  ter- 
gelle  i capelli  nell’atto  ideilo  che  fi  vede  nella  nollra  fi- 
gura . ElTendo  però  celebre  la  pittura  di  Apelle  nè  verfi 
de*  Greci  , e de’Latini  Poeti  , à noi  ballerà  riferir  qui 
TEpigrammad’Aufonio , che  intieramente  la  deferiue. 

Emer  - 


F / G V R A T E:  m 

Emerfam  pel  agì  nuper  genitalibus  vndis 
Cyprin  Apellei  cerne  laborìs  opus  : 

Vt  complexa  manti  madìd&sfalìs  aquore  crines 
Humidulis fpumas  Jlringit  vtraque  manu  . 
lam  libi  nos  Cypri , luna  inquìt  & innuba  ? alias  3 
Cedimus-i  & form 4 pramia  deferìmus  . 

Scriue  Ateneo  9 che  ApelJe  nel  formar  quella  Dea  la  ri- 
sraeffe  da  Frine  , la  quale  infuperbitafi  perciò  della  fua  bel- 
lezza , nelle  felle  Eleulìne  , al  concorfo  di  tutta  la  Grecia  » 
fi  fpogliafie  ignuda  , & andalTe  al  mare  , imitando  Venero 
con  le  chiome  difciolto  . 

Le  lettere,  che  attrauerfano  la  figura  : TPI.^APA  pare  che 
fiano  appropriate  à Venere  che  fi  terge  i capelli  s da  fV^ais 
Òc  ouero  capillos  tergo  y abjìergo . L’altre  Ietterò 
90BEP0MMA  TEBPIMIlAPflPI  ®A5I  lafcio  diuinare  à pii! 
felice  Fdipo  , ancorché  la  prima  parola  tpcfié&ftfAct  fi  polla 
Interpretare  terribilis  afpeflus  , che  forfè  allude  à qualche 
amuleto,  e difefa . 

Quello  raro  intaglio  in  Calcedoni , mi  è flato  communi^ 
caro  dal  Sig.  Pietro  Santi  Battoli , il  quale  hauendone  con** 
l’vfata  fua  eccellenza  qui  lafciata  l’immagine  , lo  confenuu 
nel  fuo  Mufeo  delle  cofe  antiche  5 delle  quali  egli  è fomma-» 
mente  ftudiofo  , ed  intelligente  . 

VENERE  MARINA  . Scorre  Venere  il  mare  portata  da 
vna  Capra  marina , folleuando  la  delira  con  vn  ramo  di 
Mirto  . Amore  apprelfo  la  fegue  nell’acque,  flagella  , e Sol- 
lecita la  Capra  al  corfo,  alludendo  à Venere  , che  in  tutte 
le  parti  del  Capricorno  fi  diletta  d’Amori , & ama  giuochi  s 
e delicatezze  . Direi  ancora  che  quella  fofle  vna  delle  Ninfe 
madre  degl’Amori,  come  defcriue  Filollrato , Le  Nereidi 
Sopra varij  mofiri  marini , Tigri,  Leoni,  Tori,  Arieti,  e 
Capri  fono  Scolpite  negFamtichi  marmi  ? e defcritte  da 
Poeti , onde  Claudiano  i 


25  GEMME  ANTICHE 

Nec  non  & varijs  veffa  Nereidesìbant 
Audito  rumore  feris  : hanc  pifce  volutam 
Subleuat  Oceani  monjlrum  T" artefia  T ìgris  ; 

Hanc  timor  Aegai  rupturus  fronte  carìnas 

T nix  Aries  : bete  cerulea  fufpenfa  legna 

Innatat  i hac.  viridem  tr abitar  compie xa  luuencam  l 

Così  Ninfe»  e Dee  dei  mare»  e Venere  tnedefima  rico- 
nofeiamo  fopra  Tritoni»  e Mofiri  marini»  fecondo  Topi- 
nione  di  coloro  » che  riputauano  il  principio  delle  cofe  edere 
i’humore  .. 

49  NEREIDE.  Nell'antecedente  immagine  fi  è detto  in- 
torno le  Ninfe  »eNereidi  » sì  che  non  refta  altro  che  lodare 
la  bellezza  delfintaglio . 

50  VENERE  TIRSIGERA . Il  Tirfo  con  le  {piche, e i’vue» 
che  Venere  tiene  con  vna  mano»  pofiono  bene  alludere  al 
vulgato  prouerbio  di  Terentio  nella  perfona  di  Chremete  : 
fineCererey&Tìa.ccho  friget  Venusy mentre  cofiui  fobrio  ediaua 
le  meretrici  » & ebrio  ne  prenderla  diletto.  Ma  perche  nel 
Cammeo  originale  non  apparirono»  nè  fono  fcolpite  le  {pi- 
che 3 mà:  fidamente  col  tufo  i pampini  e Rvue , noi  però 
ci  conformiamo  più  tofio  con  queJFaltra  demenza:  Fina pa - 
rant  animo / » ò come  vuole  Achille  Starlo  : il  vino  edere 
pabolo  di  Amore  . Il  Signor  Bartolomeo  Gini  giouine  dotto, 
erudito  » e di  molta  afpettatione  , Segretario  deilCardinale 
Virginio  Orfini  » e mentre  vide  , mio  amicilfimo  » hauendo 
prefo  ad  efplicare  il  prefente  Cammeo  dalla  Dattiliorheca 
del  mede  fimo  Cardinale  fuo  Signore  » riferifee  li  due-» 
Amori  à Cupidine  » ed  Anterote  nati  da  Venere.  Deili  tre 
filali , che  la  Dea  tiene  in  mano  » riportiamo  da  effe  il  fo- 
gliente commento  . 

Che  à Venere  fiano  fiati  sdegnati  gli  firali  » non  giunge 
nuouo,ma  à me  èparuto»che  richiedefie  la  curiofità  d’inue- 
ftigare  il  mifiero  dai  numero  di  eiH  : che  fe  fodero  due  foli» 
potrebbe  dirli  » eder  quelli , di  cui  fa  menzione  Ouidio  nel 
primo  delie  Metamorfosi:  Tvnode’quali  edendo  d’oro  con- 
cilia 


FIGURATE,  27 

ciliabeneuolenza  , & affetto  ; l’altro  di  piombo  induce  ab« 
borriraeuto  , e difprezzo  : 

Deque  fagit tiferà  prompfìt  duo  tela  ph  are  tra 
Diuerforum  operum  : fugatboc  ^facit  ìllud  amorem  . 
gfuod  facit  auratum  eji  , & cufpide fulget  acuta : 
^uod fugai  ìobtufum  e fi,  &habet fub  arundine  plumbum  » 

Ma  effendo  tre  dardi  , col  numero  di  eflì  panni  , che  venga 
fpiegata  la  Temenza  di  Platone  , che  vuole  ? che  tre  forti 
d’Amori  fi  ritrouino  : Vnus  diuinus  cum  incorrupta  mente , & 
*virtutis  ratione  conueniens  . Alter  degeneris  animi  , & corrup - 
tijfimee  voluptatis . Tertius  ex  vtroque  permixtus . Il  primo 
proprio  della  ragione,hauendo  per  oggetto  l’honerto,è  tutto 
buono  , e ripieno  di  dolcezze  per  il  poffeiTo  di  quel  bene;  ? 
che  dà  maggior  perfettione  all’animo  humano.  Il  fecondo 
per  lo  contrario  , effendo  proprio  del  fenfo , hà  per  fino» 
Pacquifìo  di  ciò,  che  defidera  godere  fregolatamente  : onde 
effendo  impuro  , e colmo  d’infinite  amarezze  ? à lui  feguono 
varij  dolori  3 e danni , e fopra  il  tutto  vergogna,  "e  penti- 
mento . Il  terzo  è quell’Amore , che  colando  d’ambeduo 
le  nature,  non  è così  propenfo  all’honerto,  che  efcluda  to- 
talmente il  delettabile , ne  lafcia  operarè  in  forma  alla  ra- 
gione , che  nieghi  affatto  le  proprie  fodisfazioni  al  fenfo  , 
sì  che,  effendo  mirto , produce  effetti  proportionati  alle  fue 
caufe  : dà  piacere,  e dolorei  rifo,e  pianto;  dolce,  ed  amaro  : 
fecondo  che  èconneffo  alla  ragione , & al  fenfo . Tutto  ciò 
viene  ingegnofamente  comprobato  da  Clan  diano , che  por- 
tando fiotto  poetica  allegoria  querta  opinione  di  Piatone^, 
dice  nel  Poemetto  de  Nupt.  Hon.  & Mar.  che  nel  giardino 
di  Venero  : 

Labuntur  gemini  fontes , hic  dulcis  , amarus 
Alter  , & infujìs  corrumpit  meli  a venenis  : 

Vnde  cupi  dine  as  armanti fama  fagittas  . 

Siche  fe  gli  Arali  amorofi  fi  temprano  in  querti  fonti  di  li- 
quor e dolce  , amaro,  e mirto,  come  dimoflra  chiaramente  il 
verfo . D 2 Vnde 


28 


GEMME  ANTICHE 

Vnde  cup  idi  ne  a s armauit  fama  fagittas  . 

Segue  per  infallibil  confeguenza , che  di  tre  forti  fiano  gli 
Arali  di  Venere , ciafcuno  de’  quali  poi  fìilla  nell’animo  con 
le  paffioni  amorofe  quelle  qualità  > ch’hà  pigliate  dagl’hu- 
mori , doue  è flato  infufo . 

Si  nobilCammeo  conferuafì  hoggi  fra  le  Gemme  dell’Ec- 
cellentiflìmo  Si g.  D.Flauio  Orlino  Duca  di  Bracciano  coiu 
l’altro  di  Leda,  che  apprefTò  vedremo . 

51  LE  TRE  GRATIE  abbracciate  in  vn  nodo  fonocosì  de- 
fcritte  da  Claudiano  : 

I dalia  iuxtafamula  , triple xqu  e vìcijftm 
Nexa  fui)  ingenti  requiefcit  Grafia  quereli  . 

Ma  vedendoli  vna  di  loro  armata  d’elmo  , l’altra  col  pomo 
in  mano,  hanno  dato  moriuo  di  credere  eflèr  le  tre  Dee  Pal- 
lide , Venere  , e Giunone  , li  tre  maggiori  beni  della  vita-# 
Sapienza,  Bellezza,  Ricchezza , che  non  poffono  andar  di» 
fgiunte , ne  l’vna  fenza  l’altre  poffederfi  , e che  il  Sauio  fola, 
l’ottiene,  fecondo  il  voto  di  Socrate  nel  Fedro:  0 amice 
Pan  , & aly  omne?  ? qui  locum  hunc  coliti s , T)y  date  mihi , 
'Vt  pulcher  intus  efficiar , & quaeunque  extrinfec  'us  habeo  , /«- 
trinfecus  fini  amica  . Diuitem,  autem  fapìentem'  follimi 
exiflimem 

)f  ERMAFRODITO  . L’Ermafrodito  giacente  vien  figli* 
rato  à fimilitudine  di  Venere  fua  madre  con  gli  Amorid’vno 
fuona  la  lira,  l’altro  infpira  li  calami  della  Siringa , il  terzo 
col  ventaglio  eccita  Paure , e nutrifce  il  fonno . Benché  ne’ 
primi,  e puri  coftumi  de’Romani , gl’Ermafroditi  foffero  ri- 
putati moftri  , & abietti  fra  i prodigi , dopo  hebbero  luogo 
fra  le  delicie , come  ferine  Plinio  , riceuuti  in  Roma  li  viti] 
degli  Affatici,  e de’Greci , che  ne  formarono  ftatue,  & ima- 
gini.  Leggefi  vn’Epigramma  Greco  di  Filippo  fopra  vna 
ilatua  di  vo’Ermafrodito , clf  era  nel  Bagno  , portando  nel 
nome,  e nel  corpo  h doppia  natura  di  Mercurio?  e' dà 
Venero  » 


V/ris 


2$ 


F^GF  RATE 

Virìs  Mercurìus fum  , MulierìbusveròVenus  videor s 

Vtriufique  enìm fero  fymbola  mihi  parenti s . 

Propterea  nonabfurdè  me  Hermaphroditum  pofuere 

Viris,&mulieribus  comunibus  lauacris filìum  ambìguum  * 

Vn’altra  Ratua  antica  di  marmo  di  Ermafrodito  al  natu- 
rale , e delicato  fi  vede  in  Roma  nella  Villa  Borghefo  : 
giace  in  vn  letto  difieforipofando  , fenza  occultare  l’vna  , e 
l'altra  natura. 

LEDA . Gioue  amando  Leda  figliuola  di  Tindaro  Rè  de»  ^ j 
Laconi  , trasformoffi  in  Cigno  , e godè  del  fuo  amoro  » 
come  è noto  nelle  fauole  j e dimofira  rimmagine  nel  fenfo 
del  feguente  Dittico» 

tAfpice  : Leda  louem  fi  Lì  a fiub  imagìne  Cycnì  y 
In  gre  mio  falfam  credula,  fouit  auem  . 

Il  Cammeo,  da  cui  fi  è ritratta  quefta  bella  immagine  , con- 
feruafi  fra  le  Gemme  dell’EecelJentiffimo  Sig.  D.Flauio  Or« 
fino  Duca  di  Bracciano , il  quale  rifplende  non  folo  nel!a_> 
grandezza  desiatali  ? ma  infieme  ne'varij  ornamenti  del  fuo 
nobililfimo  fpirito . 

AMORE  VINCITORE  riporta  le  fpoglie  , eli  trofeo  * 54 
hauendo  difarmato  Marte . Quello  che  fi  è detto  auanti  dì 
Venere  Vincitrice,  può  applicarli  bora  ad' Amore  vincito- 
re , e Rendo  la  medefima  poflTanza  : e mi  pare  ù propofito 
l’Epigramma  di  Filippo  * 

Spoli ante  s coelum  vide  quomodo  armis  Amor  e s 
Ornantur , Immortalìum /poli a ferentes  %. 

Phosbi  arcum  ferunt , Iouis  fulmen , Manu 
Arma , & gale  am  = 

Amore  fpoglia , e vince  Marte  5 mitigandolo  , & accompa- 
gnandolo con  Venere . Cosi  lodefcnue  Lucretio  inuocan-* 
do  la  Dea  : 


N am 


30  GEMME  ANTICHE 

Nam  tu  fola  potes  > tranquilla  paceiuuare 
Mortale s : quonìam  belli  fera  munera  Mauors 
Armipotens  regit  : in  gremium  > qui f (epe  tuum  fe 
Reijcit  eterno  deuicìus  vulnere  Amoris  • 

5 AMORE  SVONA  LA  LIRA  CAVALCANDO  IL 
LEONE.  Due  principali  potenze  di  Amore  fi  propongono 
nella  prefente  Immagine: La  prima  derma  dall’armonia  della 
fua  lira,  l’altra dalfimperio,  ch’egli  tiene  fopra  gl’affetti  , do- 
mando foauemente  li  più  fieri,  efeluaggi,  onde  preme  l’afpro 
dorfo  del  Leone  di  tutte  le  fiere  ferodifimo . 

Della  lira  di  Amore  ci  dimoftra  vna  pittura  Paufania  nel 
tempio  diEfculapio  appiedo  Epidauro,  nella  quale  Paufia-. 
illuftre  Pittore  haueua  dipinto  Cupidine,  che  gittati  l’arco  •» 
e gli  firali  , fuonaua  la  lira  : In  eo  Paufla  pi  fiorir  opus  : Cu- 
pido abietto  arcu  5 & fagittis , lyramtenens  . Così  Amore_> 
fopra  il  Leone  vedeuafi  fcolpito  in  vna  gemma  defcritta_, 
da  Argentario}  qui  metricamente  dal  Greco  Epigramma»» 
tradotto  « 

fluid  video  in  gemma  baci  Amor  eji  auriga , Leoni 
Infldet , & freenis  ora  fuperba  regit . 

Vnamanus  flagro  cedit , moderatur  habenas 
Altera  i nulla  magis  figna  piacere  queant  • 

Sed  metuo  ìmmitem  puerum  : Mortalibus  agris 
Quid facies  qui fic.corda  ferina  domati 

Contuttociò  » più  à me  piace  l’argomento  della  nofira_? 
gemma,  oue  meglio  la  Reai  fiera  diuiene  manfueta,  non  con 
rigido  flagello , mi  con  la  dolcezza  d’armonica  lira,  infe- 
gnandoci , che  gl’animi  grandi  non  cedono  ad  alcun  con- 
trailo, e che  con  dolce  imperio  vbbidifcono  al  freno  ... 

Bora  douendofi  riportare  l’vna,  e l’altra  potenza  d’Amo- 
re  alla  moralità  della  vita  humana  , ricorriamoà  Piatone-»  > 
& al  Tuo  Agatone,  che  nel  Comiiuio  fi  Amore  non  folo  in- 
ventore della  Mufica , e della  Poefia  , ma  infieme  Poetai  > 
e maefiro  de’Poeti  5 donandogli  i numeri  e l’armonia . E 

meglio 


P IGF  RATE.  31 

meglio  ancora  Socrate  nel  dialogo  della  Republica,  ouero 
del  Giulio  infegna  che  il  retto  Amore  per  fua  natura , tem- 
peratamente , e con  ragione  MulTca  ama  la  bellezza.;: 
Reflui  autem  Amor  ipfa  fua  natura  temperate  ac  mufìcè 
amat pulcbrum  , atque  decorum  . Inalza  però  egli  quello 
Dio  alla  fouranità  delle  sfere  , e della  celelìe  Vrania  , alhij 
cui  proportione , e confonanza  lì  regola  l’anima  humana . 

La  onde  Amore  premendo  il  dorfo  del  Leone  , corno 
dotto  Rettore>  e fapientilfimo  Mufico  tempra  la  fierezza-» 
ed  intemperanza  delFappetito  , chefuriofamente  lì  volge  al 
piacere  difordinato?onde  fegue  il  Filolòfo  : Nihìl ergo  furio- 
fum-yvel  intemperanti <e  proprìum  re flu  Amori  ejl  admouendu?n . 
In  confermarione5-  e pregio  di  quello  Emblema  riportiamo 
apprdfo  il  fuperbo  medaglione  della  Regina.  Christina 
Avgvsta  di  Svezia»  la  quale  fuccedendo  al  retaggio  de’fuoi 
Regni  ) fi  rapprefema  in  habito  dì  Ninfa  fuccinta  ) che  con 
foaue  imperio  ) mà  forte  braccio  5 frena  , e regge  quattro 
ferociflfìmi  Leoni , rapprefentantì  gli  fiati  di  quella  vallai 
Monarchia  col  bellidìmo  Motto  : 

NON  S I N IT  ESSE  FER  OS. 

Refia  che  riconofciamo  graLri  pregi  del  defcritto  Cam- 
meo , il  quale  non  folo  è bagolari dumo  per  l'argomenta  5 & 
allegoria)  che  in  fe contiene  , ma  è ammirabile  ancora  per 
l’intaglio  3 ed  artificio  della  fcokura  , portando  Ceco  il  ca- 
rattere el  nome  dell’Autore  Greco , che  lo  fece  : e fcolpì 
nADTAPXOC  EQOIEI  Plutarco  faceua  : così  fc rit- 
to in  dialetto  Dorico  in  vece  di  H A O Y T A P X O S . 
Nè  minore  è la  Rima , e la  lode  del  Signore,  che  pof- 
fiede  sì  pretiofa  gemma  . Il  Signor  Pietro  Andrea  Andreini 
vgualmente  adorno  di  eruditicne  e di  ogni  nobile  fiudio  , 
e coftume  5 il  quale  effondo  vfato  fauorirmi  ? fi  compia- 
cque à me  inaiarla  dì  Napoli,  e dal  fuo  fcel'to  M'ufeoà 
Roma  , per  tradurla  in  difegno,  e per  recar  maggior  lufiro 
ali’altrC  gemme  9 che  rifplendono  nella  prefinte  Opera  « 

MEDA- 


32  AGEMME  ANTICHE 

56  MEDAGLIONE  della  Regina  Chrifìina  Augura  di 
Suezia^. 

IL  Gl  VOGO  compagno  d’Amore  viene  rapprefentato 
alato  , e conformafì  alla  deferitone  di  Orati© , volando 
egli  inficine  con  Amore  intorno  à Venere 

Stue  tu  mauis  Erycina  ridens 
ffuam  locus  cìrcumuolat  , & Cupido  « 

Tale  con  la  mafehera  al  volto  fi  vede  delineato  il  Giuoco  tra 
gliAmoriin  vn  marmo  antico,  vedendoli  due  fanciulli  : i’vno 
de’quali  Tuona  la  lira , l’altro  fcherza  con  vna  lama  nello 
mani,  fcrittoui , AMOR  VENVS,  e fopra  quella  lama- 
. LVSVS . 

5*>  AMORE  SOPRA  IL  DELFINO  . Così  Amore  figno- 
reggia  vgualmente  la  terra  , e dimoftra  il  fuo  potere  fopra^ 
Eacqueco’l  Simbolo  del  Delfino,  fecondo  che  elegante- 
mente  deferirle  Tzeze  : 

Nudus  Amor  , oh  hoc  ridet , & gratiofus  ejl  ; 

Non  enìmhabet  arcus  , ignitas  f agiti  as  ; 

Nec  frujlra  mani  bus  cohibet  ‘Delphinem  , & fiorem  : 
Hoc  enim  T erram  , ilio  vero  mare  habet . 

5 9 CARRO  D’AMORE  TIRATO  DA  DELFINI . Negli 

antichi  marmi  fono  fcolpiti  belliffimi  fcherzi  maritimi  con 
Venere,  e con  gli  Amori,  li  quali  frenano  particolarmente^ 
li  Delfini  perelTere  quello  pefcein  mare,  &in  cielo,  ancora 
fegno  amorofo  fecondo  che  fcriueOuidio  : 

f)uem  modo  calatum  Jìellis  Delpbina  videbas , 
isfugiet  vifus  noEIe  fequente  tuos . 

Seufuit  occultis  felix  in  amoribus  index 
Lesbida  cum  domino , feu  tulit  ille  lyram  . 

Fu  anche  il  Delfino  confacrato  à Venere  madre  d’ Amore  f 
e Dea  Marina . 

5*0  GENTI  CACCIA  . Si  rapprefenta  in  quello  intaglio 
io  fcherzo  d’vna  caccia  d’Amori,  che  follecitano  li  cani 

contro 


contro  due  Cerui,vna  VoIpe,&  vn  Cighiale  . Simili  giuochi 
di  fanciulli  alati  fono  fcolpiti  ne’pili , e marmi  antichi  , non 
folo  di  quelli,  che  appartengono  à Venere,  à Bacco,  & alle 
Ninfe,  ma  lotte,  caccie,  corfi  di  nani,  bighe  , quadrighe 
nel  Circo , alcuni  de’quali  efibifce  il  Panuinio  nel  libro  de? 
Giuochi  Circenfi  . Sopra  il  cofiume  di  ellì  ci  dà  qualche^ 
luce  Martiale  in  quell’Epigramma  intitoiatoiTk  LudoPuero - 
rumcum  luuencis , donde  lì  raccogliecfière  (lati  in  vfo,  e che 
elfi  correuano  nel  Circo  fopra  Tori , li  quali  erano  manfue- 
fatti  da  i maellri  delle  Fiere, ammaeftrando  Tigri,Leoni,Pan- 
cere  à tirare  le  carrette,  come  vediamo  aurigare  ii  fanciulli  » 
fcolpiti  ne’ marmi  in  habito  d'Amori . Il  fenfo  miftico  ds 
limili  fcherzi  puerili  ci  apre  Filofirato  in  quella  elegantif- 
lima  pittura  degliAmori,riferendo  i loro  giuochi  alla  ragione 
naturale  , & argomentando  che  fiano  li  varij  Genij  prepoili 
alla  natura  bum  aria  in  tutti  gli  afletti , come  lì  dichiara  nella 
feguente  immagine. 

GEN1I . G1VOCG  . Li  giuochi  di  quefti  fanciulli  fi  fono 
delineati  da  vna  bellifiima  palla  di  vetro  di  colore  d’ambra 
nello  Studio  delle  Antichità  del  Sig.Gio:Pietro  Bellori  . Vi 
fono  fcolpiti  Lottatori , e Pugili  ,efprimendo  vanamente  li 
moti  delle  tenere  membra  nello  firìogerfì  con  le  braccia  , e 
percuoterli  con  le  mani . Così  erano  vfati  li  fanciulli  eferci- 
tarfi  nel  Ginnafio  , e vi  è finto  vno  di  loro , che  fa  l’vfficio  di 
Proginnafte,  & di  Maefiro,  affillendo  con  la  sferza,  corno 
vedremo  nella  feguente  immagine . Vi  fono  ancora  propelli 
li  premi]  à vincitori , mentre  vn’  altro  porta  la  corona  , e la 
palma . Sopra  due  colonne  fono  collocati  altri  premiano  de8 
vali,  chefoieuano  darli  ne’ facri certami  Olimpici  ,e  Pitij 
vn  dardo  , & vn  arco  , dono  appropriato  à gl’Amori . Euul 
vn’altro,  che  druzzola  vn  cerchio  per  terra  , Se  auanti  fopra 
vn’altra  colonnetta  è polla  vna  conca,  la  quale  fembra  piena 
di  humore  ,dTendouì  vno  apprelfo  , che  vuota  vna  in  altra,, 
tazza . Lì  giuochi  9 Se  efercitij  de’fanciulli  fi  cekbrauano  in 
Olimpia,  e furono  introdotti  dopo  l’età  di  Fidia  Scultore  » 
che  fece  ilGioue  Olimpiojcome  auuertifce  Paufania,iJ  quale 

lì  pone 


GEMME  ANTICHE 


3 4 

pone  alcune  memorie, e ftatue  de’fanciulli,  che  confeguirono 
la  palma  nel  corfo,nellaLotta,e  nel  combattimento  deiCefto  . 
Qui  fono  effigiati  tutti  nudi  in  forma  d’AinorLcon  Tali,  forfè 
per  lignificare  il  genio,  che  necefianamente  fi  richiede  à cia- 
scuno, & in  ogni  difciplina,  così  dell’animo,come  del  corpo  . 
Mi  unione  à quefìa  credenza  l’immagine  fopra  accennata  di 
Filofirato,  non  meno  vaga,  che  dotta, doue  fra  gl’altri  giuochi 
vi  fono  dipinti  Lottatori , e nell’aprirne  il  fenfo , dice  che 
molti  fono  gl’ Amori  figliuoli  delle  Ninfe,  li  quali  gouer- 
nano  tutto  il  genere  de'Mortali , e che  effi  molti  fono , per- 
che molte  ancora  fono  le  cofe  amate  da  gl’huomini,  e che 
l’Amor  celefie  fi  occupa  in  cielo  intorno  le  cofe  diuine . Que- 
lli dunque  fono  per  parere  di  Filofìrato  gl’Amori , & Genij 
fiumani,  e con  lui  fi  accordano  li  Poeti , poiché  Silio  Ita- 
lico ne  defcriue  vn’efercito  volante  per  lo  cielo  : 

Mittit  fe  calo  nìueìs  exercitus  alis  . 

Starlo  ne  pone  ancora  vna  fchiera  intorno  il  letto  di  Venere, 
che  fempre  l’accompagna  : 

Fulcro, , torofque  Dc«e  tenerum  premit , agmen  Àmorum  . 

Claudìano  vuole  che  vno  fia  nato  di  Venere  , il  quale  faetta 
gli  Dei , e li  Regi , e che  gl’altri  fiano  figliuoli  delle  Ninfe, 
€ che  ferifehino  la  plebe  degrhuomini  per  le  cofe  amate  da 
<gffi  , accordandoli  del  tutto  con  Filofìrato  : 

Mille  faretrati  ludunt  in  margine  fratres 
Ore  pares  , habìtu  fimìles  , gens  mollis  Amovum  ; 

Hos  Nympha  pariunt , illum  Venus  aurea  folum 
E di  diti  ille  'Deoìi  cflumque  & fiderà  corna 
Temperata  &>fummos  tugnatur fìgere  Reges  9 
Hi  plebem  feriunt  i 

LOTTATORI»  Con  quefH  due  fanciulli  vièfcolpito  il 
Progimnafle , ò Prefetto  delia  Lotta  con  la  sferza  in  mano, 
Infegnando  ad  effi  li  moti  delle  braccia  , e deli’altre  mem- 
bra e Taleefercido  della  Palefira  era  proprio  de’fanciulli  no- 
bili, come  afferma  Pannenione  appreffo  Terrendo . 

Fac 


35 


FIGURATE. 

Fac  perìculum  m litterìs  > 

In  Palejlra  > m Muficis , 
liberum /ciré  equum  eft 
Adolefcentem  : 

Scriuc  Plinio  di  Saliamone  > che  dipinfè  Fpìfìatem  exercen* 
lem  Athletas , 

PVTTO  GIVOCATOREo 

PSICHE.  L’ali  della  Farfalla  attribuite  à PEche  fono  Em- 
bolo dell'immortalità  dell'Anima  : come  E è detto  di  fopra^ 
nell’altra  immagine  ? tanto  per  dière  di  natura  aerea  , quanto 
perche  rinafee  dal  proprio  feme  immortalmente . VedeE  qui 
l’Anima  fidfa  lagata  à modo  di  fchiaua  , con  le  mani  di  die- 
tro» prigioniera  delle  paflìoni  del  corpo,  e del  fenfo  iiu 
quella  vita,  non  eleuata  in  alto»  ma  genufletfa  , & humile 
alle  cofe  terrene  , come  dottamente  va  filoftrando  Virgilio, 
la  fua  celefìe  origine  , e la  carcere  del  corpo  con  gli  affetti . 

Igneus  ejl  ollis  vigor  , ò*  ccele/Hs  origo 
Seminibus  : quantùm  non  noxia  porpora  tardant , 

Terreni que  hebetant  artusy  moribundaque  membra . 
llinc  metuunu  cupiuntque  dolente gaudentque  , nec  auras3 
Refpiciunt , claufa  tenebris , & carcere  caco  . 

CERERE  con  le  Spighe,  e con  Si  Papaueri  in  mano,  viene 
dipinta  da  Poeti  Greci , Theocrito  : 

Et  ipfa  rideat  mani puh s , c V Papanera  vtraque  mamt 
geflans  . 

Et  Callimaco  : 

Floreas  coronas  , & Papauera  manìbus  tenens . 

Scrine  Clemente  Aleffandrino , che  fra  li  doni  E offeriuano  à 
quella  Dea  > il  Papavero  era  il  più  accetto  : onde  Virgilio  lo 
chiama  Cereale  Papauer . FauoleggianE  moire  cofe  di  que- 
fio  fiore , il  quale  gufiate  da  Cerere  , le  tolfe  la  fame , e col 
fonno  le  fè  dimenticare  il  trauaglio  della  figliuola  rapita--  » 
Ouid»  Fa  fi. 


56  AGEMME  AN  TICHE 

llla foporiferum  paruos  ìnitura  penatesi 
Colli git  agrejlileue  papauer  humo  . 

"1 ~)um  legit  obliìo  fertur  gujìafje  palato  , 

Longamque  ìmprudens  exfoluijje  famem , 

E il  Tonno  molto  accominodato  al  nutrimento , fa  obliare  i 
mali , cd  è attribuito  à quella  Dea  per  elfere  i!  Papauero  ro- 
tondo à fimilitudine  della  terra  5 contenendo  innumerabili 
lemi  dipinti  con  fimbolo  di  fecondità  , conforme  nella  figura 
antecedente  di  Venere , e di  Amore  fi  è annotato  . 

SPERANZA.  E aliai  frequente  l’immagine  delia  Spe- 
ranza nelle  medaglie,  ma  nel  nollro  niccolo  fono  di  piu 
fcolpite  le  fpige  pendenti  dalla  mano  di  dietro , propria- 
mente detta  Spes frugum  5 onde  Tibullo  : 

Spes  alìt  Agri  col  as  ifpes  fulcis  credit  aratis  , 

Semina  qua  magno  f cenare  reddat  ager  . 

Horatio . Spem  mentita  feges . e Manilio  : 

Necfolum  terra fpem  crediti  inania  vota 
c Aruorum  ingenerai Jludìumi  rurifque  colendi , 

Semina que  in feenus fulcatis  reddere  ferri s 5 
Vfuramque j equi , maiori forte  receptis 
Frugibus  innumeris  . 

67  FORTVNA.  Il  corno  d’abbondanza  dichiara  elfere  in 
mano  deilaFortima  ogni  bene, e felicità . Il  temone  della  nane 
lignifica  , che  hà  il  gouerno  dei  mondo  > come  fi  vede  in 
altre  Tue  immaginbcol  temone  iitelfo  apprelfo  il  globo  . Pau- 
fania  racconta  che  apprelfo  il  fiume  Lilfo  , fu  già  il  tempio  , 
e la  fiarua  della  Fortuna  Gouernatricc  di  tutte  le  cofe  > & vif 
altra  ne  fii  in  Atene  memorata  da  Filofìrato . Il  primo  , che 
limboleggsò  così  la  Fortuna  fu  Bupalo  Scultore  > ina  Gioue» 
naie  hebbe  vna  megliore  opinione  dì  colici  : 

Nullum  numen  habes  : fi fit  Frudentiafed  tey 
Nosfacimus  Fortuna  Deam  > caloqus  locamus  • 

68  FORTVNA  D’ANTIOCHIA  . Aaeei  toyxh  antiòkeONV 
cioè  Fortuna  difci\dicrice  dedali  degli  Antiocheni.  Quello 

co» 


F I G V R A T E 


37 

cognome  fu  fpdfo  attribuito  ad  Apolline, & Bercele,  Geni], 
& Dei  dteKiKctw  ; poiché  credeuano,  ch’effi  difcacciafiero  le 
cofe  nociue,  come l’vno  faetcò  Fifone,  e l’altro  vocile  fiere, 
emofiri.  Paufania  cita  Pindaro,  che  cognominò  la  Fortuna 
Pherepolin  Tutrice  delle  Città  , e leggefi  predo  il  Golrzio 
toyxh  mhti  onoAEflN,&  apprelfo  ilTriftano  a r A ©h  t o yxh 
tepebentihnìIn  KApxEAON,Buona  Fortuna  de’Terebentini 
Cartaginefi.  Nel  refio  fi  vede  la  Fortuna  in  quella  forino^  , 
che  Lupaio  Scultore  fece  la  fuaftatuaà  gli  Smirnei  col  polo 
in  capo,  & col  corno  d’Amaltea  » dichiarando  ii  beni  della-. 
Fortuna . 11  temone  coi  globo  gli  fu  attribuito  da  coloro  , li 
quali  credeuano  eh’  ella  gouernafie  l’vniuerfo,  & in  quello 
modo  viene  fcolpita  frequentemente  nelle  medaglie  , e nelle 
fiatue , e col  temone  ancora  fi  dipingeua  la  Fortuna  Reduce  » 
Ma  fi  rende  tuttauia  più  curiofoquefio  intaglio  in  Entropia , 
effendo  fcolpito  da  ambedue  i lati  conia  Tegnente  figura, e la 
pietra  è ia  metà  grande  deirimmagine,che  qui  fi  vede  . 

CIRCOLATORE.  eytyxi  mapkeaae  eiphnh.  Buona 
Fortuna  Marcello,  pace . Pare, che  quefio  Marcello  folle  An- 
tiocheno , e che  quefia  tdfera , ò Embolo  gii  fofib  dato  da 
qualche  Tuo  amico  , onero  amica  con  pregargli  buona  fortu- 
na, difefa,  pace,&profptrkà  . Trouanfi  alcune  pietre  anulari 
con  lettere  caue,  e di  rilieuo  coi  medefimo  augurio  di  buona 
fortuna  fenza  figura  alcuna,  ma  con  femphei  nomi . Leggefi 
in  vn  niccolo  à caratteri  bianchi  rileuati  eiPhnh  Eroe, Pace, 
& Amore;  firn  ili  erano  gli  anelli , che  fi  donammo  dagli 
amanti  in  pegno  di  amore  , & di  fede,  hauendone  Ouidio 
formata  vna  Elegia,  che  comincia  : 

Amie formofa  digitum  vinfìure  puelìay 

In  quo  eerifmdum  nil  nifi  dantis  amo? . Et  nel  fine  ; 

Irrita  quid  voueo  ? paraurti  proficìfcere  munti s % 

Jlla  datarti  tscum  fentìet  ejje  fidem  » 

Quelli  anelli  fi  tenevano  con  gelofia  che  non  follerò  mofirati 
ad  alcuno , come  fi  raccoglie  daH’Afinaria  di  Plauto  adii 
patti  di  quel  Giouìne  « 

Spe- 


38  GEMME  ANTICHE 

Spe&andum  ne  cui  annulum  dety  ncque  roget  » 

Ma  gli  anelli , ne’quali  fi  pregaua  femplicemente  à gli  amici 
pacej  & buona  fortuna  fi  può  credere,  che  fi  daflèroloro 
andando  lontano  ; come  era  folito  pregarli  profperità  . Si 
daua  loro  ancora  il  ritratto  del  volto  : come  il  Tomafini  con 
Fautorità  di  Seneca  fi  ftudia  prouare  nei  fuo  libro  DeT exeris: 
Amicos  per  egre  abeuntibus  imagìnsm  fu  am  donajfe  indicat  Se- 
neca Ep*  40.  quam  fine  dubio  circumferebant  in  annuìo  . Hora 
venendo  alla  fpofitionedellafigura,pare,che  quelli  polfa  ef- 
fere  vno  de’Circolatori  : che  couduceuano  intorno  le  Fiero 
manfuefatte  per  piacere  del  popolo , e per  ritrarne  guada- 
gno. Di  vno  di  colloro  parla  Apollonio  Tianeo  apprelfo 
Filolìrato,  inducendo  quel  Leone,  in  cui  era  Fanima  del 
Rè  Amali  s de  vno  in  Egitto,  lo  mollraua,  conducendoio 
legato  come  vn  Cane  manfuetiffimo  ; onde  quello  Leono 
non  folo  accarezzaua  il  fuo  gouernatore , ma  chiunque  gli 
andana  incontro  : Vir  quidam  Leonem  manfuefaEìum  ex  loro 
voluti  canem  quocumque  volebat , ducebat . Leo  autem  non  modo 
ei  j qui  fe  ducebat  blandiebatur  , fed  cdteris  omnibus , qui  ob-> 
uiam  accejfiffent , tali  modo  vir  mercedem  qudrens  , Con  tutto 
ciò  panni  più  rollo,  che  la  noltra  figura  ci  rapprefenti  vno 
di  quei  maellri  delle  fiere  , che  le  doma  nano , e rendeuano 
docili , e delire  à volgerli  ne’giuochi , & à condurre  le  car- 
rette legate  al  giogo  , per  dar  piacere  nel  teatro , e quelita 
erano  Tigri , Pardi , Cinghiali , Orli , Leoni , & Elefanti , 
de’quali  intende  Marnale  Defpefiaculo  : 

Pitto  qubd  tuga  delicata  collo  , 

Pardus  fujlinet , improbxque  T igres , 

Indulge»  t pati  enti  am  flagello  : 

Mordent  aurea  quòd  lupata  Cerui , 
fìuod  frani s Libyci  domantur  V rft  5 
pt  1 quantum  Calydon  tuliffe  fertur  • 

Par  et  purpureis  Aper  capiftris 
T urpes  e JJeda  quod  trahunt  Bt fonte s : 

Et  molles  dare  tuffa  quòd  choreas , 

Nigro  bellua  nil  negai  magifro  : 

j9 ut s fpe  Eiacula  non  puiet  Deorum  ì E 


39 


PIOVRA  T E . 

E quell’altro  Epigramma  del  Leone  » che  cornimela 

Ver  beva  J e curi folitur  Leo  j 'erre  magìjlri , 

Infertamque  pati  blandus  in  ore  manum  . 

11  ooftro  Gitiocolatore , ò fìa  maeflro  deirOrfo  con  vna 
mano  adopera  il  flagello»  con  l’altra  tiene  l’efca,  due  pezzi  di 
carne,  incitandolo  con  le  sferzate,  & adefcandolo  à ballare,^ 
ì far  giuochi,  e falti  . Egli  ha  vn  braccio  ignudo , l’altro  fa- 
feiato , ed  inuolto  con  vn  cingolo  di  cuoio  > ò di  ferro  per  di- 
fenderli  dagFartigli  della  Fiera  nell’auuentarfì  all’efca  . Si 
cinge  ancora  lo  flomaco  , e l’inferìori  parti  delle  gambe,  e li 
piedi  con  le  calighe  dette  reticolate , di  cui  pare  che  parli 
Trcbellio  Politone  in  Gallieno?  Caligar  gemmata!  arine- 
% uit  » cum  compage  s reti  culo  s appellar  et . 

LIBERTA.  La  Verga,  e’1  Pileo,  chela  Dea  Libertà 
tiene  nelle  mani , rapprefenta  l’antico  coflume  de’Serui  fatti  ' 
liberi , pigliando  il  Littore  vna  verga  chiamata  Vindi&a , e 
percuotendogli  la  tefta  , e la  fpalla,  il  feruo  li  copriua  il  capo 
eoi  pileo  *e  diuentaua  libero  « Glaudiano  nel  Confolato  di 
Honorio  degantiflìmamente: 

Tefajlos  ineunte  quater folemnia  ludit 
Omnia  Libertas  deduEìum  vindice  nomen 
Lex  celebrai  ì famulufqueiugo  laxatus  herìlì 
Ducijur  , & grato  remeatftcurior  i6fu » 

T rijlis  conditio  pulfata  fronte  recedit 
In  ciuem  : rubuere  gena  , tergoque  remouìt 
Verterà  romiffi  fall x ìniuria  voti  » 

Qui  rapportiamo  l’antico  coflume  de;  Giuochi  Roma- 
ni , quando  il  popolo  affertionandolì  à vittoriolì  Gladia- 
tori, &à  perfonaggi  del  Teatro  , gli  acclamaua  alla  li- 
bertà ? & il  padrone  à richieda  di  elfo  popolo  , li  fa- 
ce u a liberi  ; il  che  fi  può  conofcere  da  quel  vafo , con  la_* 
Palma,  dTendoFvno,  e Fabro  dato  in  premio  ne’Giuo- 
chi  : come  fi  veggono  in  medaglie  diuerfe  de’  fiacri  certami 
Quinquennali > c Pitij  limili  vali  palme,  ecotone  : Nel 


4o  GEMME  ANTICHE 

che  è da  notarli  che  li  forni  gladiatori  liberati  dall'arena,  & 
donati  rude , non  però  confeguiuano  la  libertà  infiemo  > 
fe  con  doppio  premio  non  era  dato  loro  anche  il  Pìleo , 
come  dittingue  il  Lipfio  con  l'autorità  di  Tertulliano  : Et 
qui  infìgniori  cuique  homicidce  Leonem  pofcit  , idem  gladia- 
tori atroci petat  raderne  ò* pileum premium  conferai  : Delle 

Palme  gladiatorie  parla  Lampridioin  Commodo  , il  qualo 
facendo  il  gladiatore , ne  haueua  acquittate  milita  . 

7 1 RVMILIA  ; Chiamauafi  apprettò  Romani  vna  Dea , la 
quale  haueua  la  cura  dialleuare  li  figliuoli.  Quello  nome 
deriuò  dalla  poppa,Ruma  dagPAntichi  chiamata . O fìa  que- 
lla la  FECONDITÀ  , vfandott  ne’fuoi  facrifìd  il  latte, come 
racconta  Plutarco  in  Romolo . Vedefi  nelle  medaglie,  e 
particolarmente  ne'rouefci  di  Fauttina , la  Dea  Fecondità 
con  due  bambini  al  petto  in  limile  ritratto , e Venere  Geni» 
trice  , Giunone  Lucina.» . 

yz  DIANA  EFESIA.  Li  Cerili  à piedi  di  quella  Statua, 
fono  vfato  (imbolo  di  Diana  j come  le  torri  in  capo  la  rap- 
prefentono  in  qualità  di  Cibele,  e’i  velo  pendente  sii  io 
fpalle denota i’ombre  norurne  rifchiarate  dalla  Luna.  Nel 
retto  quella  immagine  daU’alcre  e differente,  poiché  in  vece 
del  petto  pieno  di  mammelle  , viene  puntata,  e circondata 
da  fette  fafeie , quando  altri  non  vi  riconofca  le  poppe  pen- 
denti intorno  il  collo,  come  fi  vede  meglio  nell’aitro di fe- 
gno  impretto  nella  Diana  Efefìa  di  Claudio  Menetrè  . Ve- 
defi vna  medaglia  di  Gordiano  appretto  il  Trillano,  ftampata 
in  Apamea  coi  fimolacro  di  quella  Dea»dai  collo  à piedi, co- 
me il  nottro, puntato  di  minuti  globi,  e quello  eruditifs.Scrit- 
tore  acconfente  che  fìa  così  contrafegnato  di  mammelle  per 
la  fecondità,  chiamandoli  madre,  e nutrice  di  tutte  le  cofo  . 
Nelle  tre  lettere  notate  ACT  feguiteremo  la  interpreta- 
tione  del  Sig.  Gisberto  Cupero  nelle  medaglie  annetto» 
alla  fua  illuttre  opera  dell’Apotheofi  di  Omero , interpreta 
egli  ACTYPHNE  Ajìyrene  cognome  di  Diana  prefo  da_> 
Attira  della  Mifia  celebre  per  lo  (acro  luco  di  Diana  , di  cui 
fa  mai  rio  ne  Srabone  : Sequitur  Ajiyra  pagus , & lucus  Afty~ 

ren£ 


F I G V R A T E.  41' 

rena  Diana  Sacer . Ne  hà  dato  lume  il  Sig.  Patino  con  la.» 
medaglia  mezzana  di  Antonino  Pio  nel  cui  rouefeio  è figu- 
rata Diana  Efefia  con  lettere  ACTYPHNE  . 

CANOPO  il  Dio  , & il  Genio  della  natura  humida, 
veniua  però  egli  figurato  da  gli  Egitti)  con  la  teda  humana 
fopra  di  vn  hidria  ? ò vafo  di  acqua . Vn  piaceuole  miracolo 
di  quello  Dio  contro  i Caldei , che  adorauano  il  fuco  , vieti 
narrato  da  Giufiino  « Il  Grifone  fopra  di  cui  egli  è collocato  > 
muoue  con  la  zampa  vna  ruota  , & è (imbolo  della  Virtù  del 
Sole , procedendo  la  generatione  delle  cofe  dal  giramento,  e 
circolationc  dei  carro  folare  ; e perche  l’acqua  > e Fhumore 
non  può  operar  nulla  in  natura  fenza  la  medefima  virtù  dei 
Sole  per  quello  dai  Grifone  il  Dio  Canopo  è portato . 

SFINGE  . Gli  Egitti)  dipìnfero  la  Sfinge  col  volto  di 
Vergine,  e col  corpo  di  Leone,  denotando  la  virtù  dei 
Soie,  che  dà  principio  , e termine  in  quelli  due  fegni  alT 
inondatione  del  Nilo  . Della  ruota  folare, che  muoue  Tacque 
attribuita  al  Sole  fi  è detto  ndl’anrecedente  ritratto  . 

ARPO GRATE  tiene  il  dito  alla  bocca  in  contrafegno  di 
filentio , & ammonifeeà  non  parlare.  Ouidio  cosi  defcriuc 
la  fua  immagino  . 

Quìque premi t •vocem  , digitoque  /denti a fuadst . 

Il  Cornucopia  denota  l’abbondanza  de’bcni  che  dcriuano  dal 
tacere , e dal  parlare  à tempo , & giudiciofamente , fecondo 
la  fentenza  del  medefimo  Poetai  : 

Exirnia  eft  virtus  pr  aliare  /denti  a rebus , 

Et  cantra  granì  s e/i  culpa  tacenda  loqui  . 

Del  frutto  Pefco  : pollo  in  cima  la  teda  di  quello  Dio  fi  è 
detto  di  fopra»»  . 

SISTRO  . Le  quattro  verghe  del  Sidro  lignificano  li 
quattro  dementi , e la  rotondità  , che  li  circonda  fi  con- 
forma al  cielo  della  Luna , entro  di  cui  tutte  le  cofe  fi  tnuo- 
uonoalla  generatione.Scuoteuafi  però  ilSillro  ne’facnfici,di- 
mofirando  die  le  cofe  naturali  danno  fempreìn  moto.il  fiore 

F Loto 


4*  GEMME  ANTICHE 

Loto  pofìo  nella  fommieà  denota  la  virtù  del  Sole,  che  com- 
muoue  alla  generatione . Vn  belliflìmo  Sidro  di  metallo  fi 
vede  nelMufeodelleAntichità  del  Sig.Gio:Pietro  Bellori, che 
In  vece  del  Loto  è fcolpito  con  la  figura  di  vn  Gatto  in  volto 
humano,  perle  ragioni  addotte  da  Plutarco  nel  fuo  Trat- 
tato d’Ifide , e di  Ofiride  » poiché  fiotto  la  forma  di  quello 
animale  denotauano  la  Luna  per  la  fiua  variatione , per  la 
virtù  delle  fiue  fatiche  notturne  , e per  la  fecondità . Si  dice, 
che  il  Gatto  la  prima  volta  generi  vn  parto  folo , appretto 
due,  tré,  e quattro  , e confeguentemente  fiempre  vno  di  più, 
finche  ne  partorifice  fette  ad  vn  tratto  > onde  viene  à parto- 
rirne in  tutto  vcnt’otto  , numero  conforme  la  quantità  de’ 
giorni  Lunari  . Quedo  potrebbe  parer  fiauolofio  , ma  però 
le  pupille  de  gl’occhi  fiuoi  à luna  piena , li  veggono  rotonde, 
e larghe , & à luna  mancante,  (ceniate , e ridrette . li  Gatto 
con  faccia  humana  rapprefenta  ancora  i mutamenti  della 
Luna  edere  dall’intelletco  > e dalla  ragione  gouernati  . 

MITRA  . Si  veggono  in  Roma  in  diuerfi  luoghi  tauole 
dì  marmo  antiche  fcolpite  col  Dio Mitbra  de’Perdani  in  atto 
di  ferire  vnToro  prodrato  , che  viene  intefo  allegorica- 
mente per  la  virtù  del  Sole  fopra  la  terra,  e per  la  fecon- 
dità di  tutta  la  natura  , effendo  Io  deffo  Dio  Ofiride  degli 
Egitti;  ,e  Mitra  de’Perfiani , come  elegantemente  deferiue 
Sudo  : 

» ® „ feu  te  rofeum  T itana  ’uocari 
Gentis  Ache  meni  se  rifu  , feu  pra/lat  Ofyrim 
Frugiferum  , feu  Perfeifub  rupibus  antri 
Indignata  fequi  torquentem  cornua  Mithram . 

Diciamo  dunque , che  il  Bue  prodrato  è fimbolo  della  terra 
in  cui  penetra  il  Sole  col  fuo  raggio, e la  rende  feconda  .Vi  c 
però  figurato  il  Sole  idelfo  in  quei  modo,  che  da  Perfiani 
fìiedelìmi  veniua  adorato  col  nome  di  Mitra  , e col  pileo  in 
capo  vfàto  da  quella  gente,  ed  in  vede  fuccinta , fecondo 
vien  defcrictoda  Luciano  nel  Concilio  degli  Dei  : Mithras 
Me  Medus  » qui  indumento  Perflco  amici  us  , ac  tiara  redimi - 


F I G V R A T E.  41 

tus  ejì , Ma  Lutano  interprete  di  Statio  vuole  che  il  Tauro 
fìa  il  primo  fegno  celefte  calcato  , e prelfo  nella  Primauera 
dal  Sole,  & che  per  le  corna  taurine  s’intenda  la  luce , che 
la  Luna  riceue  dal  Sole  iflelfo , con  celia  di  Leone , come  in 
qualche  marmo  fi  vede  ; Mithree  fimulacrum  fingebatur  re- 
litti antìs  T auri  cornua  retentare , quo /igni fa  ab  atur  Lunam  ah 
eo  lumen  accipere  , eum  caperit  ab  eius  radiqs  fegregari . Erat 
enìm  Sol  Leonis  ojultu  cum  tiara  , Perfico  habitu , vtrifque  ma- 
nibus  bùui  s corna  a compnmens  : fi  qui  de  m Sol  principale fignum 
inculcai , & premit  Leonem  feilieet , ideo  quod  hic  Deus  ccete - 
ros  fui  nurninis , & potenti <2  impetu  excellat , vt  inter  reliquas 
feras  Leo  , vel  quod  fit  rapidum  animai , Può  nondimeno  il 
Toro  hauere  tutti  quefti  lignificati,  e dei  ce]  elle  fegno,  e 
della  Luna  , e della  terra , concorrendo  infieme  alla  gene” 
ratione  ; onde  nel  belliflimo  marmo  della  Villa  Borghefe  iti 
Roma, dalla  coda  del  Bue  Tergono  fuori  due  fpighe  di  grano 
mature , che  non  fi  riconofcono  nella  nolìra  figura  . Calca 
dunque  il  Dio  Mitra  , e preme  coi  ginocchio  quello  animale, 
e con  vna  mando  tiene  per  vn  corno:  e con  l’altra  ftringe 
il  pugnale , e gli  ferifee  lì  dorfo , con  che  vollero  lignificare, 
che  il  Sole  nei  fegno  del  Tauro  nel  mefe  d’Aprile , apre  la 
terra  grauida  , & col  fuo  calore  manda  fuori  li  femi  alla  prò» 
duttionc  delle  cofe  . Ma  perche  nelMefe  d’Ottobre  dopo 
la  maturità  delli  frutti , declinando  il  Sole  nello  Scorpione , 
li  femi  perduto  il  vigore , fono  dal  freddo  rinchiufi  di  nuouo 
à fecondarli  nelle  vifeere  della  terra , quello  effetto  viene 
lignificato  dallo  Scorpione,  che  fi  appiglia  alli  genitali  del 
Toro  , & fi  congiunge  alla  virtù  feconda . Nel  marmo  Bor- 
ghefiano  manifefìamente  fivedefopra  il  membro  genitale 
del  Toro  lo  Scorpione,  & di  più  Torto  novelliceli  il  Cancro  ; 
poiché  in  quello  fegno  nel  mefe  di  Giugno  » comincia  il  Sole 
à fimilitudine  di  elfo,  à poco , à poco  ad  allontanarli  da  noi? 
e la  virtù  folate  diffufa  nella  Primauera  nel  Tauro  , corniti» 
eia  à mancare  nel  Cancro , & affatto  nel  fegno  dello  Scoi» 
pione  fi  abbreuia,  & vien  meno  ; fopra  che  fi  veda  Macro- 
bio  ne’Saturnali  . E perciò  nel  medefimo  marmo  da  vn 

F % lato 


44  GEMME  ANTICHE 

lato  è fcolpita  vna  face , che  fi  folieua  in  aria  congiunta  alla 
tefìa  del  Toro,  dall’altro  lato  vn’altra  face  declina  verfo 
terra  congiunta  allo  Scorpione.  Ma  feguitando  gli  altri  Gie- 
roglifci , e figure  nella  nofira  immagine  efprelfe,  conforme 
la  naturale  magia  de’Perfiani , de’quali  fu  Principe  Zoroa- 
fire , vediamo  nel  medefimo  modo  dietro  il  Toro  , la  Te  Mu- 
dine intefa  per  lo  tardo  moto  deiì’Inuerno,  e’1  Cane  , che 
corre  à lambire  il  fangue  del  Toro  ferito  lignifica  l’alimento 
de  gli  animali  terrefiri,  come  per  lo  Delfino  intender  fi  pof- 
fono  quelli  dell’acqua  . Di  qua  , e di  là  fianno  in  piedi  due 
giouini  pileati , l’vno  manda  fuori  il  feme  dal  membro  ge- 
nitale , che  è il  principio  attiuo  > il  moto , & la  forma  della 
generatione;  l’altro  con  vna  mano  addita  , ò tocca  il  proprio 
fino  aperto  dalla  velie , & ignudo,  che  è la  donna  nella 
concettione , rinchiudendo  , & fomentando  il  feme  , & è il 
principio  pallino , & la  materia  : il  che  non  può  ella  efeguire 
lenza,  il  calore  ; che  riceue  di  fopra,  efpreno  nella  fiamma  , 
che  pare  nell’altra  mano  folleuata  . Nelle  quali  figure  fi  ri- 
conofce  hauere  conformità  fra  di  loro  li  mi  fieri  di  Afide,  e 
di  Mitra,  poiché  ambedue fignificauano  la  virtù  folate,  e 
del  calore  , e fi  fono  vedute  alcune  figure  , e fiatuetto 
d’Atide  col  feno  aperto  dalia  vefie,  denotando  forfè  la  fua 
doppia  natura  , la  qual  vefie  è limile  del  tutto  alla  prefenteo 
col  pileo  Frigio, quali  vniforme  col  Perdano  . In  alto  è col- 
locata la  tefia  del  Sole  radiata  in  profilo  con  la  sferza  dietro, 
con  la  quale  egli  fuole  concitare  i fuoi  dcftrieri  al  corfo,por- 
tato  velociffimamente  , e vinificando  col  fuo  calore  "herbe, 
le  piante , Se  gli  animali.  Di  rincontro  riguarda  la  Luna, 
che  con  l’h  umidità  fua  notturna,  e conia  fua  crefeenza 
Immetta  > & influifee  fopra  lecofe,  e tempera  la  decita,  e’1 
calore  talare,  onde  nafee  l’harmonia , e’1  temperamento 
dell’vniuerfo  . Ma  il  loro  congiungimento  fi  vede  piu  baffo 
nell’altra  faccia  del  Sole  rotonda  , e radiata  con  la  Luna  bi- 
corne , che  di  fotte  la  cinge,  chiamato  da  gli  Egitti;  il  con- 
giungimento  d’Ifidc,&  d’Ofiride , cioè  il  temperamento  na- 
turale s & congiuntione  propcrtionata  dei  caldo , & dell’hu- 


F IGF  RATE*  45 

snido . Sopraffino  fette  ftelle , ò fìano  li  Pianeti , ò l'Ethere 
col  fulmine  di  Gioue  ; poiché  il  cielo  col  fuo  influ/To  infpi- 
rando  la  terra, promoue  la  fertilità  . L'aria  viene  intefa  per  lo 
caduceo  di  Mercurio . Lo  /frale  lignifica  l'amore  , e’1  piacere 
che  fi  troua  negli  animali  nel  propagarli , come  deforme 
Lueretio  : 

Denique  per  maria , ac  montes  , fiuuiofque  rapaces  ? 

F rondi 'ferafque  domos  auium , campofque  virenteis  . 

Omnibus  incutiens  blandum  per  pefiora  amor  e m 

Efficis , vt  cupide  generati  m fa  da  propagete . 

Se  per  lo  frale  non  s’intende  il  Sagittario  , che  nel  tirarla 
faetca  , lignifica  la  vita  di  tutti  dipendere  dal  raggio  del 
Sole  . Sotto  Io  ftraie  vi  è vna  fìeila  con  vnAfpide  nella^ 
forma  che  fi  vede  efpre/fo  ne'Gieroglifici  de  gli  Egittij?intefo 
da  elfi  per  buono  Genio  falutare,  poiché  il  ferpence  è pieno 
di  fpirito  igneo  fecondo,e  nafeendo  fenza  feme,rinuoua  ogni 
anno  la  fpoglia  ; e però  più  fotte , è collocato  vn  cornuco- 
pia da  riempirli  nella  fecondità  della  /iasione  . Di  più  veg- 
gonlì  in  aria  l'Aquila  di  Gioue,  il  Corno  di  Apolline  ve  cella 
confecratogli  per  la  diuinatione,  come  affermano  Plinio  , Se 
Eliano,  e con  quefìi  vn  hafta  in  forma  T.  carattere  Tautico 
infieme  falutare , e fecondo , aggiuntoti!  fotto  verfo  la  coda 
del  Toro,  vn  chiodo  viminate,  intefo forfè  perla  conneffione 
perpetua  delle  cofe  fuperiori,  & inferiori . Eefia  in  vi  timo  il 
ramo  della  Palma  , nel  cui  mezzo  Ùa  appefo  vn  tefehio  di 
morte , poiché  cosi  rhuomo > come  tutto  quello  che  nàfce , 
8i  fi  genera  è foggetto  alla  Morte,  Se  alla  corriamone . Onde 
la  Palma  dimofira  , che  ella  nel  mondo  ha  la  vittoria  di  tutte 
le  cofe  5 e trionfa  onde.  Gnidio  : 

nacque  ruit  3 furibunda  ruit , totumque  per  orbem 
Fulminai , & cacis  caca  triumphat  equis . 

Da  quelli  Geroglifici  fi  polìfono  confiderare  infieme  li  quat- 
tro elementi  : il  Toro,  la  Terra  ; il  Delfino,  l’Acqua v,  il  Ca- 
duceo, l'Aria  3 il  Fulmine,  il  Fuoco,  e nelle  ftelle  i Pianeti,  fe- 
condo 


GEMME  ANTICHE 


^6 

condo  fi  auuicinano  all!  loro  legni  « Dietro  quella  immagine 
di  Mitra  nella  medefima  pietra  è fcolpito  il  Leone  , come 
nella  feguento. 

LEONE  MITRIACQ.Quefio  Leone  così  intagliato  nella 
parte  auuerfa  dell’antecedente  immagine  di  Mitra  pare  che 
con  l’Ape  in  bocca  pofTa  alludere  all’enigma  di  San fone  rife- 
rito dalle  facre  lettere  è forti  egre [fa  eji  dulcedo  . Così  nella 
bocca  di  Platone , di  Pindaro , e dell’ifielTo  Gioue  nato 
mellificarono  le  Api  aufpici  dell’Imperio  di  quello  5 e della 
lirica  dolcezza  di  quello.  Si  potrebbe  dire  ancora  che  que- 
llo leone  così  fcolpito  fotte  amuleto  fauoreuole  , e felice? 
poiché  nell’Orofcopo  fà  l’huomo  regio  3 e magnamimo,  e 
la  medefima  naturali  troua  nell’Ape  magnanima,  e regia. 
Douendofi  nondimeno  riferire  la  figura  à fenfo  diuerfo , di- 
remo , che  l’Ape  conuenga  con  gli  altri  animali  confecrati 
al  Dio  Mitra , di  cui  certamente  è (imbolo  il  Leone  fcolpito 
neli’iltefia  pietra  Elitropia  , che  porta  il  nome , e gli  effetti 
Polari , & perciò  fimil  pietra  era  molto  in  vfo  alla  vanità 
de’Maghi,  efiendo  Mitra  , e’ISolevno  fieffoDio,  che  con 
diuerfi  nomi  venina  adorato  fotto  la  forma  del  Leone  . Del 
Sole  in  qualità  di  Leone  difeorrono  Oro  Apolline,  e Ma- 
crcbio  , il  quale  dice  di  più  che  gli  Egitti;  comperarono 
quello  animale  nel  Zodiaco  in  quella  parte  del  cielo  3 doue 
principalmente  nel  corfo  dell’anno  , ferue  il  Sole  con  più  po- 
tente calore , chiamando  il  Leone  domicilio  del  Sole  , e ve- 
defi  in  vna  medaglia  diCaracalla  il  Leone  con  la  telfa  radiata 
col  fulmine  in  bocca,  invece  dell’Ape,  fecondo  li  diuerfi 
(imboli , e milieri  . Di  Mitra  in  ferma  di  Leone  paria  Ter- 
tulliano contro  Marcione  ; e Porfirio  ne’libri  dell’Aflinenza 
riferifee  che  gl’Initiati  fatti  partecipi  delli  mìfieri  dì  quello 
Dio  fichiamauano  Leoni . In  myfierijs  Mìthrx  communìonem 
quam  habemus  cum  anìmalibus fubindicare  volente s , per  atii- 
malium  nomina  confueuerunt  nos  interdijlìnguere  , ideò  vt  eos, 
qui  cum  initiati  partlcipes  funi  eiufdem  facrorum , Leone s vo- 
cent . Nel  marmo  Borghefiano  in  parte  deferitto  nell’ante- 
cedente immagine  fopra  il  Bue  profirato  fono  fcolpiti  il 

Sole, 


F 1 G V 11  A T E 47 

Sole  3 e la  Luna  ne’loro  carri,  e nei  mezzo  due  figure  in 
piedi,  ciafcuna  auuolta  da  vn  ferpente  con  la  tefta  di  Leone 
come  era  adorato  il  Sole  da  gli  Heliopolitani , & Leontopo- 
litani  • Alle  quali  due  figure  fono  interpone  fette  are  con 
altrettanti  pugnali  fimili  à quelli  di  Mitra , perche  forfè  col 
Sole  fifacrificalfe  à gli  altri  pianeti  per  renderli  propitij,  e 
benigni , rifpetto  la  potenza  che  ogni  Dio  hà  nella  fua  fella 
portando  con  l'afpetto  buoni, e cattiui  infilili . Così  nella 
nofra  immagine  numeriamo  fette  felle  circondate  da  globi 
di  caratteri  Greci  , dalli  quali  fe  bene  non  fi  può  trarrò 
fenfo  alcuno,  è verifimile  nondimeno  che  alludino  al  potere 
& al  benefico  influfib  loro  . Onde  riferifee  Damide  appiedo 
Filofirato , che  larca  Principe  de’Bracmani  diede  fette  anelli 
ad  Apollonio  Tìaneo  con  li  nomi  di  fette  felle , portandone 
egli  vno  per  volta,  e difinguendoli  ciafcun  giorno, conforme 
ilnomedi  effe  felle.  Furono  intagliati  va  ri  j caratteri,  & 
figure  fotto  certi  fegni  del  Zodiaco , quadrature , & cof  el~ 
lationi , promettendoli  che  fodero  buoni,  à vari)  effetti» 
onde  Plinio  condannando  la  magica  vanità  , riferifee  Topi- 
moni  d’alcuni , li  quali  credeuano , che  il  nome  del  Sole , & 
della  Luna  intagliato  ncll’ametifo  , e portato  al  colio  eoo 
certe  offeruationi  folle  valeuole  rimedio  contro  li  venefici! 
le  grandini , eie  difgratie  , e che  giouafie  à confeguire  la 
grada  , e renderli  amabile  , e fimili  effetti  ancora  Ipera» 
nano  dall’Aquila , & dallo  Scarabeo  incifo  nello  fmeraldo  « 
Alcuni  Medici , & Af rologi , ingannando , a inaurarono  che 
la  figura  del  Leone  fcolpsta  in  oro,  e portata  al  collo  to- 
gliefle  i dolori  dei  calcolo  , fe  però  fofie  intagliata  in  certi 
tempi  9 & bore  , quando  il  Sole  entra  nel  primo  grado  del 
Leone  • Trafilano  medico  di  non  ofeuro  nome  afferma  , che 
l’immagine  diHercole  fìrangolante  ilLeone  è valeuole  al  me» 
defimo  dolore,  la  qual  figura  di  fopra  fièmofirata  - Circa 
le  lettere, di  cui  habbiamo  detto,  non  poterli  trarre  fenfo 
alcuno, la  ragione  è perche  quelli , li  quali  vfarono  le  ma- 
gie foleuano  ofeurare  li  concetti  loro  con  grifi,  & enigmi, 
onde  San  Girolamo  li  chiama  tormento  delle  parole  , Apu- 
leio 


48  GEMME  ANTICHE 

lelo  lettere  ignorabili  , Luciano  barbariche  , e non  lignifi- 
canti : Elfi però  corrom penano  le  parole,  & li  lenii  con  ri- 
folutioni , ò feparando  tutte  le  lettere  , con  dare  à ciafche- 
duna  di  elTe  vn  particolare  concetto  , e lignificato  , ò com- 
ponendole con  trafporti  , & commutationi , come  fe  ne  val- 
fero  gli  Hebrei  nell’abufo  della  Cabala , facendola  parte 
della  Magia  , Da  quelli , & dalli  Balìlidiani , come  riferifce 
Giouanni  Clifetio  nelfuo  eruditillìmo  libro- delle  Gemme 
Balìlidiane  li  troua  corrottamente  fcritto  aoHnai  in  vece  di 
aaqonai,&  aio  . i£1a  in  vece  di  iAn  nome  del  Sole  vfato  ne 
verfifacri  d’Apolline  Clario  , fecondo  ferine  Macrobio,  e 
frequente  nelle  figure  d’Abraxas.  Così  ho  letto  caa  com- 
mutate le  lettere  con  ordine  retrogrado  invecediAAc  che 
lignifica  teda  , ò fuoco  della  face  , e quelle  tre  lettere  erano 
fcolpite  in  vn  Elitropia  forto  la  tefìa  del  Sole  in  profilo  con 
vna  sferza  , & con  vna  face . Si  che  fono  di  parere  che.-» 
li  globi  di  caratteri»  li  quali  circondano  le  fette  ffelle  di 
quella  figura  liano  flati  ferirti  corrottamente  con  le  mede- 
lime  trafmurationi , come  nelle  tre  luperiori  è fcritto  repe- 
titamenteTEAKON  che  puòefferein  vece;di  TìAimv  , cioè 
quel  bene  che  appartiene  all’vltimo  fine  , & fi  può  intendere 
che  fi  preghino  influBì  di  felicità  delle  Belle  > l’altra  parola 
^iAeAki  tiene  apparenza  di  quali  habbia  forza  d’at- 

trarre amore  » & amicitia  . Il  che  ila  detto  non  per  vera  , ma 
per  alluliua  interpretatione  » lafciando  il  proprio  fenfo  à più 
dotti , & efperimentad  nelle  lingue^ . 

LEONE  MITRIACO  . Habbiamo  detto  nelPantece- 
dentc  immagine  che  il  Leone  era  amuleto  fiuoreuole , e fe- 
lice , e che  neH’Orofcopo  fa  1'huomo  regio,  e magnanimo  , 
il  che  fi  riconofce  nella  nafeita  di  Alefando  Magno  fotto  il 
fegno  del  celefìe  Leone . Per  quella  ragione  , come  ferme 
Tertulliano , egli  lo  portaua  fcolpito  nell’anello  ; poiché 
queBo  fegno  denota  regno , e principato . Leggefi  appreffo 
Paufania,  che  per  lignificare  la  grandezza  d’animo,ela 
fortezza  di  queiTebani,che  combattendo  fortemente  conti  o 
Filippo,  erano  morti,  fcolpirono  vn  Leone  nel  loro  fepolcro 

fenza 


49 


FIGURATE 

fenxa  altro  Elogio  , & infcrittione^. 

ABRAXAS,  onero  AMVLETO  contro  le  malie  ripa-  gQ 
tato  fauoreuole  infieroe , & fortunato  . Euui  la  teda  dell* 
Ariete  Aminone  falutare  , coi  cornucopia  di  fopra , abbon- 
dante , e felice  . Il  Gallo  calca  il  Delfino  , cioè  la  tempera , 
ò l’odio  intefo  focto  la  figura  del  pefce  da  Sacerdoti  Saiti  ; 
e la  Palma  è Embolo  di  vittoria , e di  trionfo  contro  gl’ini- 
mici . Il  Gallo  di  color  bianco  facrifcauafl  ad  Anubide? 
che  era  lo  Beffo  Dio  con  Mercurio  3 lignificandoli  > che  ie 
cofe  fuperiori  fono  f ncere , e pure > e cosi  viene  efprefib 
nclRimmagine  qucflo  vccello , come  fupremo  genio  fauo- 
reuole. Li  Preftigiatori  riformano  al  Gallo  la  virtù  dello 
malie ? & adopcrauano  vna  delie  fue  penne  curue  della  coda} 
come  per  ifchern©  Luciano  lo  fà  affeffore  di  Mercurio,  e lo 
introduce  à parlare  con  Micillo  , raccontandogli  che  egli  era 
il  trasformato  Pittagera  Prefìigiatore  illufìre . La  tefìa  ra- 
bicana, & caprina  vicino  l’Ariete  , rapprefenta  il  Dio  Pano 
contro  il  timore,  e lofpauento  , effendo  che  Panici  chia- 
mauanfi  certi  fubitanei  terrori,  quali  credeuafi  elfere  do 
quello  Dio  cagionati . 

ABRAXAS.  Quello  altro  Amuleto  rapprefenta  IVccello  8l 
IBI  DE  cirrato,  quale  E vede  ne'Gieroglif  ci  de  gli  Obelifchi, 

& era  dedicato  ad  O bride  , & ad  Ifide  buoni  Geni? , e fa- 
lli tari.  Calca  egli  il  Coccodrillo , cioè  Tifone  cattino  Ge- 
nio , e maligno  , fecondo  la  dottrina  degli  Egitti; , li  quali 
credeuano  il  mordo  e/fcre  gouernato  da  dui  principi)  ; Pvno 
cagione  del  bene , l’altro  del  male  « Era  l’Ibide  così  propi- 
no à gli  Egittij,  che  vccideua  li  Serpenti  rsociui,  e purgaua 
la  regione;  il  binile  buono  effetto  riconofceuano  da  Gioue 
Aminone  , che  diuora  il  crestato  Dragone  moftruofo , intefo 
ancora  per  Tifone , a cui  attribuiuano  gli  animali  più  cru- 
deli . 11  Giano  con  due  tefie  lignifica  la  virtù  del  Sole  , e di 
Ofiride  daH’Orieme  all’  Occidente , nel  giorno,  e nella.» 
notte;  la  cui  religione,  e Gieroglìfco  dall’Egitto  fu  tra- 
fportata  nella  Grecia  , e nell’Italia^  . 

ABRAXAS.  Da  Bafìlide  AkfTandrino  Egittio  derma-  Si 

G tono 


50  GEMME  ANTICHE 

ronole  moftruofe  immagini  dei  fuo  Idolo  Abraxas,  che  fotte 
portemele  forme  , li  fuoi  fettatori  diedero  ad  intendere  fai- 
famente  e/Tere  potentifiìmo  à difcacciare  ogni  male,  e ren- 
der Thucmo  fortunato , c felice.  Onde  fi  troua  in  più  modi 
fcolpito  nelle  pietre  de  glrannelli  fotto  gieroglifici , e forme 
diOfiride  , & di  Mitra  , fecondo  le  antiche  fupcrftitioni  de 
gli  Egitti)  5 e de’Pcrfiani  , non  lignificando  altro  che  il  Sole, 
e i’vno,  e Takro  nelle  lettere  del  nome,  come  oflerua  San 
Girolamo,  contengono  il  numero  deifannuo  corfò  del  So- 
le. Ma  per  efpofitione  di  quella  immagine  diciamo  che  gli 
Egittij , come  riferifee  Plutarco  » figurarono  Ofiride  col 
membro  virile  eretto,  rifpetto  la  virtù  che  genera,  e fecon- 
da; poiché,  fecondo  il  Filofofo  , Iddio , e’1  Sole  generano 
l’huomo  , e tintele  cole  . Fù  il  Dio  Priapo  riputato  il  me- 
definio  col  Sole  ; & Orfeo  nelTHinno  gli  attribuire  le  qua- 
lità Solari  5 rifplendentc  nel  Mondo , & apportatore  della^ 
Luce  . Era  iì  fogno  del  membro  virile  fauoreuole  alla  fecon- 
dità, e foleuano  li  Fanciulli  portarlo  appefo  al  collo,  chiama- 
to Fafcino  > la  quale  fuperfiitione  deriua  dall’antichiflìmo 
cerimonie  di  Priapo  r e di  Bacco.  Teneuano  di  più  gii 
Egitti)  che  il  Sole  fofTe  il  medefimo,  con  Priapo,  e coi 
Tempo,  mamfeftandofi  dalla  virtù  fua,  che  gira  per  Io  Zo- 
diaco, e forma  l’Anno.  Tale  fi  vede  qui  con  le  ali  allo 
fpalle  , & à piedi  nel  fuc  rapidiffimo  corio  , e come  dico 
Macrobio,  fi  dauano  le  penne  à Mercurio  per  ornarli  dello 
natura  del  Sole , che  e Bendo  la  mente  del  Mondo,  è ve- 
loce come  la  mente  . Perciò  gli  Egitti)  fingeuano  alato  il 
Simulacro  del  Sole , le  cui  penne  erano  di  due  colori , chia- 
ro l’vno  , e rifplendente , quando  il  Sole  circonda  la  parte 
fuperiore  del  Zodiaco  , l’altra  cerulea,  quando  nell’inferiore 
parte  egli  feorre  li  fegni  Hiemali  . Regge  Abraxas  nella., 
delira  vno  feettro  con  la  teda  delPVpupa  vccello  che  per  li 
quattro  colorì  nelle  penne  delia  creila,  era  /imbolo  degli 
Elementi , e delle  Stagioni  ; e nella  mano  finiftra  tiene  vno 
Scorpione  . Riferifee  Scaligero , che  quelle  fuperflitiofe  fi- 
gure, & Amuleti  furono  in  vfo  appreffo  gli  Arabi,  da  elfi 


F LG  FRATE.  5 f 

chiamati  Talifmanì  , e che  portate  nelle  pietre  de  gli  Anelli 
fcolpite  con  offeruationi  di  Lune,  e di  tempi , Legni,  co- 
ftellatiomcelefti , e benefiche,  prometteuano  llupendi  effetti 
contro  li  morii  de’Serpenti , punture  di  Scorpioni  , colpi 
de'Nimici,  e rapporta  che  Hall  Aben  Rodan  guarì  vn  huomo 
punto  dallo  Scorpione  con  la  fola  figura  impreffa  in  vn  gra- 
no d’incenfo , e che  per  quello  fine  la  portò  fcolpita  nella-* 
pietra  dell'anello  con  Tofferuatione  celefte  di  quello  Legno; 
e che  vn  CoLmograLo  Arabo  parla  d’vna  Regione  chiamata 
Hempts  nel  terzo  clima , e d’vna  Città  del  medelimo  nome, 
fatta  con  tale  offeruatione  che  in  effa  giamai  entra  nè  Serpen- 
te, nè  Scorpione , e che  portatone  vno  fino  alla  porta,  fubito 
moriua . il  che  hà  rifcontro  con  quello  che  racconta  Tezeo 
nelle  Lue  Chiliadi , di  Apollonio  Tianeo  , che  liberò  Bizan- 
tio  , ed  Antiochia  dalle  Cicogne , e dalle  Zanzale  , facen- 
done Lcolpire  alcune  di  marmo  . Quella  figura  dunque,  come 
lì  vede , con  vna  mano  tiene  lo  Scorpione  offerirne  il  Luo 
afeendente,  e con  l’altra  fi  trapaffa  , e fenice  ì’vna,  e l’al- 
tra cofciacon  vn  fido  , ò chiodo  lungo  , e quello  era  Amu- 
leto contro  l’offefe  de’ncmici  , effendofi  trouati  alcuni  di 
limili  chiodi,  coltelli  ; & altri  llromenti  di  metallo  Legnati 
con  numeri  Magici . Diremo  dunque  chela  fuperllmone  di 
Abraxas  effendo  del  tutto  limile  à quella  di  Mitra  , l’imitaf- 
Le  ancora  nell’effufione  del  l'angue  , e nel  fèrirfi  . Egli  è cer- 
to che  ne’Sacrificij  Mitriaci  fingeuano  di  ferirli , e di  vcci- 
derfi  , come  in  Lampridio  fi  legge  di  Commodo , che  nono 
fintamente  , ma  veramente  diede  morte  ad  vno  di  quelli  Sa- 
crificanti Sacra  Mìtrìaca  homicidio  vero  polluit , cum  illic 
ali  quid  ad  fpeciem  timons  5 vel  dici  vel  fingi  feleat , e nel 
medelimo  modo  l’illeffo  Commodo  volle  che  vn  Bellonario 
veramente  fi  fenile  il  braccio,  li  quali  foieuano  ferirli  firn  li- 
etamente. Hora  ci  iella  adire  delle  due  braccia  diflefeo 
dietro  le  ali  con  le  maniche  impugnano  due  fcettri,ò  bafloni 
dal  lato  deliro  , e dal  finillro,le  quali  ci  difegnano la  potenza, 
del  Sole  dall’Orto  ail’Occafo  ; poiché  la  delira  , e la  lìnilìra 
per  parere  di  Pittagora,  e di  Platone  lignificano  l’Oriente,  o 

G s “ l’Oc- 


5 2,  GEMME  ANTICHE 

l’Occidente.  Sotto  li  piedi  alati  della  medefima  figura  fi 
volge  in  giro  il  Serpente  , che  fi  morde  la  coda  , folito  Ge- 
roglifico del  perpetuo  riuolgimento  del  Tempo  , e dell’An- 
no . Quattro  Animali  s’includono  dentro  il  Tuo  circolo  , il 
Cancro  , il  Cane , il  Corno,  el  quarto.  ....  11  primo 
di  eiìì  5 cioè  il  Cancro  è frequente  nelle  figure  di  Abraxs  » 
c di  Mitra  ? il  quale,  fe  bene  fi  confà  più  con  la  natura  della-, 
Luna,  che  del  Sole , contuttociò  fecondo  gli  antichi  Aftro- 
nomi  influifce  gratia  , e potenza  contro  gl’inimici , metten- 
doli in  fuga , e per  tal  cagione  lo  fcolpiuano  ne  gli  Anelli  . 
Apprelfo  li  Platonici  difegna  il  natale  degli  huomini  ; perfi- 
die voleuano,  che  ['anime  per  le  porte  del  Cancro,  difcen- 
delfero  in  noi}  come  per  lo  Capricorno,  palfalfero  quelle  de- 
gli Dei.  Il  Cane  era  riuerito  dalli  Cynopolitani , che  fotto 
la  forma  di  elfo  adorauano  Anubide , e’1  Sole  ; e quello 
Amuleto  era  fcolpito  per  difefa  , e virtù  militare  di  fortezza, 
fi  come  il  Lupo  era  didicato  à Marte  . il  Conio  era  confe- 
cratoad  Appolline  , vcceilo  aufpicatiflimQ,  c di  buono  au- 
gurio , & è molto  frequente  ancora  nelle  immagini  di  Mitra, 
e di  Abraxas. 

o , CARATTERI  MAGICI  . Quelli  caratteri  fono  inta- 
° J gliati  dal  lato  auuerfo  dell’antecedente  Gemma  deferitta , di 
Abraxas , dalli  quali  non  ci  e {fendo  riufeito  ridurre  fenfo 
alcuno,  ne  lafciamo  l’interpretationc  à più  Eruditi  } hauendo 
nella  fuperiore  figura  del  Leone  detto  le  difficoltà , per  lo 
quali  ìe  lettere  Magiche  non  fi  rendono  intelligibili . 
gq  MENSA  SACRA  EGITTIA  . La  tiene  in  mano  il  Sacer- 
dote, come  nelle  due  Seguenti  Figure  .Si  è intagliata  così 
à parte,  perche  meglio  fi  comprenda  la  forma  delle  cofo  , 
che  vi  fono  foprapoite  , conforme  appreffo  efporremo . 

8 5 SACERDOTE  EGTTTIO  . Vedi  a!  numero  feguento  . 

SACER  DOTE  EG1TTIO  con  la  Sacra  Menfa  . Sidimo- 
Ara  la  prefente  Figura  in  due  vedute  , perche  apparifea  da_, 
ogni  lato  con  li  fuoi  Gieroglifieifinfieme  con  la  fuperior  parte 
della  Menfa  Sacra  fegnata  al  nomerò  antecedente,dafla  quale 
comincieremo  . Sopra  di  dia  dunque  pofano  due  Hidrie , ò 

Vali 


53 


FIGURATE. 

Vali  d'acqua,  due  fafcetti  di  Spighe  di  grano?  e nei  mezzo 
vn  Candirò  con  Pani  ? ouero  Pomi , e Tocco  vna  mifnra  di 
cofe  liquide . DalForlo  della  Menfa  medclìma  , e dallo 
mani , e braccia  del  Sacerdote  pendono  frondi  , e fiori  ? & 
animali  aquatici  > etra  quelli  il  Loco  Nilotico,  Tei  Vccelii 
limili  alFAnecre  , & due  Pefcu  Fu  opinione  de’Sapienti 
Egitti]  , che  la  Natura  numida  folle  cagione  di  tutte  le 
cofe,  come  va  decorrendo  Piutarco  nel  trattato  d’Ilìde,e 
di  Olìride,  onde  Homero,  e Talete  infinteti  nelle  difei- 
pline  Egittie , affermarono  , che  l’Acqua  folle  Hata  origino 
dell’Vniuerfo - Voleuano  di  più  gli  Egitti],  che  Olìride, 
e'1  Nilo  folfero  vn  medelìmo  Dio,  e principio  d’humoro  , 
il  quale  congiungendoli  con  Ifìde  , che  è la  terra , con  l’ir- 
rigatione  Tua  ,la  rendelfe  feconda  alla  Generatione.  Per 
quella  cagione  sii  la  Menfa  fono  collocate  dueHidrie  d’acqua 
del  Nilo,  con  li  due  falci  di  fpighe  ; poiché  quello  fiume 
inondando  il  paefe  d’Egitto , l’ingralfa  , & è cagione  del 
nafeimento  , e follanza  del  Teme , c quella  Regione  per  la 
fertilità  del  grano  lì  rende  feliciffima  » Quindi  li  Sacerdoti 
nelle  Cerimonie  di  quello  Dio  faceuano  portare  auanti  vn 
Vafo  pieno  d’Acqua  , e manifellamence  in  quella  Menfa_» 
ci  viene  efplicata  la  beneficenza  delThumido  elemento  , o 
del  Nilo  ifteffo  padre,  e Dio  da  loto  riputato  . li  Loto 
forge  fopra  1’  acqua  , elfendo  , come  vuole  Theofrafto  , 
pianta  , ed  herba  paluflre  dedicata  ad  I fide  , Se  Olìride  5 il 
cui  Fiore  neH’aprirfì , e chiuderli , fegue  il  moto  folare  dall” 
Orto , alFOccafo  . E quella  è la  virtù  influente  del  Solo 
nelle  cofe  humide , elfendo  ancora  da  gli  (ledi  Sacerdoti 
riputato  vn  medemo  Dio  il  Sole,  Oli  ride , e’iNilo,  fe- 
condo i loro  diuer/i  effetti  alla  Generatone . Quanto  li  Pefci 
ferine  Luciano  nel  Dialogo  dell’ Aerologia  che  gli  Egitti], 
li  quali  oiferuauano  li  fegni  de’Pefci , non  lì  cibauano  altri- 
mente  di  effi , per  elfere  riputati  facri , come  quelli,  cho 
attribuiuano  ali’humido  li  principi]  narurali  . Herodoto 
ferine  generarli  nel  Fiume  Nilo  alcuni  Aquatili,  che  gli 
Egitti]  reputano  fanti  > ed  vna  force  di  Felce,  che  fi  chiama 

Squ^m- 


54 


GEMME  ANTICHE 


Squammofo  , Se  ancora  r Anguilla . Nd  modo  ftefio  li  Sa- 
cerdoti Megarefi  di  Nettuno  non  mangiauano  Pefci  di  forte 
alcuna,  poiché  quefio  Dio  veniua  detto  Generante  del  Mare. 
Li  Siri  facrificauano  à Nettuno  Primigenio,  credendo,  cho 
i’Huomo  fofie  nato  dalThumida  Natura,  dal  che  nafceua^ 
che  honorauano  il  Pefce  ; e quefio  parere  fu  feguitato  da_ 
Anafiìmandro  , che  s’immaginò  ae’ Pefci  eficre  fiati  gl'Huo- 
mini  ge  nerati . Onde  polliamo  credere  che  li  Pefci  con  gli 
altri  Aquatili  liano  fcolpiti  nella  Menfa  come  buoni  Geni) 
della  Natura  humida  . li  Sacerdote  è ignudo,  e fcalzo 
ricoperto  folo  con  le  brache  dall’vmbilico  alle  ginocchia^, 
e quefio  vefiimento  crederei  chiamarli  Limo  efiendo  com- 
niodo  all’vfo  dell’acqua  , poiché  A/pw  apprefib  li  Greci  li- 
gnifica lo  Stagno  , & h umido  , & herbofo , comej» 

l’habito  fidfo  è vergato  , e fembra , di  lino,ò  d’herbe  conte- 
fio.  Quindi  fi  può  lufpicare  che  deriuafièil  Limo  apprefib 
li  Romani  che  era  vna  fimile  vefie  vfata  dal  Popa  ignudo 
nel  facrificio  : diuerfa  però  è la  fua  deriuatione.  Ma  il  no- 
firo  Sacerdote  ha  di  più  il  Tutolo  in  capo  formato  di  penne 
di  Sparuiere  vccello  dedicato  ad  Ofiride  medefimo  , di  cui 
non  diciamo  altro  per  non  e fière  antico , ma  aggiunto  allau 
figura  per  folico  ornamento  . Il  Padre  Atanafio  Ktrcherio  fi 
compiacque  d’inferire  quefia  figura  nd  libro  dell’Obèlifco 
nuouamente  collocatosi]  la  Piazza  della  Minerua , & egli  è 
di  parere  che  li  Pefci  fieno  fimbolo  della  violenza  di  Ti- 
fone» e della  fua  maluagità  , e che  il  Sacerdote  fupplichi 
il  fupremo  Genio  della  Natura,  per  rimuouere  dall’Egitto  il 
danno  della  fierilicà . Ne  io  m’oppongo  per  l’ofièquio,  cho 
profefiò  alla  fua  dottrina  , & al  fuo  merito  . 

ALESSANDRIA . La  figura  fedente  in  riua  al  Fiumo , 
' penfo  che  fia  il  Genio  di  Alefiàndria  d’Egitto  informa  di 
Donna  . Si  appoggia  in  cubito  sii  la  tefia  del  Nilo,  tenendo 
lo  feettro  con  vna  mano  » e pofando  l’altra  fopra  vn  Pa- 
niere , ò Calato  pieno  di  grano  , con  tre  fpighe  eminenti  in 
contrafcgno  della  fertilità  di  quella  Regione;  In  capo  ha 
laCidari,  ò facra  Mitra  infigne  col  Fiore  Loto,  e fopra  le 

(palle 


F 1 G V R A T E.  5 5 

fpalle  vna  clamidata  , cucio  humerale  vergato?  quale  fi 
rauuifa  nella  figura  Egittia  della  Speranza,vfata  da’Romani 
Imperadori nelle  loro  Medaglie.  Dietro  la  tefia  del  Nilo 
vedefi  lo  Scorpione  fegno  Celefie  ? quando  nel  Mefe  di  No- 
uembre  ceffata  Finondatione  5 che  rieuopre  le  campagne  , e 
la  terra  d’Egitto  ingranata  dal  limo  ? il  Teme  in  Tua  Ra- 
gione diuiene  fecondiamo  . II  Fanciullo  , che  s’auuicina  ? e 
pone  la  mano  sii’l  Paniere  denota  Falimenro  del  grano  ac- 
cettano alla  Vita  ; e fimile  fi  vede  appretto  la  figura  dell’An- 
nona nelle  Medaglie,  il  Fanciullo  , chefpiega  vn  panno  con 
fpighe  di  grano . Non  lungi  fono  fituati  tré  edifici;  , 11  quali 
fe  bene  fi  pottono  riferire  à tré  Tempi;  confacrati  adlfide, 
Ofiride , Harpocrace , ò altro  Dio  de  gli  Egitti;  col  fioro 
Loto  in  cima  ? che  era  Fiore  facro  ; con  tutto  ciò  non  farà 
inuerifimileil  dire,  cheli  tré  Edifici;  fieno  li  Granari  d’Alef- 
fandria.  Veggonfiin  acqua  vna  Trireme,  & vna  Nau<o 
Oneraria  j imperoche  quel  famofo  Porto  è fituato  in  modo  , 
che  dal  lato  di  Settentrione  ha  il  Mare  Egittio  , e da  mezzo 
giorno  il  Lago,  ò Mareotide . Dell’opportunità  , e ric- 
chezza di  quello  Porto  Strabono  . Si  rapprefenrano  di 
più  in  quella  immagine  vari;  animali  non  fluuiatili,  e pe- 
regrini d’Egitto,  ma  li  più  communi,  e familiari  all’vfo 
fiumano:  11  Cannilo  , il  Bue,  la  Pecora,  il  Genio,  con 
vn  Pallore  , lignificando  gli  armenti , ipafchi,  e Populeo» 
tia  della  Regione.  Scorseti  di  più  nel  ds  dietro  vn  Cocco- 
drillo, il  quale  fembra,  ò fcolpito  , ò dipinto  in  vna-» 
rauola,  effondo  tal  animale  Embolo  del  Nilo,  e dell’Egitto» 
e riputato  facro  . Equefìe  cofe  fi  fono  dette  per  la  figura^. 
d’Alettandria  : che  fe  altri  per  lo  Scorpione  vuole  ricono» 
feere  l’Africa  , e per  la  tetta  con  lunga  barba,  e crini,  l’Ocea-, 
no  , e’i  Mare  Libico  5 e ridurre  il  grano,  e gì’akri  fimboli 
alla  fertilità  dcJi’Africa  medefima  , io  non  dimorerò  più 
iopra  ciò , lafciandoà  ciafcuno  la  fua  propria  intelligenza , 
e parere  . Ben  fi  pretiofo  intaglio  in  lapis  lazzalo  deuefi 
numerare  tra  le  più  curiofe  memorie  dell’antichità  ; & io 
qui  lo  con/acro,  per  accrefcere  fplendore  alle  mie  Gemme,  e 

per 


p GEMME  ANTICHE 

per  irradiare  tutta  quell’opera  col  nome  deirEminentiliimo  , 
■e  Reucrendifiìmo  Principe  ii  Signor  Cardinale  Leopoldo 
Medici  ? Signore?  che  non  meno  col  Tuo  patrocinio?  in- 
ibirà li  piti  fublimi  ingegni?  e le  più  dotte  Accademie,  di 
quello?  che  egli  modellino  nudrifce  il  Tuo  magnanimo  fpb 
rito  nellì  più  elamiti  ftudij  ? e nell’amore  dell’erudita  Anti- 
chità : onde  il  mio  pregio  maggiore  è di  efier  fatto  degno 
di  feruire  in  effe  al  genio  di  sì  gloriofo  Principo  . 

38  IL  TEMPO.  Dicefi  , che  Gioue  incatenale  il  padre  Sa- 
turno?  per  cagione  del  regno;  e però  ii  Romani  figura- 
uano  efiò  Dio  ? co’ccppi  ? onero  compedi  legato  ? quali  poi 
fcioglieuanfi , nella  fua  feda  ? il  mefe  di  Decembre  ? in  me- 
moria della  felicità  goduta  da  gli  huomini  ? fotto  k fut_> 
leggi  : Sfatto fyl. 

Saturnus  mihi  cornpede  exolutus  ? 

Et  multo  ma  dì  d us  mero  December  „ 

Macrobione  porta  la  ragione  naturale  . Vìncìum  autem  ? 
quod  certa  lege  natura  connexa  Jint  tempora  ? vel  quod  om- 
nes  fruges  , qutbufdam  vìnculis  , nodifue  alternentur  . Onde 
legato  Saturno , onero  il  Tempo  fi  riferifce  principalmente 
al  nodo  , che  infieme  connette  li  fecoli  ? gli  anni?  e le  Ra- 
gioni ? che  non  pofìfono  volgerli  più  tardi  ? ò più  veloci . 
Vogliono  però  li  Filofofi  ? il  Tempo  elfere  la  mifura?  del 
moto?  il  qual  Tempo,  fe  bene  in  quella  Figura  rafie  rubri., 
inclinato?  e fianco?  con  tutto  ciò  egli  hà  le  ali?  vola?  e 
fugge  in  ogni  momento  . 

go  VNA  DELLE  MORE  . Quelle  afiifiono  alle  porte  del 
Cielo?  come  finfero  li  Poeti  ? tal  volta,  apportando  le  nubi? 
e tal  volta  ferenando  faria  . H omero  : 

Sponte  porta  crepuerunt  cceli  : quas  cufiodì ebani  Hor*> 
àpmbits  commi jfum  efi  magnum  Calum  ? Olympufque , 

Vt  & aperiant  denfam  nebulam  ? & claudant . 

Della  Zona  gonfiata  al  vento  ? vedi  nell*  Immagine  fe- 
guentcj  « 

ZEF- 


F I G F RATE,  57 

ZEFFIRO  . La  Fafcia  , òZona,  che  quello  Gioninetto  90 
tiene  con  amendue  le  mani  , fopra  la  tetta  , enfiata  al 
vento  3 conformali  alle  Figure  de’ Venti , che  fi  rifeontrano 
ormarmi  antichi,  lignificandoli  il  moto  deli’aure  . Ouidio 
parlando  delle  velo  : 

Nam  modo  Threicìo  Borea  , modo  curri  mus  E:iro  , 

Sape  tmnent  Zephyro  lintea  , /ape  Noto  . 

Lucretio  chiamò  Zeffiro  alato , il  che  potrebbe  far  dubbi- 
tare,  fe  non  vedemmo  alcune  Figure  antiche  per  aria, 
le  quali  in  vece  di  ali , curuano  il  manto,  à guifa  di  vela, 
lignificandoli  il  fottio  , e’1  moto  de’Venti  medefimi , corno 
nelle  Medaglie  , e batti  rilieui  antichi  , e nell’antecedente 
Immagino. . 

AVTVNNO  Giouine  alato,  conforme  negPantichi  pi 
marmi  veggonfi  alate  le  Stagioni,  che  volano  col  Tem- 
po, e fono  in  forma  di  quattro  Giouinetti , ò Fanciulli. 
Quelli  al  braccio  fi  ftringe  vn  candirò  di  pomi , e di  herbe , 
pendendogli  dall’altra  mano  vn  Anatra  veedìo  d’acqua,  il 
quale  fpetto  vedefi  fcolpito  in  (imbolo  del  Verno  ; poten- 
doli in  quella  Figura  annotare l’vna , e l’altra  Stagiono, 
tra  di  ette  confini . 

GANN1MEDE  vien  deformo  da  Virgilio  , ondo 
batterà  rammentare  li  Verfi  di  quello  Posta  , in  quella  fila 
pittura , limili  aHTmmagino  : 

Intextufque  puer  frondofa  regius  Ida-j  , 

Veloces  iaculo  Ceruos  curfuque  fatigai: 

Acer  , anhelanti fìmilis  , quem  prapes  ab  Id  , 

Sublimem  pedibus  rapuit  louis  aliger  vncis  » 

11  vafo denota  TAtnbrofia,  che  Gannimede  mefee  à Gioite, 

Se  è il  fegno  dell’Acquario  . 

FILOSOFO  col  getto  della  mano,  e dei  braccio,  in  .9  3 
atto  di  dilputare  , attifo  fopra  vna  Seggia , ò Cattedra  : tali 
fono  chiamati  da  Seneca:  Cathedrarij  Philofophi . Soleuano 
li  Declamatori , e li  Poeti  recitare  nelle  felle  ; ma  Tetterò 

H quella 


GEMME  ANTICHE 


53 

quella  Figura  fenza  tunica  > e mezza  nuda  , ci  fa  ram- 
mentare dell’Effedre  de’ Ginnafijì , e delle  Therme,  nelle 
quali , non  folamente  e (lì  Filofofi , ma  li  Retori  , e li  Gram- 
maricifoleuano  raunarfi , & inficine  col  corpo  , efercitare 
Ramino  ancora^  . 

94  DIOGENE  CINICO  ,è  affai  noto  dentro  il  fuo  doglio. 

9 5 HERACLITO  Efefio  piangeua  ogni  volta  , cho 
vfciua  di  cafa , e miraua  le  cofe  humane  , confiderai!- 
do  egli  molto  bene  quanto  ogn’huomo  in  qualunque  for- 
tuna coftituico  j fi  a pieno  dimiferie,  e foggetto  del  conti- 
nuo à mali  grandmimi . Fu  opinione  di  co  fimi  che  il  prin- 
cipio del  Mondo  dipendeffe  dal  fuoco , e che  il  calerò 
animarle  FV niuerfo  alla  generatione  delle  cofe  : onde  fopra 
il  pianto  di  effo  fu  fcherzato  con  li  tegnenti  verfi  : 

JQuid  miferam fletti  comitaris  Her adite  vitam  ? 

Fietibus  affidili  s par  cere  difee  tuir  ; 

Ne  lachrymis  ignes  e X tinga  a s /emina  rerum , 

Et  fine  principio  cunfia  repente  cadant . 

Nell’altra  parte  di  quello  Carneo  è fcolpita  la  feguento 

figura  di  Democrito  . 

9 6 DEMOCRITO  Abderita  , al  contrario  di  He  ra- 
di to  j fi  rideuà  delle  cofe  humane.  Quelli  habitando  , 
e filofofando  in  vn  fuo  horticello  j non  conuerfaua  nella.» 
Città  5 per  non  vedere  le  pazzie  degli  huomini . Quando 
però  egli  vdiua  le  difgratie  , e le  mutationi  della  Fortuna^ 
ò felici?  ò infortunate,  fe  ne  rideua  comedi  cofe  ridicole, 
echeauuengono  à gli  folti,  e tale  qui  fi  rapprefenta  , Ma 
perche  fu  opinione  di  colini , che  il  Mondo*  folle  compofi© 
di  atomi  infiniti  > fi  è fcherzato  ancora  fopra  il  rifo  di  effo: 

Finititi  am  human $ rider  Democrite  vìtee , 

Et  curar  ho  mimi m rijibus  afliduir  . 

At  rfius  moderare  tuor  , & fifle parumper 
Innumeros  donec  dinumerer  atomos  » 

9 7 ARISTOMACO  . Quelli  filofofando  fopra  la  natura-» 

del- 


F IGF  RATE*  59 

dcll’Api,  fpefe  tutta  la  fua  vita  in  oflcriiare  licodtimi,  e 
le  flupendeoperationi  di  effe,  per  lo  fpatio  di  58.  anni , e 
fcrifle  libri  delle  loro  dupende  proprietà  , & ingegno? 
di  cui  cantò  Virgilio  : 

Effe  Apibus partem  Diurna  mentis  , & haufìus 
Aetherìos  dixere . 

Così  molto  al  viuo  vediamo  efpredò  quello  Fiiofofo  in- 
tento allo  Audio  delPApi , dando  aflìfo,  e fidòà  contem- 
plarle negli  aluearij  ? come  loleua  egli  di  continuo?  oiTer- 
uare  ogni  modo  ? & affetto  loro  ; e perciò  differo  che 
foffe  prefo  dalTamore  di  effe  . Plinio  fa  memoria  diluì? 
e di  Filifco  Tafìo  ? il  quale  ancora  fu  riputato  amatore  del- 
l’Api , habitando  ne’deferti  ? e perciò  fu  denominato  agre- 
de,  e fcluaggio,  fecondo  Plinio  ideilo,  parlando  degli  Ama- 
tori delì'Api  : Ne  quis  miretur  amore  earum  captos  Arifto- 
machum  Solenfem  duodefexaginta  annis  nibil  aliud  egijfe^  . 
Pbilifcum  'vero  Thafium  in  deferti,  s Apes  colentem , Agrìum  co- 
gnomìnatum  , qui  ambo  fcripfere  de hìs  : Et  lo  deffo  con-  * 
fermano  Cicerone,  & EJiano  » Qnedo  intaglio  in  cor- 
niola è pofleduto  da  vii  nobilidìmo,  & humaniflìmo  Si- 
gnore il  Milord  Sunderland , Pari  d’Inghilterra  , hoggi 
Primo  Segretario  della  Maedà  Britannica  , il  qualo» 
nel  fuo viaggio à Roma,  mihonoròcon  impiegarla  vida^ 
fopra  le  curiòdtà  antiche,  che  ferbo  nella  mia  cafa  , e par- 
ticolarmente nella  mia  Dattiliotheca  , ond’io  non  tanto 
vino  ofTequiofo  alle  generofe  maniere  di  quedo  Signoro  » 
quanto  ammiro  lo  (pirico  , e la  dotta  apprendane  di  elfo  , 
intorno  le  cofe  più  feci  te , e peregrino  . 

MAMFERO  con  la  palma  vincitore  ne’ facri  Certami , pg 
tiene  la  mano  sii  lo  feudo,  e l’elmo  . Tra  le  opere  di 
Sdiamone  numera  Plinio  il  ritratto  di  vn  Combattitoro 
con  lo  feudo  . 

GLADIATORI»  Dopo  che  li  Gladiatori  hatieuano  fe-  99 
rito  à morte  gli  auuerfarij  nell’arena,  li  folleuauano  da^ 
terra  per  certezza , e per  render  tedimonio  della  vittoria, 

H 2 lì 


GEMME  ANTICHE 


:6o 

ìi  mofirauano  al  popolo , che  loro  applaudeua  , come  fi 
vede  efpreffo  in  quella  immagine  il  vincitore  foileuare  il 
vinto  ferito,  ed  abbandonato  à morte,  traendolosù  la  fpalla 
ignudo  da  terra,  doue  ferma  il  ginocchio . Ritiene  ben’egii 
ancora  lo  feudo , e di  quello  cofiume  di  moftrare  il 
vinto  al  popolo  in  contrafegno  di  vittoria,  parla  lo  Sco- 
Halle  di  Giouenale  à quel  yerfo  della  Satira  3. 

Pinnirapi  cultos  iuuenes  , ìuuenefque  lanifere  . 

Tinnir  ape  s autem  di  cii  ìanijias  ex  habitu  gladiatorum^quia  pofi 
mortem  Redar  i?  pinnam>  ideji  manicarti  rapii , vi  ofiendat  po- 
pulo  fe  vicìjfe_j  . 

Quella  immagine  è tratta  da  vna  Gemma  deH’Illuflntfìmo  > 
& Eccellentifìimo  Sig.  D.  Lelio  Orfini  Principe  di  Neru!a_,  <. 

ICO  ^ GLADIATORE  MERIDIANO  R VDIARIO . Quelli 
sii  J’hore  del  mezzo  giorno,  tutti  ignudi , come  vediamo 

nella  nofìra  Figura  vccideuanfi  fenza  riparo,  ò difefa  alcuna» 
Di  e ffì  parla  Seneca  in  vna  fu  a lettera  à Lucilio,  condan- 
nando tal  crudeliUìma  inuenrione  : Cafuin  meridianum  fpe- 
eiaculimi  incidi . Et  dopo  : Mera  homi  ci  di  a funi  : N'thil  ha- 
beni  quo  tegantur  , ad  iììttm  totis  corporibus  expo/id  , nun- 
quam  frufira  manum  mitlunt  « Hos  plerique  or  dinar  ijs  pari- 
bus  , & pojluladtìjs  praferunt  ì Quiàni  praferant  ? Non-* 
galea  , non  feuto  repellìtur  ferrum  ì Quo  munimenuz. , 
quo  gladij  artest  omnia  tjla  merce  morte  s funi.  Pare,  che 
11  pugnale  tiene  in  mando  fielfo  Gladiatore,  fia  il  Rude  » 
Era  quello  vn  arme  di  legno  , che  fi  donaua  à Gladiatori 
emeriti , e liberati  dall’arena  , quafi  non  foffero  più  obli- 
gati  al  ferro  . Tali  Gladiatori  chiamauanfi  Rudiarij  dal 
Rude  fieflb,  che  haueuano  riceuuto  in  dono,  e lo  porta- 
nano  per  contrafegno , & honore  delia  loro  fortezza , e li- 
beradono . 

I O I SOLDATO. 

j 0 2 SOLDATO  . Col  premio.  Li  più  valorofi  Soldati  rice» 
ueuano , in  premio  della  virtù  loro , vari  doni  militari , 
tuonili , armille , bade,  corone,  & armi  , leggendoli  di 

Alci- 


FIGURATE  61 

Alcibiade  che  vittoriofo  à Poridea  , col  fauore  di  Socrate, 
ottenne  vna  corona , & vna  armatura . Quelli , con  Telmo, 
e con  Thafta  , dà  contrafegno  del  premio  della  militia  ; fc 
pure  non  è vno  de’Cuftodi  delTarmidi  alcuno  Imperadoro, 
quali  fi  veggono  ne  gTantichi  marmi  . 

SOLDATO  con  le fpoglie  . Fìi  colìume  tanto  de’Greci  103 
quanto  de'Romani , che  ii  vincitori  deponrifero  , e confc- 
cralfero  le  loro  armi  àgli  Dei , come  anche  li  Soldati  eme- 
riti, fornita  la  loro  militia  . Appreso  li  Poeti  Greci  tro- 
uanfi  beliiflìmi  Epigrammi , intorno  ad  effe  confecratiom 
àMinerua,  àGioue,  à Marte;  così  Silentiario: 

Scutum  taureum  munimen  cutis  , hodiumque  . 

Stepius  hafiam  geftantem  inteftina  , 

Et  tela  auertentem  è pe flore  thoracem  , 

Et  gale  am  equinis  fetis  horrentem  . 

Pofuit  Ly/ìmachus  munus  Martis  , 

Il  qual  codiane  fi  verifica  forfè  in  quella  Figura , cho 
potrebbe  effere  vn  Gladiatore  , onero  Atleta  , offe r na- 
to re  del  rnedefimo  rito , e diceuafì  : penere , feu  deponcre 
arma  , nel  confacrarlo . 

CARITÀ,  ò Pietà  militare  nel  feppellire  i morti , re-  104 
ligiofa  , e celebre,  appreffo  gli  Antichi , facendo  tregua 
gli  Mimici  dopo  la  battaglia  , perhauer  fp  a rio  , e luogo 
di  dar  fepokura  à cadaueri  . Nella  prefente  Figura  vieno 
efpreffo  vn  Soldato,  con  vn’alcro  Soldato , ò fìa  figliuolo, 
fu  la  (palla  , mortalmente  aflìderato  , & immobile  ; fe  pur 
altri  non  riferifea  quella  imagine  ad  Eurialo,  e Nilo  de- 
ferirti da  Virgilio . 

SIGNIFERO  . Notarne!  calce  deH’infègna  la  puntaci,*,  5 
acuminata  da  figgerli  in  terra  , della  quale  parla  Diono. 

ÀQVILA  TRIONFALE.  Infogna  delle  Legioni  Rq-io<5" 
mane  chiamate  Aquile,  Lucano: 

:/t  Twt(?fulfere  Aquila  , Romanaquejìgna,  „ 

Erano  qu  efk  riputate  facre  , e religiofe , e da  ciafcuna  Le- 
gione 


62  GEMME  ANTICHE 

gione  riferbate  in  vn  Sacello , donde  non  era  lecito  trafpoiv 
tarle , fe  non  quando  Fefercito  dalla  guarnigione  vfciuain 
campagna,  come  appieno  defcriue  Dione  iftefl’o.  Noi  qui  la 
vediamo  religiofamente  collocata  (opra  vn’Ara.  Nel  refto 
Caio  Mario  nel  fuo  fecondo  Confolato , fu  il  primo  che  la 
dedicò  ad  effe  Legioni . E fi  come  quello  vccello  fopra  gli 
altri  ottiene  il  principato , cosi  viene  ad  edere  l'infegna 
dell’Imperio  vittoriofo  , e trionfante , tale  manifdtandolì  in 
quella  Figura  con  la  corona  di  lauro  nel  roftro  . 

07  AQVILA  FRA  L’IN^EGNE  lopra  la  fu  a ara,  corno 
nell’antecedente.  Bellilfimo  è il  prefente  Emblema  di  Feli- 
cità , e di  Vittoria , come  dimoftrano  la  Corona  di  Alloro 
nel  roftro , e li  due  Cornucopi;  , e Delfini  , che  circon- 
dano il  globo  del  Mondo . Vedefi  di  più  il  modo  di  fregiare 
nelle  vittorie  l’Hafte  , el’infegne  iftelfe  di  fiori , e di  trondi 
come  le  defcriue  Claudiano  : 

M attorti  a Jtgna  rubefcunt , 
floribus  & / ubiti  s armantur  frondibus  hafta . 

3Qg  LVSTRATIONE.  Pare  che  coftui  fi  laui , come  era 
folito  nelle  Luftrationi , ma  perche  egli  tiene,  in  mano , 
vn  ferro  ,auanti  la  colonna  di  Bellona  , raftembra  più  torto 
vn  Bellonario,  cioè  vno  de’Sacerdoti  di  quefta  Dea,  li 
quali  tagliandoli  le  vene  , ad  elfa  il  proprio  fangue  confa- 
ci au  ano.  Lucano: 

Quos  fe&is  'Bellona  lacertis 
Sdita  muuet . 

Quello  Bellonario  in  atto  di  ferirli,  fi  bagna  la  mano  col 
f fangue,  ch’efce  fuori  dalia  gamba».  Vedi  Lattando  Firmano, 
Arnobio,  e Tertulliano. 

109  BVSTVARII  erano  Gladiatori  , che  placauano  gli 
Dei  Mani,  eli  morti,  alli  quali  credeuafi  folfe  propitio  il 
loro  fangue  . Fai  coftume  fu  antichiflìmo , vccidendofi  li 
prigioni  al  fepolcro  di  quelli  ch’erano  morti  in  guerra, come 
fece  Achille  nel  funerale  di  Patroclo  , & Enea  nel  rogo  di 

Pai- 


FIGURATE. 


63 

Pallante  . Combatteuano  ancora  auanti  li  fepolcri  medemi 
c fi  rifcontra  in  quella  immagine  vna  piramide  iepolcrale 
con  vn  Gladiatore  genuflelfo  , in  arto  di  ripararli  con  lo 
Scudo . Dopo  quelli  giuochi  funerali  fi  conuertirono  iti_» 
lulfo  > e fi  celebrarono  con  tanto  piacere  del  popolo } che 
Safciandofi  li  fepolcri , fi  facero  ne’Fori  , neTeatri  , & era 
detto  Gladìatorium  munus  . 

ALESSANDRO  MAGNO  tiene  lo  Scettro  con  vna  1 io 
mano  > con  l’altra  fi  appoggia  all’halla  con  la  punta  riuolta 
à terra  , come  fi  oiferua  nelle  Statue  di  altri  antichi  Eroi . 

ENEA  con  ANCHISE.  La  defcrittione  di  Virgilio  è ( j f 
del  tutto  limile  à quella  immagine  : vedefi  Anchife  col 
capo  velato  per  la  ragione  dichiarata  da  Plutarco  ne’Pro- 
blemi,  che  li  Romani  nelfalutare  gli  Dei  , e ne’ Sacri- 
fici , copriuanlì  la  cella  in  atto  di  riuerenza,  e di  humiltà  > 
fecondo  il  collume  di  Enea  introdotto  in  Italia.  Il  perche 
Anchife  portando  feco  gli  Dei  Penati  in  quel  vafo  fi  riccio- 
precon  la  Toga  la  franto  : 

Ergo  age  care  pater  cervici  impovere  nojlree  : 

Ipfe  fubibo  humeris , nec  me  labor  ijie grauabit  : 

E doppo  : 

Tu  genitor  cape  facra  manu  5 patriofque  Penate s . 

Et  appreso  : 

Succedoque  oneri  : dextra  fc  paruus  lulus 

Implicuit , jequitarque  patrem  non  pajjtbus  dquis  » 

MVTIO  SCEVOLA , ènotifiimo  il  fatto  di  Mutio  Sce-  112 r 
noia  5 contro  il  Rè  Porfcnna  hauendo  illullrato  il  nomo 
Romano,  come  nella  Tegnente  figura. 

MVTIO  SCEVOLA . Sebenehabbiamo  rapprefcntato 
il  fatto  di  Mutio  Sceuola nell’antecedente  Figura,  qui  me-  J 
glio  viene  efprelfa  la  fua  intrepida  fortezza  auanti  il  Rè  Por- 
fenna,  fermando  egli  la  delira  sii  le  fiamme  ardenti  con  iflu« 
pore > e terrore  de’nemici  : cosi  vien  celebrato  da  Marciale 
col  Tegnente  Epigramma».  : 


Bum 


6-4  GEMME  ANTICHE 

Bum  peter et  Regem , decepta fatellite  dextrtL^  <> 

Iniecit facris  fe  periturafocis , 

Sed  tam  f<sua  pius  miracula  non  tulit  hoftìs  , 

Et  raptum  fiammis  iujjit  a hi  re  virum  . 

Vrere  quam potuit  eontempto  M utius  igne , 

Piane f pedi  are  manum  Porfena  non  potuit  • 

Mai  or  deceptot  fama  efi  , & gloria  dextriS  : 

Si  nonerrajjet  fecerat  ille  minus  . 

1 14  CINCINNATO  dall'aratro  pafsò  alla  Dittatura^  , 
con  memorabile  efempio  della  virtù  de’R  emani  : vedefi  in 
atto  di  armarli»  e metterli  li  calzari . Si  è confrontato  coitl- 
altre  fue  Statue,  vna  delle  quali  dal  Giardino  Montalto  , 
in  quello  tempo  , è fata  trafportata  in  Francia  , Falera  già 
del  Sig.Hippolito  Viceilefchi,  fi  conferua  appreffo  li  Signori 
V erofpi  con  le  recatiti  del  fuo  famofo  Mufeo . 

3 c A C FI  ILA  . Vccifore  di  Pompeo . In  vna  Gemma  dello 

} Stefanonio  fi  vede  il  mede  fimo  Achila  ignudo  , e genu- 
fleffo  auanti  Giu!ioCefare,prefentandogli  la  tefta  di  Pompeo. 

1 \<5  CLEOPATRA.  In  quello  atto,  c pofamento  veggonfi 
le  fatue  della  morta  Cleopatra  , col  volto  decimato  fopra 
vn  braccio  : tale  nella  noftra  corniola , dimofrafi  languen- 
te, & in  altra  limile  figura  euui  efpreffo  il  ferpenre  , al 
braccio  intorno  „ 

7 j ^ BRITTAN'NICO . Di  quella  Statua  di  Britrannicopre- 
1 te  flato  , fcolpito  in  marmo  Egittio  , onero  Etiopico  fimile  al 
bafalte,  fi  è detto  nei  difeorfo  proemiale,  che  procedo 
, auanti . 

1 1 8 DOMITIANOjE  GIVLIA  in  liabito  di  Cerere  , con 
k fpiche  , le  quali  poftono  lignificare  ancora  il  Cangiano 

al  popolo. 

1 19  TRAIANO  , E PLOTINA.  Il  volto  di  Traiano  è 
affai  ben  noto  , ma  non  quello  di  Plotina  : ond'io  più  tofio 
giudico , che  quelle  due  figure , con  le  mani  congiunte , 
fi  rapportino  alla  fede  , & alla  concordia  maritale  . Ciau- 

dianoneirEpitalamiodi  Palladio,  e Serena. 


T ttm 


F I G r R A T E 6 5 

Tum  dextram  compie x a viri  , dextramque  puella 
T rad.it  , & bis  vitro  fancit  connubi  a di  Bis  : 

Viuite  concordes  . 

Intendendo  di  Venere  Pronuba^. 

TRAIANO.  Il fragmento  di  quello  belliffìmo  Cammeo  1 20 
è priuo  del  volto,  e del  petto  delflmperadore  > il  quale  può 
crederli  elfere  Traiano  dal  prigione  Daco,  ò Parto,  gemi- 
li e (fo  col  trofeo  . Il  Cammeo  è grande  quali  al  pari  delfina- 
magi  no  . 

TRAIANO.  In  quello  bel  Cammeo  rapprefentafi  Tra- i zìi 
iano,  che  abbatte  vno  de’Germani  caduto  , e vinto  ; fra_» 
quali  egli  fi  trouaua  quando  fu  adottato  , e chiamato 
all’Imperio  da  Nerua  , ottenendo  il  titolo  di  Gelare 5 
e di  Germanico  . Siimi  figura  à camallo  fi  efibifce  in  vna  fu  a 
medaglia  , dou’egli , in  vece  del  Germano  , calpefia  vn_» 
Daco,  fignificando  la  vittoria  Dacica . Riferifce  Tacito 
de’coRumi  de’Germani,  che  dii  andauano  ignudi,  rico- 
prendoli folo  col  fago  allacciato  con  la  fibbia  , onero  con 
vna fpina  , come  fi  comprende  in  quella  figura,  la  quale-» 
porta  il  fago  annodato  al  collo  > rimanendo  tutte  le  mem- 
bra ignude  » Di  più  difende  il  capo  con  l’elmo  , e tali  fono 
le  parole  di  Tacito  , parlando  de’foldati  à piedi . Nudi , aut 
faglilo  leues  , nulla  cultus  iaBatio  ; fiuta  tantum  leBìjfimis 
coìoribus  dijlinguunt  : paucis  lorica  ; vix  vni , alterine  caffis  „ 
aut  galea  . E dopo  fegue  . Tegumen  omnibus fagum  fibula  , 
aut  fi  defit , fpina  confinum  . Nel  redo  dalfhumerale  del 
causilo  delflmperadore  fatto  di  pelle  , fpicca  la  tefìa  di  vna 
Tigre  conlefauci  aperte  horribile  ornamento  per  ifpauen- 
tare  inimici,  Se  in  altri  fi  rapprefentan.o  Orli,  e Leoni  . 
Quella  pretiofa  Gemma  ancora  ci  viene  benignifiimamente 
compartita  dalfllluftriffimo  , Se  Eccellentifs.  Sig.  D.  Fiatilo 
OrfiniDuca  di  Bracciano. 

COMBATTIMENTO  . Quelli  fembra  vn’akro  de’Ger-  Ila’ 
mani  tutto  ignudo  , e fenza  fago , poiché:  come  riferifce  Ta- 
cito: Nudi , aut  fagulo  leues.  La  figura  à causilo  rappre- 
fenta  alcuno  de’Capitani  Romani. 

I 


CAC« 


GEMME  ANTICHE 

123  CACCIA.  Nelle  caccio  , che  gITmperadori  Romani 
' efbiuano  al  popolo  ne’giuochi  Circenfì , vfciua  nell’are- 
na ogni  forte , e gran  numero  di  fiere  , Orli  , Leoni , Tigri, 
Elefanti , & animali  ftranieri , li  quali  » ò faceuano  fpet- 
taccio,  giorno  per  giorno  fcparacamentc  , ciafcuno  della 
medefìma  fpecie , ò tutti  inficine  confufamente  combac- 
teu-ano»  come  fi  rifeontra  in  quello  intaglio  con  li  BefUarij  à 
cauallo.  Al  qual  proposto  Dione  narra  che  Nerone  elìbi 
vno  Ipettacolo,  nel  quale  gli  huomini  à cauallo  con  gran_> 
velocità  di  corfo  , fatto  impeto  contro  Tori , li  vccideuano, 
e che  da  Caualieri  cuflodi  della  fua  perfona  furono  pafTati 
con  r bada  quattrocento  Or/ì , e trecento  Leoni . L’intaglio, 
che  è in  corniuola  nella  Dattilioceca  del  medefìmo  Sig.Don 
Flauto  Duca  di  Bracciano  , giunge  in  grandezza  alla  terza 
parte  di  quella  immagine , & alquanto  più  ancora^  • 

124  CACCIA  DEL  CINGHIALE,  la  quale  lì  vede  nello 
Medaglie,  del  tutto  limile  , col  Cane  , e con  la  Fiera  tra- 
fitta dal  dardo  , e particolarmcntein  vna  moneta  d’argento  » 
notata  col  nome  di  Geta  Triumuiro,  col  volto  di  Diana  , e 
col  Cinghiale  , Embolo  della  Dea  mcdefima_> . 

^25  AVRIGATORE  . L’habito  aurigatorio  era  fuccinro 
come  viene  delineato  nell’immagine , col  pileolo  in  te$a_> 
La  Palma  era  il  premio  , il  quale  fu  la  prima  volta  dato  io 
Roma  à vincitori  ( fecondo  il  coftume  Greco  ) nel  ritorno  di 
Ca rullio  , e di  Papirio  , come  racconta  Liuio  . 

116  B IGA . Alcune  monete  Confolari  d’argento  chiamanff 
Rigati , & Quadriga  ti  dalla  carretta  di  dui , ò di  quattro 
causili  , fcolpitaui  con  la  Vittoria  : tale  conrrafcgno  , 
hebbe  origine  dalla  celebrità  de  giuochi  Circenfi  , ordinati 
in  Roma  da  Confoli,  e dagli  Edili . E perche  tutto  il  pia- 
cere , e la  gloria  di  elfi  giuochi  confìfteua  nella  , vittoria  , la 
figurammo  però  in  atto  di  reggere  , e di' guidare  il  carro  ; 
& in  altre  (colture  antiche  vi  è l’ Alligatore  accompa- 
gnato dalla  Vittoria  fi  c fifa  , con  la  corona  , e con  la  pal- 
ma , al  modo  de’tnonfimti  . Il  Cammeo  è riguardeuolo  5 
pér  la  fornai  a eccellenza  della  feohura,  e per  li  colori. 


FIGURATE. 

hauendo  il  fondo  ofcuro , confvno  dc’cauallì  bianco,  Sar- 
donico ? e l’altro  Zaffirino  teoebrofo»  L’ingegno  dello 
Scultore  hà  fcherzato  con  l’accidente  della  Gemma,  imi» 
tando  il  coRume  antico , di  eleggere  vn  causilo  bianco , e 
l’altro  nero  alla  fimilitudine  della  Luna,  che  di  notte  , e 
di  giorno  fi  vedo  . nj 

BIGA.  ' 

CARRO  di  BACCO  . Se  bene  quefio  Carro  con  leTigri  I a 8, 
può  attribuirli  à Bacco  , contuttociò  io  Rimerei  elfere  vna>» 
delle  carrette  Circenfi , vedendoli  in  molti  pili  antichi  limili 
putti  ignudi,  & alle  volte  alati  à guifa  di  Amori,  li  quali  cor- 
rono intorno  le  mete,  con  varie  carrette  di  Leoni,  di  Tigri,  di 
Cerni , e di  altre  fiere  ,&  animali , come  appretto  il  Panui- 
nioo  Si  vfauano  ancora  le  fiere  manfuefatte,  Leopardi, Leo- 
ni, Tigri , e Pantere  , leggendoli  in  Plinio , che  Marco  An- 
tonio fu  il  primo,  à fottomettere  i Leoni  al  giogo , Se  al  fuo 
carro  , il  che  ci  manifefial’vfo  delle  Tigri  in  queRa  imma- 
gine , nella  quale  il  moto  del  giouinetto  aurigatore , e la-» 
forma  della  carretta  fono  più  lofio  al  Circo  , che  alle  feRe 
di  Bacco  conformi . 

CAVALLI  DESVLTORII 3 Soleuano  li  Defultori  con  j 29 
pericolofa  velocità  faìtarefopra  due  causili , daH’vnoali’al- 
altro  alternamente  : e di  queRi  intende  Propendo  : 

Ejì  etiam  auriga  fpecies  Vertumnus  3 ò-  eìus 
T raijcit  alterno  , qui  lene  pondtis  equo  » 

La  preferite  figura  luì  qualche  conucnienza  con  quefìo,  ò 
altro  fimil  coRume,  oue  li  quattro  deftricri  Lenza  freno,  ven- 
gono concitaci  al  corfo . 

CERVA  DI  SERTORIO  » E nota  appreso  Plutarco,  & IJO 
altri  hiftorici , la  Cerna,  che  feguitaua  Sertorio  fra  l'arme  » 

©ode  Battuto  Capitano  fingendo  che  fotte  à lui  fiata  mandata 
da  Diana  , come  da  vn  oracolo  , con  dfa  fi  configliaua^ 
nell’imprefe . Contai  pretefio  di  religione  Settario  conte-* 
neua  in  timore  gli  nimici,  e daua  animo  à fuoi  Soldati,  ri- 
portando vittorie  3 e trofei  > come  nell’ immagine  fi  vede , 

1 2 ' MI- 


6% 


GEMME  ANTICHE 


13  1 MINOTAVRO  nel  Laberinto  . 

PASTORE.  Con  la  moicana  lacerna  5 ò mantelletto 
affifte  all’armento  s per  efìfere  il  Toro  furiofo  , e concitato 
alla  libidine.  Nel  redo  la  fierezza  di  quello  animale  è 
vinta  dal  piacere  della  generatione  * come  de  ferino 
Gnidio . 

L&ta  faìitur  Ouìs  3 T auro  quoque  lata  luuenca  efi  , 
Sujlinet  immuti dum fimo  Capello,  marem  . 

"Blanda  truces  animo  s fertur  mollire  voluptas  . 

133  BVE  SIRIACO  3 onero  CARICO  . Leggendo  il 
Commento  del  fopra  lodato  Sig.  Gisberto  Cupero  fopra-» 
rApotheofi  di  Omero  efprelfa  nel  marmo  Colonnefe;  oue 
egli  induce  la  prefente  Gemma  in  prona  de!  Bue  del  Sacri- 
fìcio d il  quale , come  il  noftro , hà  vn  tubero  3 onero  gobba 
rileuata  sii  l'omero  3 ò cerulee  ; egli  oltre  l’autorità  di 
Arinotele  > riferita  da  Senno  de’ Boni  di  Cipro,  fi  va!e_< 
dell’altra  di  Plinio  fopra  quelli  di  Siria  , e di  Caria  : Sy - 
ri  aci  s nonfunt  pale  ari  0 , fed  gibbo  r in  dorfo  , Carici  quoque 
in  parte  Afta  fa  dì  <vifu  , tubero fuper  armos  à ceruicibus  emi- 
nente iuxatis  cormbus  excelljèntes  in  opere  norrantur  . 

134  fiVROPA.  Quello  bello  intaglio  trouafì  nello  (Indio  del 
Sig.  Gio:  Pietro  Bellori.  Il  difegno  però  è tanto  più  cu- 
riofo  , quanto  è limile  alla  deferictione  d’Achille  Tatio  5 e 
di  Coiàio  nel  5.  de’Fàfìi . 

Prabuit 5 vt  Taurus  Tyri<e  fua  terga  puel!<e 
lappi  ter  3 & falsa  cornua  fronte  tulìt . 

Ilio  iubam  dextra  , lana  retinebat  amiBus  1 
Et  timor  ipfe  noui  confa  decoris  erat 

Aura  fìnu s implet  •>  flauos  mouet  aura  capillos  D 
Sidoni  fiefueras  adfpidenda  Ioni  » 

Enel  2.  delle  Metam. 

Medijque per  aqttora  pentì 

Peti  pradam*  Fauci  h&c  : littufque  ablata  relì  Bum 

Re - 


FIGURATE.  69 

Refpicit  & dextra  cornu  tenet  , altera  dorfo 
Importa  eji  : tenue s finuantur  flamine  vefles 

TORO  : Segno  del  Zodiaco.  Il  Toro  col  ginocchio  pie-  j j 5 
gato  è vnodeTegni  celefiì,  come  fi  deferme  da  Poeti  ? e 
dair^fironomico  Manilio. 

Taurus 

Succidie  incuruus  claudus  pede 
E Lucano  piti  elegantemente 

Nifi  poplitelapfo 

Viti  ma  curuati  procederei  vngula  Tauri . 

Si  confermano  quelle  defenttionì  coll'autorità  del  globo 
Atlantico  di  marmo  fra  le  famofe  antichità  del  Palazzo  «#» 

Farnefiano  in  Roma  , doue  fono  fcolpiti  lifegni  celefii  col 
Toro  inclinato  , e coirautorità  infieme  delle  medaglia  . , 

LEONE  . Segno  celelte . J 

SEGNI  CELESTI . L'Oro feopo  , nel  fegno  del  Leone,  1 3 7 
viene  à far  l’huomo  giudo  , verace , e magnanimo , come 
quello  animale  non  fofferifee  renderli  foggetto  ad  alcuno , 
anzi  è defiderofo  di  dominio  , e d’imperio  . AI  contrario  lo 
Scorpione  è Ultimile  , maligno,  & ingannatore . Si  vede^ 
però  5 nella  Gemma  l’efakadone  del  Leone , fopra  lo  Scor- 
pione 5 portandoli  fuperfiitiofamente  negli  anelli  contro 
gl’inganni , e li  tradimenti  « 

DELFINO.  Segno  celelìo . IjS 

C AV  ALLO  MARINO  fimbolo  diNettuno,fegnocelefle.  j?p 
MOSTRO  EGITTIO  . Geroglifico  fiero  approdo  gli  1aq 
Egittij,formato  in  doppia  natura  di  Toro, e di  Leone  , rap-  t 
prefenta  la  virtù  del  Sole  , nel  fegno  del  Toro,  nella  Pri- 
manera , difpofitiua  alla  generàtione,  e doppo  nell'altro 
fegno  del  Leone , digefìiua,  e maturante  . Sotto  la  RelTa 
figura  fi  comprendono  ancora  Apis , & Ofirido  . 

MOS  FRO  EGITTIO . Geroglifico  d Epòdo  in  atto  di  ^4I 
caminare  con  quattro  piedi , l'altro  di  fopra  fedente  » 

CA- 


70  GEMME  ANTICHE 

i^ì,  CAPRA  , e PALMA.  Afferma  ancora  Plinio  ? dio 
la  Capra  mordendo  gli  alberi  ? li  fa  feccare?  conruttociò 
ella  è Segno  Venereo»  /imbolo  di  fecondità?  fi  corno 
anche  la  palma  ? la  quale  ciafchedun  mefe  ddPanno  genera 
vn  ramo  ? come  ferine  Moro  ? &c  /imbolo  della  congiun- 
tone ? & amore  matrimoniale  ? per  abbracciarli  quello 
arbore  mafehio  ? c femmina  inficine . Nell'Egitto  con  la-» 
V ite  era  portata  la  Palma  nella  pompa  di  Bacco?  al  quale  la 
Capra  ancora  fu  confacrata-, . 

145  CARRO  DELLA  VOLPE?  che  sferza?  e frena  li  dui 
Galli  legati  al  fuo  carro  , lignifica  PAftutia  con  la  Vigilanza 
nece/Taria  alPimprefe  ? come  nel  feguente  Epigramma  : 

Bn  trahìtur  celeri  ? mendax  Vulpecula  curru  ? 

Verberat  & vìgile s callida  femper  aues . 

Infunine s voluti  t folers  Aftutia  curas  ? 

V tìt ur  affidai s infidìoja  dulìs  . 

244  AQVILA?  E CANE.  Scriue  Strabene  ? che  in  Egitto 
li  Cinopolitani  adorauano  il  Cane  ? e li  Tebani  l’Aquila: 
ma  quelli  animali  fi  riferirono  ancora  alli  fegni  celefii . 

145  LVPO,  E CAPRO  . La  rapacità  viene  lignificata  sul? 
quella  immagine  del  Lupo  predatore?  e la  manfuetudinc 
foggetta  alla  violenza , come  nella  feguente  figura-, . 

I4‘5’  LVPO?  E LEPRE.  Il  Lupo  ? che  efee  fuori  dal  gii  feio? 
& afcondiglio  della  Chiocciola  ? alfaltando  con  gl’artigli  ? 
e col  morfo  la  Lepre?  manifella  inficine  la  violenza?  e 
Pinlidia  improuifa  ? che  non  danno  tempo  alla  fuga?  e fanno 
preda  degranimi  imbelli  ?e  male  accorti . 

^47  AQVILA  ? E SERPENTE.  L’efpHcatione  di  quella-, 
imprefa  viene  dichiarata  da  Plinio  parlando  de'Serpenti , 
che  vanno  à predare  il  nido  dell’Aquila  . Nec  vnus  kojlìs 
illi  fatis  ejl  : acrior  efi  cum  Dracene  pugna  ? multoque  magis 
anceps  ? e ti  am  fi  in  aere . Qua  hic  confeEìatur  Aquila  auidi- 
tate  malefica  : at  illa  oh  hoc  rapii  vhicunque  vifum  . 7//e_* 
multipli  ci  ne  xu  al  as  li  gai  ? fe  implicans  3 vi  fimul  decidant . 

148  CANE  fcolpito  eli  tutto  rilieuo?  inCalcidonia  zaffi- 
rina? 


FIGURATE. 


71 

lina  3 alla  grandezza  delia  immagine,  giace  in  lungo  di- 
ftefo»  nel  quale  atto  grEgitcij  fcolpiuano  quello  animalo 
vigilante  anche  nel  Tonno  alla  cuftodia  deTepolcri , come 
fi  è veduto  in  qualche  marmo  antico  , e per  la  cuftodio 
fiefifà  5 viene  anche  attribuito  à gli  Dei  Lari . 

PAPPAGALLO  « Anticamente  chiamato  PJiitacus , il  *4^ 
quale  imita  la  voce  humana  : così  lo  fà  parlare  Martialo , 
adulando  Dominano  r 

PJtttaeus  à vobis  alìorum  nomina  difco  , 

Hoc  per  me  didici  dicere  , Ceefar  au&  . 

LVP A lattante  Romolo  , e Remo.  Rinuouauano  fpefib  150 
li  Romani,  per  gloria  della  loro  antica  origine  , la  memo- 
ria della  Lupa  con  Romolo,  & Remo  lattanti , come  in  molti 
marmi , e medaglie , conuenéndo  gli  Scultori , e li  Poeti  ad 
vna  fimilitudine  ifìefla  . La  nofìra  immagine  fi  conforma 
con  quella  di  Virgilio  nello  Scudo  fabricato  da  Vulcano  : 
Fecerat , <&  viridi  foetam  Mauortis  in  antro 
Procubuijfe  Lupam  ; geminos  buie  vbera  circum 
Ludere pendente!  pueros  , & lambere  ma t rem 
Imperni  do  Si  ili  am  tereli  ceruiee  reflex  am 
M ulcere  alternos  , & corpora  Ungere  linguai  » 

INSCRITTICENE  antica  di  marmo 

D.  M. 

CLAVD.  VICTORI 
EQ.SING.  D.  N.  VIX. 

ANN.  XXVII.  MIL.AN. 

VII.  M.  AVE.  VRSINVS 
CA.  HERES  AMICO 
E*  M.  P. 

D]s  Manibus 
Claudio  Vi  Plori 

Edititi  /tngul ari  Domini  Noflri  vìxit 
annis  xxvij.  milìtauit  annìs 
tuij\  Marciti  Aurelius  Vrfinus 
Camilla  Heres  amico 
bene  inerenti  pofuit 


151 


L5Ec-  ' 


GEMME  ANTICHE 


72 

XfEccellentifs.  Sig.  D.Flauio  Orfini  Duca  di  Bracciano  mio 
Signore  effendofi  compiaciuto  della  prefente  Infcrittione  per 
effere  egli  fiudiofiffimo  delle  cofe  antiche  , e per  contenere 
ancora  Bagnarne  Vrjinus , io  qui  la  ripongo  per  ferbarnc 
la  memoria.  Di  quelli  foldati  à cauallo  detti  bagolari  fi 
leggono  alcune  altre  infcrittioni  traforine  dal  Grutero. 
Trouafi  : Equa  duplaris  Aug.  Eques  Jìngularis  Aug.  che 
haueuano  lo  ftipendio  femplice , ò doppio  per  vn  cauallo, 
e per  due  caualli  » come  fi  legge  ancora  duplaris , & 
fimplaris  annona  . Veget.1.2.  torques  aureut  folidus  virtutis 
pramiumfuit  , quem  qui  meruijjet  , prater  laudem  duplas 
confequehatur  annonas  : duplara  duas  , jfìmplares  unum—/  . 


I L FINE- 

7 CALL1RQE  . Non  potendo  Corefo  nè  con  promefle,nè  cot$ 
doni  indurre  al  Tuo  amore  Call'iroe  Vergine  della  CalidonÌ3«fup- 
plico  Bacco  che  ne  prendefie  gafiigoronde  i Calidonij  da  infimo 
furore  agitati  cadendo  à morte,  hebbero  rifpofta  dall’Oracolo 
cheCalliroe  foiTe  facrificata  da  Corefo  all’altare  di  Bacco, quan- 
do altri  per  lei  non  fifoffe  offerto  in  facrificio  . La  fanciulla.» 
non  crollando  fcampo,  condotta  all’altare  , e già  affettando  il 
colpo  5 Corefo  vinto  dall’amore , e dalla  corapaflione  , riuolfe 
il  ferro  contro  fe  Beffo,  & adempì  l’oracolo.  Per  lo  qual 
fatto  Calliroe  tardi  pentita  volendo  in  morte  feguitare  cosi 
fido  amatore,  che  haueua  fuggito  in  vita,  ferirli  il  petto,  come 
lì  rauuifa  nell’Immagine  : De’Joro  infelici  amori  fà  inentione 
Paufania  ndl’Achaia . L’intaglio  in  Lapislazzali  di  eccellencif- 
fimo  lauoro , ci  è fiato  communicato  dai  Sig.  Marco  Antonio 
Sabbatici  ferbato  nel  fuo  nobiliffi mo  Mufeoi  il  cui  difegno 
effendo  trafeorfo  dall’ordine  delle  figure  , l’habbiamo  duppls* 
caso  al  numero  17  è qui  infine  fi  è annotato  • 


T A 

V 

OLA 

DELL 

E 

PIOVRE 

Che  11  contengono  in 

quella  Seconda  Parte,  • 

A. 

A Braxas  . 

JLjL Abraxas  « 

pag»  49 

Bue  Siriaco . 

68' 

49 

Bufiuarii . 

éa 

Abraxas  » 

49 

Achila . 

64 

e 

Alexandria . 
AkOandro  Magno. 

54 

67, 

Accia. 

Caccia  del  Cinghiale . 

66 

66 

Amore  vincitore . 

2 9 

Cane  . 

7° 

Amore  Tuona  la  lira  Copra  il  Leo- 

Canopo  » 

41 

no . 

SO 

Capra . 

7° 

Amore  Copra  il  Del/ìno  . 

32 

Caratteri  Magici  » 

53 

Anelli  . 

IO 

Carità  Militare . 

61 

Apolline  . 

1 

Carro  d’Amore  . 

Apolline  , e Marlla . 

* 

Carro  di  Bacco  . 

6? 

Aquila  trionfale . 

61 

Carro  della  Volpe . 

70 

Aquila  fra  l’infegne . 

62  Causili  Definitori/. 

67 

Aquila  , e Serpente . 

7© 

Causilo  Marmo . 

69 

Aquila  s c Cane  *. 

7° 

Cerere  « 

3 $ 

Ariete  di  Mercurio  » 

7 

Ccrua  di  Sertorio  . 

67 

Ariftomaco  8 

$8 

Cincinnato . 

H 

Arpocrate . 

4*i 

66 

Cireolatore  » 

37 

Aurigatore , 

Cicarilìria. 

5 

Autunno . 

57 

Cleopatra . 

64 

B. 

Combattimento  ; 

65 

TJ  Accanre. 
jO  Baccante: 

li 

ss 

B. 

Baccante . 

14 

ip&Elfino  Segno  Celefte . 
JL^Democnto  » 

69 

Baccanti . 

14 

5 3 

Bacco,  e Mercurio, 

9 

Diana . 

19 

Biga . 

66 

Diana  E feda . 

40 

Biga  « 

61 

Diogene . 

58 

Eritcannico  ® 

64 

Domiciano. 

64 

Enea 


K 


74 


E® 

T7  Mea  con  Anchife. 

P L* 

63  Eda. 

5 l JLiLeone  Mitriaco  - 

29 

iLfErato . 

4 5 

Eraclito . 

5-8  Leone  Mitriaco . 

48 

Ercole » & Eurifteo  ® 

20,  Leone  fegno  Gelefte  . 

69 

Ercole  col  Leone  . 

20 ‘Libertà  . 

3 9 

Ercole , e Cerbero  . 

20  Lira  di  Apolline. 

3 

Ercole , & Amore  . 

ai  Lottatori . 

34 

Ermafrodito  . 

(28  Lupa  con  Romolo  s è Remo  • 

71 

Efculapio  ® 

1 6 Lupo»  c Lepre  . 

7° 

Europa . 

<58  Lupo  » e Capro . 

70 

iLuftratione . 

62 

F. 

FArfalia  l'opra  la  Lira. 

Fauno  „ 

Fauno , e Capro  . 

Fortuna . 

Fortuna  di  Antiochia . 
Filofofo . 

G» 

Allo  di  Mercurio  . 
Gallo  di  Marte  -> 
Ganimede . 

Genij  Caccia  . 

Genij  Giuoco . 

Gioue . 

Giuoco  compagno  ti' Amore 
Gladiatore  , 

Gladiatori  . 
ktrè  Gratis.- 

’Ermeraclide  * 

.Hors  « 

I. 

INfcrittione  antica.' 

iole . 

Iole, 


IO 

57 

ì* 

33 

i 

32 

60 

59 


Atnfero  Vincitore  i 59 
Medaglione  della  Maefd 
della  Regina  Chriftina . 3% 

Menfa  Egitti  a . 

Mercurio  sii  l’Ariete  » 

Minerua. 

Minerua  . 

Minotauro « 

Mitra® 

Moftro  Egittio. 

Moftro  Egitcio  . 

Muti©  Sceuola  » 

Muti©  Sceuola . 


5 z 
6 
s8 
s8 
68 


19 
5 6 


7l 
2 2 
23 


Ereide . 
Rfeo 


N. 


26 


P. 


1 Appagallo 
. Pallore . 
Jpliche  . 

Putto  Giuocatore 


72 

68 

35 

35 


I 


R« 

Voi  illa  » 

S. 

SAcerdotedi  Bacco . 

Sacerdote  Egitti©  . 
Sacerdote  Egiccio  » 
Sacrificante . 

Sacrificio  di  Bacco: 
Sacrificio  de’Fauni . 
Sacrificio  di  Priapo  . 
Sacrificio  fallico . 
Sacrificio  di  Efculspio. 
Sacrificio  alla  fallite  <> 
Segni  Celelìi* 

Sfinge . 

Signifero  « 

Sileno 
Sifiro . 

Soldato  * 

Soldato  col  premio . 
Soldato  con  le  fpoglie  » 


40 


zi 

52 

5» 

*3 

12 

13 
*5 

16 
27 

17 
69 

41 
61 

13 

42 
60 

60 

61 
36 


T. 

TAlia. 

Tempo . 

Tigre  di  Bacco  . 

Toro  Segno  Celefte . 
Traiano , e Platina  » 
Traiano  » 

Traiano . 

V. 

VEnere  alata  celefìe . 

Venere  & Amore . 
Venere  Vincitrice  » 
Venere  Anadiomène  « 
Venere  Marina . 

Venere  Tirfigera  » 
Vittoria. 

Vulcano. 

Za 

y^Effiro . 


*5  e 


S 

14 

69 

54 

<*S 

6% 


2$ 

23 

24 
24 

35 

26 

38 

19 


7^ 


pag* 


6 

1 


Ì9 

35 


Errori . 


Corrctìiom  » 


Caio  Calilo  Caio  Celio 

Sfè  Tme-av 

Omfafece  Ónifa  faceua 

Terapene  Tteapne 

La  Teftudine  di  Orfeo  - Aggiungi  nell’Ode  ì Mercurio  ; 
h feconda  Strofa  va  così  ietta  fenga  punto  antecedente  t 
Cerhevus  quamuìs  furiale  centum 
Muntane  angue  s caput  eius , atqus 
Spirims  teter  , faniefque  metnet 
Ove  trilingui . 

Phorbas  Phorbct 

prtz  c eteri s fra  cunfìis 

àitauenil  dìtarat 

Iraclios  Iraclìs 

Saliamone  Sillaniom 


3 6 AAeHI  TOVXH  ANTlOKEfìN  AAEHi  TVxH  ANTIOXEOn 

^ ^ <•.  ta  i it  # fi  \ab  fu.&WAt 


Ì1  uAskikumi 
TOYXH 

48  aAOONAI 
€4  Serena 


ciAìi'&e&m 

JYXH 

AM2NAI 

Celerina 


1 


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GIOVE, 


tfn  (^orinola 


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APOLLO 


APOLLO  E .MAPLIA 


in  Cor  mola 


LIRA  DI  APOLLO 


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FARFALLA  SOPRA  LA  LIRA 


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CITAR!  STRIA 


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GALLO  LTMLLCVRIO 


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